Stati Uniti America

America, niente da aggiungere

in viaggio con Giuseppe Giaggeri in Stati Uniti America

Ginevra, quanto mai mattiniera, ci tira presto giù dal letto. Dopo la colazione (rigorosamente da Starbucks), saliamo su di un cable car che su e giù per le ripide colline termina la sua corsa proprio di fronte al leggendario penitenziario di Alcatraz. Scattata qualche foto sullo sfondo del Golden Gate Bridge e visitata Ghirardelli Sq., ci dirigiamo verso Fisherman's Wharf: la zona in parte ci delude, non sembra altrettanto vitale come Union Sq. e l' unica vera attrattiva sembra essere la chiassosa colonia di otarie nei pressi del Pier 39. Esplorata la zona, decidiamo di tornare verso Union Sq. e non ci sembra impossibile provarci a piedi, approfittandone per attraversare le vie di Chinatown e visitare il Cable Car Museum: certo che spingere un passeggino per tutta San Francisco non è cosa semplice. Dopo pranzo ritiriamo la macchina a noleggio presso l' agenzia Hertz di Mason St.; ci viene consegnata una Chevrolet Cobalt di colore bianco con 30916 miglia, prepagata sul sito Auto Europe al costo di 202 euro, comprensiva delle principali assicurazioni e di un pieno di benzina; il seggiolino auto (60$) ci è stato fatto pagare in loco. Lasciato il parcheggio, la nostra prima destinazione è Sausalito, cittadina costiera al di là del Golden Gate Bridge, raggiungibile in circa mezzora. Percorrere i 2,7 km di quello che probabilmente è il simbolo più amato di San Francisco è veramente emozionante. Sausalito, adagiata nella baia sotto la US-101, è un luogo veramente incantevole dove passeggiare e respirare l' aria di mare, risultando particolarmente elegante. Deborah fa entra ed esci dalle boutique o semplicemente dai negozietti di souvenir, io invece, goloso per natura, ne approfitto per mangiare un ricco piatto di fish&chips. Sulla strada del ritorno, dalle scogliere sopra Horse Shoe Bay, ci fermiamo ad osservare la pattuglia acrobatica dell' aeronautica statunitense compiere le proprie evoluzioni sopra la baia, e ci torna in mente il rombo assordante dei jet, udito il giorno precedente tra i grattacieli di Market St. Prima di lasciare Horse Shoe Bay vengo invitato da una pattuglia della polizia, a sirene spiegate, a fermarmi ma si tratta soltanto di un piccolo equivoco. Salutato il policeman, quando riattraversiamo il ponte (6$) sono già le 17.00 e per un pò rimaniamo intrappolati nel traffico del rientro ma l' attesa più snervante è quella che ci vede in coda sulla ripida salita di Lombard St., prima dell' emozionante esprienza della discesa lungo le sue strette curve. Lasciata la macchina nello stesso parcheggio da dove l' avevamo ritirata (15$ per notte), ci convinciamo della necessità di un lungo riposo prima di affrontare domani le montagne della Sierra Nevada e decidiamo quindi di ritornare in hotel.

11/10. San Francisco-Yosemite Valley-Mammoth Lakes (480Km)
Di buon mattino, poco prima di lasciare la città, ci rechiamo in Alamo Sq. per effettuare gli ultimi scatti alla città sullo sfondo delle Painted Ladies, le tipiche abitazioni in stile vittoriano. Adesso, superato il Bay Bridge (il più grande degli stati uniti), ci attendono circa quattro d' auto per giungere nella Yosemite Valley. Poco prima di Chinese Camp la strada inizia a salire e il paessaggio diventa sempre più lussureggiante e suggestivo; inizio a temere per la benzina che adesso è scesa sotto la mettà ed ho paura tra queste montagne di non trovare distributori ma a Big Oak Flat ne trovo uno, forse l' ultimo. A Groveland pago ai rangers il tiket di 20$ per l'ingresso al Yosemite National Park e mi vengono consegnate alcune mappe della zona. Nel momento in cui si giunge nel punto da dove si vede la Yosemite Valley rimaniamo stregati dalla bellezza del paesaggio. Uno dei panorami più spettacolari è forse quello che si gode da Tunnel View, sullo sfondo della facciata tronca dell' Half Dome, con la parete più liscia e a picco del Nord America (si scosta di soli sette gradi dall' essere perfettamente verticale). Da qui si può ammirare lo spettacolo offerto dalla Bridalveil Fall, che però in questo periodo ha una portata d' acqua scarsa. El Capitan (1100 m) è uno dei massi granitici più grandi della terra. Le Yosemite Falls purtroppo sono completamente asciutte. Al Yosemite Village ci fermiamo al centro visitatori, approfittandone per mangiare mentre Ginevra fa la sua prima conoscenza con un cervo. Adesso ci attendono un altro paio d' ore d' auto prima di giungere a Mammoth Lakes dall' altra parte della Sierra Nevada, dove abbiamo deciso di pernottare. Risaliamo quindi la vallata per poi svoltare ad un certo punto sulla destra su quel tratto di Hwy-120 che prende il nome di Tioga Road dall' omonimo passo: questa è la sola strada di accesso al parco per chi proviene da est ed è chiusa per neve dai primi di novembre fino ai primi di giugno. Dopo circa 45 minuti di strada sulla destra ci si può fermare all' Olmsted Point dove si puo godere per l' ultima volta del favoloso panorama della Yosemite Valley. Lo scollinamento sul Tioga Pass è posto a 3031 m.; poco dopo ci fermiamo sulle sponde dell' Ellery lake per il consueto spuntino di Ginevra: da qui inizia un lungo rettilinio in discesa che porta fin sulla US-395, proprio a ridosso dell' azzurro lago di Mono Lake. Poco più di 40 km ci separano adeso da Mammoth Lakes (nota stazione sciistica), ma la strada ovviamenre è adesso più scorrevole e ci giungiamo in circa 30 minuti; quasi all' imbrunire ci fermiamo allo Shilo Inn (100 euro) proprio all' ingresso della cittadina sull' Hwy-203: la giornata è stata abbastanza pesante e quella di domani non sarà certo da meno, quindi ci abbandoniamo dolcemente tra le braccia di Morfeo.

12/10. Mammoth Lakes-Death Valley-Las Vegas (545Km)
La sveglia, come ormai da qualche giorno, ci è gentilmente offerta da Ginevra che ancora fuori è buio, quindi dopo una ricca colazione in hotel, alle 07.30 siamo già in macchina diretti a sud verso Las Vegas. Sulla sinistra ammiriamo le torreggianti vette della Sierra Nevada, mentre alla nostra destra brillano sotto le prime luci del mattino le azzurre acque del Crowley Lake, in tutta la vallata i manzi al pascolo ci svelano il segreto della loro bontà: adesso il termometro digitale dell' auto indica 27°F (-3°C). Sempre percorrendo la US-395, in meno di due ore giungiamo a Lone Pine, ultimo centro abitato prima di affrontare il Death Valley National Park: fermi ad un distributore, un folto gruppo di Harleysti fa il pieno di benzina alle loro moto, finalmente dopo di loro tocca a noi. Lone Pine è dominata 3300 m più in alto dai pinnacoli grigio-argento del Mount Whitney che con i suoi 4421 m è la cima più alta degli Stati Uniti contigui (ossia senza contare Alaska e Hawaii). Appena fuori dalla città, svoltiamo a sinistra sulla Hwy-136 costeggiando il letto asciutto dell' Owens Lake; poco più avanti inizia la Hwy-190 che attraversa la Death Valley: questo è il luogo più caldo della terra, quasi completamente privo d' ombra e l' acqua è ancora più rara, adesso il termometro indica 84°F (29°C). Per lunghi tratti proseguiamo senza incrociare mai altri veicoli, solo un coyote ci attraversa la strada, forse nell' improbabile intento di acciuffare un road runner; la vastità di questa regione unita alla sua desolazione ci lascia esterefatti ed i lunghi rettilinei ondulanti sembrano non aver mai fine. Il territorio che ci circonda è costituito prevalentemente da tratti interminabili di deserto arido e monotono e da distese di sterpaglia intervallate qua e là da catene di montagne spigolose. Nella vallata centrale da nord a sud sorgono due avamposti, Stovepipe Wells e Furnace Creek, dove si trova il centro visitatori: poco più avanti di quest' ultimo Zabriskie Point ha ispirato la pellicola di Michelangelo Antonioni. Arrivati alla Death Valley Junction, nel punto in cui la Hwy-109 incrocia la Hwy-127, ci fermiamo per sgranchire un po' le gambe e far mangiare Ginevra: quello che sembra poco più di un villaggio, nella sua desolazione quasi surreale, ci appare più come una "città fantasma". Entriamo in una locanda e ne approfittiamo per chiedere informazioni alla cameriera che gentilmente ci indica la strada e ci dice che mancano appena due ore per Las Vegas. Ringraziamo ed imbocchiamo la Hwy-127; poche decine di chilometri ed un cartello ci indica l' ingresso in Nevada: proseguiamo fino a giungere sulla US-95 che ci porterà dritti fino a Sin City, la "citta del peccato". La Strip è quanto mai presa d' assalto da orde di turisti, non per niente Las Vegas vanta diciannove dei venticinque alberghi più grandi del mondo: i tanti chilometri percorsi ci vengono adesso ripagati da uno spettacolo unico nel suo genere. Il Paris Las Vegas (154 euro per due notti) ci appare davanti in tutta la sua magnificenza; al suo interno sembra di passeggiare tra le rue parigine in una bella giornata primaverile poichè il finto cielo affrescato appare sempre terso. Il casinò è disseminato di slot machine, videopoker, tavoli di blackjack e roulette. Giunti in camera, con un ascensore super veloce, la stanchezza, che pure è tanta, è vinta dalla voglia di uscire ad esplorare questa città sfavillante quindi non appena lasciate le valigie siamo subito sulla Strip in direzione nord. La facciata del Venetian ci fa capire come ricercata sia l' attenzione per il dettaglio, al suo interno i turisti sono in fila per il più classico dei giri in gondola; poco più avanti le sagome bronzee del Wynn e dell' Encore ostentano un' elegante raffinatezza segno che gli hotel a tema non vanno più di moda. Attraversato il Las Vegas Blvd ci fermiamo ad ammirare lo spettacolo di fuoco ed acqua offerto dal vulcano in eruzione davanti allo scintillante Mirage; su e giù per i sovrapassaggi giungiamo davanti alla balconata che si affaccia sull' immenso lago artificiale del Bellagio dove fontane sommerse creano incredibili giochi d' acqua sulle note di "Rondine al nido" di Pavarotti. Dopo cena saliamo le scale mobili del Planet Hollywood per una passeggiata tra i negozi e i bar del Miracle Mile Shops, approfittandone per una birra; la giornata volge quindi al termine, la nostra lussuosa camera al 31esimo piano saprà certamente regalarci il meritato riposo, a patto di ignorare i boati delle fontane del Bellagio.

13/10
La mattinata si presenta piuttosto freddina ed in lontananza i nuvoloni non fanno presagire nulla di buono; percorrendo la Strip verso sud varchiamo l' ingresso dell' Mgm Grand che con le sue 5044 camere è l' albergo più grande degli USA e subito ci ritroviamo nel bel mezzo di uno zoo boschivo che riproduce l' abitat tipico dei leoni d' Africa. Sull' altro lato della Blvd le torri merlettate dell' Excalibur ci accolgono all' interno di un castello pseudomedievale, mentre più avanti sorge la piramide a 36 piani del Luxor; la processione della Strip si concude all' estremità meridionale con le sfavillanti torri dorate del Mandalay Bay. Ripercorrendo nuovamente il Blvd verso nord visitiamo l' interno del New York-New York, ricostruzione meticolosa seppur in miniatura della Grande Mela; per concludere la carrellata degli hotel, poco prima di pranzo, ci ritroviamo a percorrere la Via Bellagio, all' interno dell' omonimo hotel, tra boutique di lusso che terminano la propria parata nel Conservatory, costituito da una serie di aiuole, coperte da una tettoia Belle Epoque in vetro e rame. A pranzo ci mettiamo in fila al Village Buffet del Paris, dove con 18$ a persona è possibile servirsi a volontà gustando piatti dei cinque continenti, ed infatti nel pomeriggio, complice la stanchezza ed ovviamente la pancia piena, crolliamo in un sonno profondo. Poco prima dell' imbrunire, da una delle fermate sul Las Vegas Blvd, saliamo a bordo del Deuce Bus municipale, che collega la Strip con il centro. Seduti nell' ultima fila del piano superiore, Ginevra sembra attratta dai riccioli di un tipo dai chiari tratti Messicani: noi arrossiamo per l' imbarazzo mentre lui e la compagna sembrano divertiti dall' intraprendenza della piccola; scendiamo in Fremont Street, situata nel nucleo originale della città, dove cinque interi isolati sono stati coperti per formare una "volta celeste", tempestata di oltre dodici milioni di LED che creano uno schermo che si illumina di abbaglianti spettacoli notturni: ci sentiamo veramente appagati da tutto quanto questa città sa offrire di sfavillante per stupire i propri turisti.

14/10. Las Vegas-Los Angeles (465Km) ...continua il viaggio
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