La mia Tanzania
in viaggio con Dopolavoro Ferroviario in Tanzania
Negli ultimi giorni vediamo meno animali, ma abbiamo la possibilità di attraversare molti tipi di paesaggio africano, piano e montuoso, verde e arido; uno spazio vastissimo abitato solamente dai pastori Masai, per concludere poi con il grande lago salato Natron, dalle rive melmose abitate da migliaia di fenicotteri.Passata un'ultima manciata di ore ad Arusha, caotica per l'imminente rallye del Motorclub locale (!), non ci resta che sopravvivere pazientemente alla noia del viaggio di ritorno, leggendo i libri che qualcuno ha con sé.
Atterrati a Fiumicino, sull'aereo si sente il solito applauso cafone; appena dopo, i telefonini chiamano la mamma. Bentornati in Italia!
Note Dolenti
Senza nulla togliere a quanto descritto sopra, che ne ha fatto ben meritare la (non piccola) spesa, l'unico e marginale aspetto poco piacevole di questa vacanza è stato la pesante venalità dei rapporti che si hanno con la gente locale, peggiori rispetto ad altre mie esperienze in paesi del cosiddetto Terzo mondo. Per qualsiasi cosa, anche una semplice cortesia, occorre tirar fuori del denaro; per tutto ciò che si acquista si deve sempre contrattare, stando attenti a non farsi imbrogliare (almeno, non più di tanto). Persino gli apparentemente ingenui pastorelli Masai chiedono dei soldi per essere fotografati: a chi fa il furbo, tirano pietre.
Ciò per il turista può essere irritante, e forse solleva in qualcuno una sopita nostalgia per l'Africa dei film di Tarzan ("Grazie, bwana"), ma a ragionarci sopra di questa realtà non è probabilmente tanto colpa loro quanto nostra, di noi bianchi dalla pancia piena e dal PIL florido.
Qualsiasi considerazione su questi temi diventa facilmente un contestabile atto di ipocrisia, suscitando domande senza risposta. Della serie: è giusto, "politicamente corretto", trattare e giudicare la gente dei posti dove andiamo in vacanza con lo stesso metro che usiamo a casa nostra? Oppure dobbiamo espiare in qualche maniera, a dieci dollari la volta, lo sfruttamento coloniale recente e contemporaneo? Se diamo l'elemosina ad un ragazzino che tende la mano, gli facciamo del bene o uccidiamo la sua dignità? E siamo sicuri che non ci sia anche la nostra dignità, in discussione, e che davvero possiamo usare la stessa parola per noi e lui?
"Mi ritrovo ad avere idee che non condivido" (Altan)
Magari questo sarà il tema di un altro articolo.

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