Tanzania

Un tocco di magia africana

in viaggio con Federico in Tanzania

I viaggi in Africa hanno avuto su di me un impatto tremendo, potrei parlare per ore senza riuscire a descriverlo compiutamente: la Natura, gli spazi infiniti, i colori vivi, se pure in stagione secca, gli odori, forti, fastidiosi a volte, ma che non si riescono a scordare, gli animali, bellissimi nella loro libertà, che ho giurato farò vedere alla mia bimba appena possibile, e poi la cordialità della gente, orgogliosa anche se poverissima, serena, capace di accettare tutto con semplicità e fatalismo.
Non intendo fare una cronaca del nostro viaggio, sarebbe interminabile e forse ripetitiva: cercherò di ricordare alcuni particolari che per me sono stati particolarmente significativi. Innanzitutto l'incontro con gli animali: nei Parchi, dal tetto aperto del nostro fuoristrada (nettamente preferibile ai pullmini che portano normalmente in giro 8 persone), dal quale abbiamo passato intere giornate a scrutare la savana, abbiamo osservato moltissimi animali di ogni specie africana (l'unico che abbiamo mancato è stato il ghepardo), ma ogni avvistamento dava un'emozione diversa dal precedente.
Mia moglie, in una settimana di safari, non si è seduta per un attimo, là, ritta e impolverata in piedi fuori dal tettuccio, emozionata come una bambina, commossa fino alle lacrime in occasione del primo avvistamento, alcune giraffe al Lake Manyara. Ma come si fa a descrivere ciò che si prova ad essere "ospiti" nel mezzo di un enorme branco di gnu, oppure la sensazione di essere "di troppo" al cospetto di una leonessa che si divora placidamente una zebra, oppure ancora spettatori della corsa leggera di una giraffa o oggetto delle "attenzioni" di un'elefantessa divenuta aggressiva per difendere il proprio piccolo dalla presenza estranea?
Come si può scrivere del bisogno che sorge violento dentro di noi di aggrapparsi con le unghie ad un mondo che sta comparendo quando, scendendo la strada lungo le pareti del cratere di Ngorongoro, si esce improvvisamente dalla densa nebbia mattutina che tutto avvolge e ci si trova proiettati in un vero e proprio Eden?
L'episodio più emozionante, mille volte raccontato, si è svolto al Tarangire Tented Camp, un gruppo di tende di lusso disposte sui fianchi di un piccolo corpo centrale in muratura. Dopo aver fatto tardi attorno ad un tavolo alla luce di una lampada a gas, siamo andati a dormire nella nostra tenda; alle due circa, il primo sommesso ruggito di un leone, poi il secondo, sempre più vicino, quindi il barrito di un elefante, che sembra giusto fuori dalla tenda, e avanti ancora. Penso di non aver mai sentito una paura così intensa, terrore puro che sembra immobilizzarti. Stretti nelle nostre brande, siamo stati ad ascoltare i versi degli animali, da cui ci separava una sottile tela, ed i frequentissimi passi sulla ghiaia: e se il leone dà una zampata alla tenda? E se l'elefante semplicemente la urta? Beh, io non so quanto sia durato, tre, forse quattro ore, ma è difficile dimenticare la gioia provata nel sentire il primo "Good morning" che annunciava la fine dell'incubo; fuori, i sorrisi degli addetti al campo, abituati a queste visite notturne e consapevoli del nostro terrore e, a testimonianza, un "ricordino" di dimensioni ragguardevoli lasciato dall'elefante giusto fuori dalla tenda. Ma allora era tutto vero!
A proposito della gente, mi piacciono gli Africani: abbiamo cercato di conoscerli, al di là del semplice rapporto tra turisti che pagano e locali, ma è molto difficile. Ci siamo sentiti anche un poco irriverenti, anche se stato affascinante, quando abbiamo visitato, soli noi due, un villaggio Masai, pagando per una danza che non scorderemo mai.
A me va di citare anche un episodio che può sembrare insignificante ma che, ragionandoci, può indurci a valutazioni "pesanti" sul nostro stile di vita. Di ritorno dal Serengeti, passando nuovamente per Mtowambu, ecco un gruppo di persone accovacciate sul ciglio della strada, nel mezzo del nulla; Juma, festante, ferma la macchina e chiama una delle persone, un suo amico il quale, dopo aver dialogato con noi con franchezza e pura fratellanza, spiega che le persone stanno semplicemente aspettando da qualche ora l'autobus per Arusha, che passa una volta al giorno ma quella volta sta decisamente tardando. Io e mia moglie abbiamo spesso ricordato l'episodio, collegandolo ai nostri tempi contati, al minuto che fa la differenza, a questi autobus che non arrivano mai etc, e loro, per ore sul ciglio della strada, tranquilli, per nulla innervositi, cosa fanno? Semplice, aspettano che passi il pullman. E se non passa? Pazienza, siamo in Africa!
Cambiando totalmente ambiente, eccoci ora proiettati nelle magiche atmosfere di Zanzibar, capitale mondiale delle spezie, con la vecchia Stone Town inserita dall'Unesco nel patrimonio dell'Umanità. La città è affascinante: è un insieme di stretti vicoli, con la case fatiscenti, memoria di un glorioso passato, adornate dalle famose splendide porte decorate. Le stradine sono perennemente affollate da gente di ogni etnia (la popolazione risente delle precedenti colonizzazioni); alla sera alle 22.00, per motivi di scarsità di energia, tutte le luci vengono spente e la città viene illuminata dalle candele e dalle lampade a gas, un vero e proprio tuffo in un passato ricco di fascino da Mille e una notte!
Per girare nei vicoli, giusto per la propria tranquillità, io consiglio di lasciare in albergo macchina fotografica e videocamera e di non esporre con malcelata evidenza portafogli troppo rigonfi.
Stone Town ci è rimasta nel cuore: dapprima ci hanno infastidito il caldo umido e la gente un po' troppo insistente (alla maniera araba); poi, man mano siamo riusciti ad "entrare" nel posto, ne siamo stati affascinati e totalmente coinvolti. Davvero da non perdere il mercato del pesce, per chi abbia voglia di alzarsi la mattina alle cinque per recarsi al porto, il tramonto dalla terrazza dell'Africa House, un bar dal sapore vagamente hippy e retrò, e la "festa" che tutte le sera anima i giardini di fronte alla House of Wonders: la gente affolla il lungomare gremito da bancarelle che vendono oggetti di ogni tipo, oltre ad ottimi spiedini di gamberi a prezzi irrisori ed il succo di canna da zucchero che, ahimè, non abbiamo avuto il coraggio di provare.
Interessantissimo, infine, è l'immancabile "Spice tours", l'occasione per osservare (e sentire) le spezie nel loro regno. Lo Spice Tour può essere effettuato a bordo di furgoncini scoperti che rappresentano la soluzione più economica, o accompagnati con vetture fuoristrada da addetti delle agenzie. Al riguardo, i pareri degli interessati sono ovviamente opposti: io ho avuto l'impressione che la soluzione economica sia più suggestiva, ma, essendo meno personalizzata, possa offrire meno dal punto di vista "dell'apprendimento".
Gli ultimi giorni sono stati dedicati al relax sulle spiagge del Karafuu, un classico paradiso tropicale di cui ho già detto sopra, leggendo, sorseggiando bibite nel bar in mezzo alla piscina e passeggiando sulla spiaggia per visitare le capanne dei pescatori. Il mare, dai colori fantastici, non è però il massimo per lo snorkelling: quindi abbiamo provato la canoa ed un'immersione con bombole (cosiddetta "Discovery) accompagnati dagli istruttori. Il ritorno a casa è stato un dramma.

Curiosità

Esiste il Mal d'Africa? Io credo di sì. Sono tornato in Africa (ero stato in Kenya) e ne avverto a tutt'oggi una malinconica mancanza ogni qualvolta mi capiti di vedere un servizio alla tv o di ricordarne un particolare. Non mi riesce di descrivere qualcosa di particolarmente curioso. Tutto è così diverso che ogni immagine diventa importante: la sabbia rossa della strada che sale nella foresta pluviale le pendici di Ngorongoro, le macchie rosse delle vesti dei pastori masai stesi sull'erba, i leoni distesi placidamente sui kopjes, le praterie del Serengeti e la polvere che a distanza di due anni copre ancora la bandana che portavo al collo, il sapore del latte di cocco bevuto nella foresta di Zanzibar dalla noce fresca appena tagliata, il sorriso negli occhi dei bambini e i canti del muezzin che riempiono l'aria di Stone Town. Arrivederci!

Per i più piccoli

Io non porterei un bambino molto piccolo in Tanzania; o meglio, credo che ogni bambino abbia il diritto di vedere dal vivo lo spettacolo della Natura, ma solo quando non sia più troppo vulnerabile ai rischi dell'ambiente e dell'alimentazione e sia in grado di apprezzare appieno il viaggio e di sopportarne volentieri i piccoli disagi.

Sport

Mi sembra che si possa parlare di sport praticabili soltanto sulla costa di Zanzibar, dove è possibile cimentarsi nel diving e nella pesca d'altura.

  • Stampa questo diario di viaggio
  • Aggiungi ai Preferiti del browser questo diario di viaggio
  • Discuti con tanti amici di questo diario di viaggio
  • Your email is never published nor shared. Required fields are marked *