Innanzitutto, una buona dose di entusiasmo e spirito d'avventura, in modo da trasformare in "folklore" le scomodità che inevitabilmente capita di fronteggiare anche a chi, come noi, sceglie un viaggio di tenore medio-alto. Si scordi di partire per la Tanzania chi esige comfort da pullman gran-turismo ed organizzazioni impeccabili: qui alla sera capita di dover eliminare gli insetti dalle vicinanze del letto o di doverne riparare la zanzariera, le strade sono impossibili, il caldo spesso infernale, gli abiti e la pelle perennemente polverosi e gli orari filosoficamente africani.
Dal punto di vista pratico, assolutamente da non scordare un buon repellente per gli insetti (es. Autan Extreme), un potente medicinale-tappo contro la dissenteria e dei fermenti lattici da usare in via preventiva o per disturbi intestinali più lievi. Saranno utili delle pedule, da indossare durante i safari, magliette a manica lunga e calzoni lunghi di tela a trama non troppo larga per difendersi dalle zanzare, ed un pile/maglione pesante, indispensabile a Ngorongoro alla mattina presto e alla sera.
Per tornare al nostro approccio mentale a Paesi di questo tipo, evitiamo comportamenti insopportabili e presunzioni di tipo colonialistico, che possono facilmente derivare dall'enorme divario di possibilità economiche tra il turista occidentale ed il tanzaniano medio: cominciamo con lasciare a casa costosissimi capi d'abbigliamento da esploratore all'ultima moda, almeno per non apparire ridicoli, e ficchiamoci in testa che siamo ospiti di una terra che rimane un Paradiso della Natura e di popolazioni di grandissima umanità e socialità, con una serenità interiore ed una capacità di affrontare le difficoltà del quotidiano tutte da imparare.
Prima di tutto, abbiamo raggiunto l'aeroporto Kilimanjaro di Arusha con un volo KLM da Amsterdam. Da Arusha a Zanzibar, abbiamo volato con un ATR 42 della Precision Air, compagnia privata che, come dice il nome, si vanta di essere più affidabile della Tanzania Air: è andato tutto bene. Infine, abbiamo coperto il tratto da Stone Town a Dar Es Salaam con la cosiddetta speed boat, una sorta di "aliscafo" tecnologicamente avanzatissimo per gli standard tanzaniani.
Spostarsi con i mezzi pubblici in Tanzania è una scelta da veri "esploratori"; d'altro canto viaggiare con un'automobile presa a noleggio richiede molta dimestichezza e può risultare pericoloso sia sulle strade che sulle piste nei Parchi. Noi siamo stati accompagnati su un fuoristrada dalla Cordial Tours nei Parchi dal "driver" Juma, sempre "cordiale" e disponibile a soddisfare la nostre richieste ( a proposito, ci è stato detto che sia buona norma non dimenticarsi del driver alla fine del safari e ringraziarlo con una buona mancia).
Le strade in Tanzania sono inimmaginabili per noi occidentali (abbiamo visto produrre l'asfalto per la strada principale utilizzando una caldaia a legna!): polvere, sassi, buche tanto profonde che la macchina vi scompare, il tutto condito dalla sorprendente disinvoltura con cui vengono evitati i ciclisti ed i pedoni che camminano lungo i bordi chissà da quante ore, nel nulla, diretti verso chissà dove.
Le ore passate su queste strade, magari in piedi per sorgere gli animali da lontano, mettono a dura prova la nostra schienetta da "consumisti" e alla fine della giornata si accetta molto volentieri di rientrare al lodge per una doccia rinvigorente!
A Zanzibar, la situazione è diversa: l'economia è più fiorente e le strade sono in buona parte asfaltate, percorse da innumerevoli motorini e carretti motorizzati.
Io e mia moglie abbiamo intrapreso questo viaggio da soli; abbiamo preferito "saltare" intermediari italiani per appoggiarci direttamente ad un'organizzazione tanzaniana, la Cordial Tours & Travel Services sede di Arusha, PO Box 8376 Arusha, tel.00 0255 57 8981 o 57 6517, fax 010 255 57 8866, indirizzo internet www.wbc.net/cordialtours/cordial.html. Questo ci ha permesso di risparmiare notevolmente e di godere di un viaggio totalmente organizzato per sole due persone a prezzi inferiori a quelli normalmente richiesti per lo stesso viaggio effettuato in gruppo.
Altre agenzie che abbiamo conosciuto di persona, e alle quali quindi credo si possano spedire soldi dall'Italia sperando che non si volatilizzino, sono la Leopard Tours Limited, PO Box 1638 Arusha tel.00 255 57 7906 o 8441 fax 010 255 57 8219 o 4131, e la Roy Safaris ltd, PO Box 50 Arusha tel. 255 57 2115 o 8010 fax 255 57 8892.
Nella Tanzania continentale la scelta è stata di alloggiare in lodges e campi tendati fissi, quindi in strutture dotate di buon comfort, collocate in posti affascinanti, spesso indimenticabili; per quanto riguarda i Parchi, abbiamo soggiornato appena fuori il Lake Manyara Nat.l Park al Migunga Tented Camp, presso il villaggio di Mtowambu (significa fiume delle zanzare); in mezzo al nulla, nel cuore del Serengeti, al Seronera Wildlife Lodge, stupendamente collocato su alcuni Kopje (enormi blocchi di roccia tipici del Serengeti) che ti permettono di spaziare con lo sguardo all'infinito sulla savana; a Ngorongoro, al Ngorongoro Wildlife Lodge, situato a più di 2000 metri sulle ripide pareti del cratere, un luogo meraviglioso, incredibile, con una terrazza dalla quale osservare dall'alto la meraviglia naturale di questo eden (il panorama è godibile anche dalle camere, tutte affacciate sul cratere tramite una parete totalmente di vetro); al Tarangire Tented Camp, tanto immerso nella vita del Parco da renderci protagonisti (o vittime?) di una notte da brividi. Abbiamo rimpianto il non avere vissuto l'emozione di almeno una notte nei campi tenda mobili, che credo valga la pena di provare.
Per quanto riguarda l'isola di Zanzibar, sempre su organizzazione della Cordial Tours, siamo stati a Stone Town presso l'hotel Coco De Mer, il più economico del viaggio, certamente molto tipico ma non molto confortevole, e sulla costa est presso l'hotel Karafuu ("chiodo di garofano"), classico lussuosissimo hotel affacciato sulla spiaggia candida di fronte ad un mare dai colori tanto vivi e belli da risultare indescrivibili; pur non essendo viaggiatori abituati a questo standard di hotel di mare, il Karafuu ci è apparso al di sopra della media: spaziosi locali lussuosamente rifiniti ed arredati, ristorante dai menu molto curati e stupende stanze (più precisamente bungalows) con terrazza affacciata sull'oceano fornita di poltrone di legno su cui annullarsi nei profumi e nel lento rumore della marea.
La cucina tanzaniana, molto speziata, è secondo me decisamente gradevole, così come quella zanzibariana. Ovviamente, parlo dei ristoranti di buon livello, non ci siamo azzardati a provare quelli frequentati solo da locali. Si mangia molta verdura, frutta (solo quella da sbucciare!), dolci (evitare creme e gelati) e carne (abbiamo provato l'impala ed il facocero, davvero ottimo) soprattutto in umido o alla griglia: "don't forget our barbecue outside!", è diventato il nostro motto rifacendoci a quanto raccomandatoci da un cameriere nella freddisssima sera di Ngorongoro, passata davanti ad un enorme camino acceso.
A Zanzibar, abbiamo trovato meritevoli "Fisherman", di fronte all'hotel Tembo, dove abbiamo mangiato un'ottima aragosta, e "Calmrus", nella casa natale di Freddy Mercury, molto meno turistico, dove consiglio di non esitare e provare i piatti locali, a base di pesce e spezie.
Durata del viaggio 16 giorni.
Il nostro è stato un classico "Northern Circuit", cioè un tour dei Parchi del Nord, con partenza ed arrivo ad Arusha e visita di: Lake Manyara National Park, Ngorongoro Conservation Area, Serengeti National Park, Olduvai Gorge e Tarangire National Park. Dopo la settimana di safari, ci siamo tuffati nelle atmosfere incantate dell'isola di Zanzibar, per un soggiorno di una settimana suddivisa tra Stone Town e la costa orientale.
Non so qual è stato il momento in cui mi sono reso conto di essere tornato in Africa: forse l'improvviso agitarsi dei passeggeri del volo KLM che di colpo hanno cominciato in massa a spruzzarsi litri di Autan prima dell'atterraggio a Kilimanjaro Airport; o forse il buio totale della pista dell'aeroporto, con gli sciami di moscerini ad accanirsi attorno all'unica luce di un lampione, e il seguente impatto con la sala d'aspetto dall'improbabile arredamento di legno consunto, o forse ancora il rivedere le persone sulla strada camminare nell'oscurità senza un'apparente meta. ...continua il viaggio »
