Alla scoperta del "popolo di roccia e miele”
in viaggio con Giovanni Mereghetti in Sudan
Quando si lascia Kadugli le strade non esistono più anche se sono segnate sulle carte: sono state inghiottite dai bombardamenti della guerra e, quelle rimaste, cancellate dall’ultima stagione delle piogge.Facciamo fatica a trovare la direzione giusta per Luere, la individuiamo quando è quasi buio e dopo qualche ora di pista siamo costretti a cercare un posto dove montare la tenda e passare la notte.
Jamal, oltre che un bravo autista, è anche un ottimo cuoco e si offre spesso per preparare la cena riuscendo ad inventare sempre qualche piatto nuovo: non è poco considerate le condizioni in cui ci stiamo muovendo.
Nonostante la ricchezza naturale di queste terre, la gente Nuba è stata costretta ad abbandonare quest’area per l’impoverimento dovuto al conflitto; la popolazione, stimata in circa due milioni, per metà, è sfollata a Khartoum e quella restante si è divisa sotto il controllo dell’SPLM (Sudan People’s Liberation Movement) e il Governo Centrale. Le autorità governative sono riuscite per anni ad isolare la regione da un punto di vista umanitario, economico, mediatico ed educativo. Durante il conflitto solo poche e coraggiose organizzazioni umanitarie riuscivano a lavorare sui Monti Nuba, ma da qualche anno le azioni di solidarietà si sono moltiplicate. Nonostante le difficoltà di comunicazione non siano affatto finite, si è aperto uno spiraglio e si sta cercando di far fronte a questo isolamento attraverso rischiosi e costosi voli illegali in partenza dal Kenya. In questa terra, dove mancava anche l’essenziale, ora arrivano medicinali, sale, sapone e soprattutto attrezzi agricoli che hanno permesso, alla gente del posto, di non dipendere dagli aiuti esterni.
Le terre dei Nuba sono tra le più fertili del Sudan, anche un occhio poco attento non può non notare le falde delle montagne, a tratti accuratamente terrazzate; da queste parti, anche nella stagione secca, crescono cipolle, tabacco, pomodori, arachidi e sesamo.
Fra i Nuba si distinguono oltre cinquanta gruppi etnici, ognuno con un nome specifico, una lingua, una cultura e una tradizione diversa. Anche le abitazioni presentano architetture diverse: alcune ricordano l’Africa australe, altre, invece, le regioni del Sahel. Nonostante la varietà di etnie questa gente ama definirsi con un nome solo, unico e orgoglioso: Nuba.
Fino a poco tempo fa i Nuba erano bersaglio del governo di Khartoum. Gli arabi erano decisi ad eliminare la loro identità culturale per farne docili lavoratori al servizio dei ricchi sudanesi. Ma questo popolo di “roccia e miele” non si è mai arreso, ha lottato in una guerra senza fine e ha stretto i denti per non rischiare di scomparire. Ora che la guerra è finita, sui Monti Nuba, è tutto da ricostruire, bisogna rimboccarsi le maniche e partire dall’inizio, dalle cose primarie, dal quotidiano.
Arrivare a Kauda significa superare decine di posti di controllo presidiati dai militari dell’SPLM.
I giovani in uniforme controllano attentamente i permessi, a volte ne richiedono altri, a volte, semplicemente, mi invitano nelle loro capanne per bere un tè. Sono sempre gentili e sorridenti, sanno che la comunità internazionale sta lavorando per loro, sanno che lo straniero che si muove da queste parti non lo fa solo per turismo. A Luere mi fanno perdere un pomeriggio per i controlli, ma questa, si sa, è la roccaforte dell’SPLM e i militari non scherzano, devono fare il loro lavoro fino in fondo.
Arrivo a Gidel al tramonto, la missione dei Padri Comboniani appare come un miraggio nascosto dagli alberi che la circondano. Il cancello si apre: mi sento quasi a casa.
Ma che cosa è un viaggio per noi viaggiatori moderni? Forse il piacere di una vita, o forse un desiderio cullato fin dall’infanzia, o forse ancora un modo di essere. Preparare lo zaino e l’attrezzatura fotografica, salutare la famiglia e gli amici, soffrire la sete e a volte la fame, dormire in un letto di fortuna. Ma che senso ha tutto questo? Perchè ho viaggiato?
La ragione di questo mio andare per il mondo, di questo mio muovermi è solo una ricerca interiore, una ricerca nella ricerca dell’io, viaggiatore del terzo millennio. ...continua il viaggio

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