Scozia

Le Ebridi Esterne, che magnifica scoperta!

in viaggio con Fabio Perfetto in Scozia


Giovedì 8 luglio
Ci svegliamo presto per poter raggiungere presto l’ostello di Garenin. Arriviamo senza difficoltà, nonostante la strada per raggiungerlo non sia delle più semplici. Si tratta di un villaggio che ricorda quello dei Puffi, casette ad un solo piano con tetto in paglia. Un ragazzo alla reception del museo mi indica la “casetta” adibita ad ostello. Incredibile! La semplicità in assoluto, due stanze, una da sei posti e l’altra da otto, quattro letti a castello: troviamo tre materassi senza nulla sopra, vi piazziamo i nostri semplici sacchi a pelo insieme ad altri bagagli, in modo da rendere ben evidente la nostra presenza. Non vi è distinzione di sessi tra le due stanze, entrambe sono miste.
Mi sposto poi alla sala comune dove si trova il registro delle presenze, sul quale si devono indicare le proprie generalità insieme al tempo che si intende trattenersi. Il costo è di 10 sterline per me e 6 per le ragazze in quanto minorenni. Mi informo sul come pagare: qualora non incontrassi l’esattore (un volontario), posso lasciare il denaro in una cassetta dal chiaro nome “Honesty Box”.
All’interno sono presenti due bagni, uno con doccia. Qualcun altro è nell’edificio di fronte, ma non ne abbiamo quasi mai avuto bisogno. Tra le due camere da letto, come accennato, una sala comune con tutta l’attrezzatura per cucinare.
Sistemata la questione notte, si va alla ricerca (non facilissima) di un distributore di benzina, raggiunto il quale provvediamo nell’annesso negozietto anche a comprare delle cibarie sia per il pranzo che per la cena.
C’è il sole e tanto vento, dedichiamo il resto della giornata alla visita della costa nord ovest dell’isola di Lewis. Cominciamo con il porticciolo abbandonato di Nis e nel minuscolo villaggio di Europie attraversiamo il sentiero tra i campi per raggiungere la piccola chiesa di St. Moluag, suggestivamente isolata della campagna.
Vento davvero impetuoso al Butt of Lewis, il punto più a nord di tutte le Ebridi, sovrastato da un faro di rossi mattoni. Bellissime vedute sul mare in burrasca. Le ragazze vengono attratte da alcuni fiori i cui petali sembrano ciuffi di lana.
Si comincia a ridiscendere verso sud, fermandoci ad Arnol per visitare la Blackhouse, attiva sino al 1964. Si tratta di una struttura che ricorda le fattorie di Islanda e delle Fær Oer, ovvero l’unità di base per un nucleo abitativo. Il nome deriva probabilmente dall’oscurità del locale, le finestre sono sia foriere di luce ma anche di dispersione di calore. Al centro si trova un focolare alimentato con la torba, sopra il quale vi è un foro sul soffitto che permette la fuoriuscita del fumo. Sempre all’interno si trova la zona letto, la stalla per alcuni animali, un granaio, un fienile, un magazzino alimentare e tutto quanto necessario alla sopravvivenza. Di fronte i resti di un’altra blackhouse abbandonata nel 1920.
Un’altra decina di miglia e si giunge al Broch di Carloway, i resti di una torre fortificata che si riesce ad apprezzare grazie ad un disegno che ne mostra la in sezione la struttura originaria.
Rimane ancora del tempo, il sole troneggia ed in meno di un quarto d’ora siamo alle preistoriche Standing Stones di Calanais, delle grosse pietre piatte piantate nel terreno secondo uno schema probabilmente ispirato agli astri. Avevamo già visto una simile struttura alle isole Orcadi, sempre in Scozia.
Si rientra all’ostello. Dopo cena, una bella passeggiata sulla spiaggia sassosa. Trovandoci prossimi al 60° parallelo e al solstizio d’estate, il tramonto avviene dopo le 22. La temperatura non è alta, così rientriamo in ostello dove scambiamo quattro chiacchiere con un altro italiano, di Parma, che arriva dal nord, avendo già visitato sia le Shetland che le Orcadi. Per la cronaca, la stufa è accesa. ...continua il viaggio
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