Una settimana a Zanzibar
in viaggio con Marco Negro in Tanzania
Iniziamo con la vacanza.Partiamo con dei pullmini a 28 posti con gli ammortizzatori un po’ sfondati, ma visto le strade che ci sono è anche comprensibile.
Appena partiti notiamo subito la guida a destra, come gli inglesi, che ti tiene stranamente incollato al vetro per capire dove si sta andando, c’è un via vai un po’ caotico ai nostri occhi ma è il loro ordine, tutti si avvisano con clacson e fari ma nessuno si sposta se ci sono bici o pedoni.
Ci si rende subito conto che siamo in una realtà molto diversa dalla nostra; dopo qualche chilometro, non molti per la verità, si esce dal centro abitato e la strada, asfaltata solo per un veicolo e mezzo, serpeggia verso nord est in uno scenario difficilmente descrivibile: ci sono alcune abitazioni in costruzione senza tetto ed in blocchi di cemento e case di fango, ebbene sì di fango, hanno i tetti in makuti (foglie di palma da cocco intrecciate che ogni due tre anni vanno sostituite) e non sono più grandi di 8-10 mq, sufficienti se consideriamo il fatto che non hanno la corrente, l’acqua, cucina etc, lo spazio coperto a loro serve solo per dormire.
Ogni tanto si incontrano lungo la strada case con la corrente, qualcuno anche con la parabola sul tetto (e lì le parabole si notano perché sono praticamente orizzontali, quasi a raccogliere l’acqua piovana), ed il contrasto è davvero forte, e non molto distante, se non a fianco, persone che non hanno nulla.
Fortunatamente sull’isola nessuno muore di fame, tant’ è che il vero nome dell’isola è Unguja che significa "isola dell’abbondanza", ci sono alberi da frutto a perdita d’occhio, mango, papaia, cocco,banane e moltissimi altri che vi elencherò; non ha caso il detto zanzibarino è: "non è povero chi non ha nulla, ma chi non si accontenta".
Dopo circa 40-45 minuti di sobbalzi sul pullman e due dritte su usi e costumi locali con Giovanna siamo finalmente giunti al villaggio.
Bello, molto bello, ci hanno accolto con un cocco (è incredibile vedere e gustare un cocco con tutta la parte esterna che noi non vediamo e pieno, anzi strapieno di nettare all’interno).
Dopo pranzo ci siamo diretti al nostro bungalow/alloggio, purtroppo situato in Montagna e precisamente la numero 40 "la zebra", tutto in ordine, pulito ed un lettino (un po’ piccolo per i più alti di 1.75, ma non preoccupatevi chiedete a Madu e vi dirà che sono così perché a Zanzibar si dorme ad X (ics); sbrigati i bagagli era d’obbligo il costume e corsa al mare.
Qui l’effetto delle maree è impressionante, difficile da spiegare, in sei ore il mare se ne va ad una distanza di circa un km più o meno e poi ritorna quasi fino ai lettini del villaggio (questa escursione è la massima e la si può notare nel periodo di luna piena, quando c’è luna nuova l’escursione è minima ma comunque significativa); la mattina il sole è accecante sull’orizzonte, qui il sole è on/off, arriva subito e se ne va altrettanto velocemente sull’orizzonte; purtroppo le giornate non sono lunghissime, il sole tramonta verso le 18/18:30.
Come ogni mattina colazione con vista spiaggia, una spiaggia che sembra borotalco o farina 00 fate voi, di un soffice indescrivibile, l’unico problema sono i ricci che a qualche decina di metri dalla riva si nascondono sulla sabbia e puntualmente puniscono gli sprovveduti, io naturalmente ci sono cascato ma le spine, ben tre, le ho prese sui polpastrelli; naturalmente Hakuna Matata, subito è arrivata la papaia, con il suo latte magico, te ne versano un po’ sulle spine, attendi qualche minuto e via i pori si dilatano e quasi magicamente posso essere estratte.
Appena ti riversi sulla spiaggia (libera) vieni accerchiato da una marea di folla, donne che ti offrono massaggi o tatuaggi, ragazzi che ti offrono droghe (ricordo che anche lì è vietato) e i famosi beach boys che ti offrono escursioni quasi uguali a quelle che organizzano i villaggi presenti sulla costa con un leggero risparmio: chi si è mosso sull’isola con loro si è trovato molto bene quindi potete affidarvi tranquillamente a loro se preferite. ...continua il viaggio

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