Tanzania

Una settimana a Zanzibar

in viaggio con Marco Negro in Tanzania

Appena scesi dall’autobus veniamo subito accerchiati dai beach boys cittadini che cercano di venderci il cd "jambo", quadri con foglie di banano ed altri oggetti, riusciamo a scartarli e ci dirigiamo per i vicoli cittadini; sembra un po’ di stare nel centro storico di Genova, la gente è tranquilla, ti osservano silenziosi e distratti, ormai abituati a questi fiumi di uomini e donne dai colori, vestiti ed usanze diverse dalle loro e soprattutto dai ritmi più veloci e molto più chiassosi, non a caso il loro motto è "pole-pole" che significa piano piano, non hanno fretta e nemmeno ne avrebbero motivo,sono tra le persone più pacifiche al mondo.
Riusciamo finalmente ad arrivare al famoso mercato di Zanzibar Town, ingresso in quello della frutta e delle spezie; immediatamente gli odori salgono forti nel naso ed un brivido ti prende sulla schiena, i colori sono i più diversi, tutti accesi, tantissimi tipi di frutta, sacchetti con le spezie più diverse e confezioni regalo con tutte le spezie per i turisti, ci dirigiamo pole pole tra la gente che affolla il mercato verso il "reparto" pesce e carne, al coperto, posti uno di fronte all’altro, uno scenario impressionante.
All’ingresso di questo mercato coperto ci attendeva un pesce spada morto di circa 5-6 metri appoggiato tranquillamente a terra col sangue coagulato che gli colava a fianco, entrati dentro il mercato l’odore ti raspa le narici e senti lo stomaco che vuole uscire e mischiarsi con pesce buttato per terra, polipi usati come scope e carne appesa sui banchetti ricoperta da mosche, nonostante ci sia la corrente in città, per il mercato probabilmente non vogliono sprecarla.
Ultima tappa prima dello shopping finale è al palazzo delle meraviglie, la più alta costruzione cittadina, dono del "boss" locale della fine dell’800 e i primi del ‘900 alla sua centesima concubina in segno di scusa verso l’ultima arrivata nell’harem.
Una costruzione un po’ fatiscente come un po’ tutta la città, i fondi stanziati devono essere davvero pochi; all’interno stanno allestendo un piccolo museo che comunque vale la pena di visitare; finito il tour scatta lo shopping selvaggio, ci si divide a gruppi di quattro sei e ci si infila nei vicoli cittadini a lottare contro il tempo per poter acquistare qualche oggetto (sono tutti fantastici) visto che la trattativa è davvero lunga.
Iniziano tutti con il "first-price" così come lo chiamano loro, poi continui a lottare, alla fine, dopo delle mezz’ore di "tira e molla" si cede un po’ per uno e si raggiunge l’obiettivo; il nostro bottino è stato: una maschera, qualche piatto dipinto ed una tartaruga di ebano per la mia collezione.
In un attimo siamo sul pullman ma è subito buio, ci dirigiamo verso il villaggio dove ci attende, dopo la cena e l’ottima serata degli animatori, una sortita a Nungui: qui, come dice Franz, si vede la vera Africa, i bungalow/camere che affittano sono effettivamente mischiati alle loro abitazioni di mattoni e fango, c’è una spiaggia bellissima ed un locale con terrazza sul mare gestito da un italiano che suona musica, c’è gente del posto e turisti spagnoli ed inglesi; nessuno ti infastidisce e nessuno litiga, tutt’altro scenario che in Italia, è davvero tutto molto tranquillo e soft, volendo poi ci si può inoltrare sulla spiaggia a far due passi ed ammirare questo scenario bellissimo ed un cielo stellato che purtroppo non possiamo ammirare nel nostro emisfero.
Finalmente siamo arrivati a sabato 4/9/2004: è attesa l’escursione al "Safari Blu", partenza ore 8 dal villaggio, un ora e più di viaggio spezzaschiena sul pullmino ed arrivo a Fumba, parte sud ovest dell’isola; qui ci attendevano gli addetti dell’organizzazione del tour che possiede un sito visitabile (vedi links), ci hanno caricato sulle loro imbarcazioni e siamo partiti alla ricerca dei delfini che solitamente nuotano in queste acque; dopo circa un'oretta di giro in barca dei delfini neanche l’ombra, abbiamo saputo che il giorno prima c’erano stati e si erano esibiti in salti e tuffi, peccato!
Un po’ sconsolati ci siamo avvicinati ad una lingua di sabbia vicino all’isola dei pescatori, siamo scesi e lì abbiamo fatto snorkeling, certo Zanzibar non è il Mar Rosso ma c’è comunque una discreta barriera corallina e diversi pesci; terminata la nuotata ci siamo accomodati all’ombra sotto le tende montate per l’occasione sulla sabbia ed abbiamo sorseggiato cocco aperto sul momento ed il loro torrone tipico di colore rosso (buonissimo).
Dopo circa un oretta di relax, chi al sole chi a passeggiare per il fondale nel frattempo emerso per via della bassa marea, siamo risaliti sulle barche verso l’isola dei pescatori e ci siamo avvicinati più possibile all’isola evitando di rimanere insabbiati; ci siamo fatti quasi un chilometro a piedi per raggiungerla. Ne è valsa sicuramente la pena, giunti lì ci attendevano delle tavolate e delle griglie fumanti; seduti a tavola ci hanno servito all’ombra di un tamarindo il loro immancabile riso bianco accompagnato con della salsa al tamarindo e della salsa al cocco, dopo aver divorato tutto siamo passati alle loro aragostelle, un po’ più piccole di quelle che conosciamo e con la testa schiacciata, barracuda, polipi e calamari, insomma ogni ben di dio del mare appena pescato e cucinato per noi; come se non bastasse per finire per ogni tavolata sono arrivate due persone con una cesta per uno con 15 tipi di frutta, per ognuna ci ha detto il nome e ci ha mostrato come mangiarla; considerando che chi c’è stato sa di che parlo, dico che alcuni sono un po’ laboriosi ed appiccicosi, dai gusti molto forti, alcuni non li ho graditi se pur tutti ottimi.
A fine pranzo un po’ di relax in libertà aspettando il ritorno della marea per poter far avvicinare le barche a riva e tornare a Fumba veleggiando; prima di inoltrarci verso riva siamo entrati in una caletta dove tra le rocce coralline erose ci sono le mangrovie, ci siamo fermati ed alcuni di noi hanno fatto il bagno in questa piscina naturale dai colori bellissimi.
Partiti verso nord col sole al tramonto sulla sinistra che quasi accecava siamo finalmente riusciti ad avvistare i delfini, purtroppo sono molto timidi e non hanno dato lo spettacolo del giorno prima, centinaia di flash poi li hanno spaventati e ci hanno salutato; iniziava così il ritorno al villaggio dopo una giornata che nessuno voleva terminasse mai, il nostro grande timoniere Mauro ha preso in mano la situazione ed a momenti non scuffiavamo, è stato divertente, un esperienza che dovete assolutamente fare se andate a Zanzibar. ...continua il viaggio
  • Stampa questo diario di viaggio
  • Aggiungi ai Preferiti del browser questo diario di viaggio
  • Discuti con tanti amici di questo diario di viaggio
  • Your email is never published nor shared. Required fields are marked *