Tibet, Nepal

Da Kathmandù a Lhasa lungo la Transhimalayana

in viaggio con Flaming June in Tibet, Nepal

E' la frontiera più desolata e tranquilla che abbia mai visto! Ci avviciniamo alla baracchetta di legno dove due doganieri nepalesi fanno i soliti controlli di routine. Due metri più in là, all'inizio del ponte, c'è un'altra baracchetta di legno dove due guardie cinesi dovrebbero fare i controlli, che però sul "Ponte dell'Amicizia" diventano procedura complicatissima. Infatti, anche se abbiamo l'autorizzazione dell'Ambasciata Cinese in Italia al rilascio del visto, una delle due guardie comincia ad andare su e giù per il ponte con fare concitato. Va all'ufficio dall'altra parte del ponte, parla con l'ufficiale che lo presiede, torna dal collega, quindi riparte... neanche la pioggerellina che scende lenta e copiosa lo persuade da uno zelo sinceramente eccessivo! Dopo mezz'ora siamo finalmente autorizzati ad attraversare il benedetto ponte, al centro del quale una striscia rossa segna il confine fra i due Paesi. E' suggestivo e... liberatorio! Ma ancora non è finita perché lo squallido ufficiale che siede comodamente coi piedi sulla scrivania nell'ufficio sul versante tibetano ci fa perdere altri venti minuti. E pensare che non siamo una carovana, ma solo sette pacifici turisti italiani!
Finalmente, fra fango e nebbia, raggiungiamo le jeep e i nuovi autisti, carichiamo i bagagli e partiamo per Zhangmu (2200 m.), 10 km. di pista impossibile! Qui ci fermiamo nuovamente agli uffici doganali (praticamente il visto non ci è ancora stato rilasciato!), dove i nostri bagagli vengono aperti e controllati, a noi presa la temperatura per via della Sars.
Col visto finalmente sul passaporto, andiamo all'Hotel Zhangmu, il primo di una serie di alberghi governativi, tutti assolutamente identici l'uno all'altro, anonimi, essenziali, ma per lo più sufficientemente puliti. A cena, nel desolato ristorante dell'hotel, abbiamo conferma di quanto sentito e letto sulla cucina tibetana, che arriva persino a peggiorare quando viene proposta in chiave internazionale: è tutto assolutamente privo di sapore o così piccante che non riesci a distinguere se è carne, pesce o verdure o che, quello che stai mangiando!

ZHANGMU – TINGRI
Prima di lasciare Zhangmu facciamo una buona scorta di acqua minerale perché per i prossimi giorni non incontreremo che piccoli villaggi dove non sarà possibile trovare acqua né altro. Nei due giorni successivi percorreremo circa 260 km. in direzione nord-ovest sulla Friendship Highway diretti a Shegar.
La strada è sterrata e deserta, praticamente incontreremo giusto un paio di carri di contadini o pellegrini in viaggio. Il paesaggio della Transhimalayana è stupefacente: si passa da quello tropicale del confine col Nepal a quello lunare dei passi a 5000 metri d'altitudine; quello suggestivo e maestoso dell'Everest e quello dolcissimo delle praterie di smeraldo dove numerosi yak pascolano felici quanto le caprette di Heidi!
Le piste sono stretti tornanti infiniti che incidono le ripidissime pareti delle montagne himalayane su strapiombi da paura... ogni mattina mi raccomando a Dio, tanto più che l'autista sembra un ragazzino di 15 anni con la testa fra le nuvole... e invece è un grande, attento e gentile. Siamo fortunati perché su queste piste non beccheremo mai la pioggia: dev'essere davvero tremendo attraversarle sotto l'acqua, col fango e magari pure con la nebbia!
Numerosi i piccoli villaggi arroccati sulle montagne o adagiati nelle verdissime valli laterali: le case tutte bianche, le porte e le finestre di legno meravigliosamente scolpito e variopinto, i davanzali fioriti, il recinto con gli animali, e ai quattro angoli del tetto a terrazza svettano alti i pinnacoli cui sono appese numerose e colorate bandiere di preghiera. E' tradizione appendere lunghe file di bandiere proprio nei punti più in alto: sui tetti, sugli alti passi o in cima ai Monasteri o agli Stupa, affinché le preghiere sopra incise possano essere facilmente trasportate dal vento fino in cielo.
I tibetani che incontriamo sono timidi e gentili. Gli uomini portano lunghi capelli raccolti in una grossa treccia che incornicia loro il viso scuro e una frangia rossa che cade sulla fronte. Numerosi i grandi anelli con pietre colorate infilati nella grossa treccia; immancabili gli orecchini di corallo rosso e turchese che hanno valenza soprattutto terapeutica oltre che di protezione. Le donne portano i capelli raccolti in una grossa treccia arrotolota sulla testa. Le lunghe gonne sono fermate alla vita da un enorme medaglione d'argento inciso e puntellato. Numerosissime le collane, le spille, gli orecchini. Le vedi così vestite sempre, magari mentre portano sulle spalle pasanti fasci di sterpi, o mentre impastano lo sterco per i panetti da essiccare al sole... I loro orecchini sono una meraviglia. Volevo comperarli ma difficilmente se ne separano (se non per estremo bisogno, del quale sarebbe squallido approfittare) perché ne possiedono un solo paio in genere per tutta la vita. A Lhasa in qualche gioielleria si possono trovare, ma nel loro asettico astuccio perdono improvvisamente ogni malia, perché non sono solo il corallo e il turchese a farli tanto belli, ma lunghe trecce, pelle, occhi, voci.
Saliamo velocemente di quota: Nyalam (3750 m.), dove visitiamo la grotta in cui visse il poeta eremita Milarepa, fino al Passo di Lalung a 5050 m. Il paesaggio è suggestivo: le alte cime himalayane innevate, l'aria tersa, il sole che splende nel cielo turchese, il vento che si insinua fra le numerose bandiere di preghiera. Il cuore batte forte e sono certa che non è solo per l'alta quota!
A Tingri andiamo a dormire all'hotel Everest. Naturalmente durante l'intera giornata non incontriamo alcun "punto di ristoro”; come succederà nei giorni a seguire, bivacchiamo, mangiando quello che è contenuto nel "cestino" fornito dall'hotel della notte precedente: una mela, un salsicciotto di colore indefinibile, una bustina argentata con dentro una non identificata cremina, una o due uova sode (ogni giorno!), a volte una pagnottella che sembra panettone raffermo... Natale '96! I "cestini" saranno sempre di suddetto pregio! E se il primo giorno può anche andare, al terzo ti fiondi su simmenthal, tonno, crackers e tutto quello che il buon senso ti ha fatto mettere in valigia, con voracità quasi preoccupante! Soprattutto perché la cena al ristorante, la sera, non fa certo guadagnare punti alla cucina tibetana! ...continua il viaggio
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