Siamo arrivati anche in Russia!
in viaggio con Adriano Lombardi in Russia, Bielorussia, Russia Europea
Vengo fermato e multato sull’autostrada per Minsk perché non ho rispettato il limite di 30 (!) km/h, limite che è apparso all’improvviso quando sulla strada sono comparsi due cavalletti con il cartello di lavori in corso. Naturalmente la polizia era appostata subito dopo i cartelli, non lasciando il tempo materiale di rallentare da 100 a 30 km/h. Gli altri erano indietro per cui non sono stati individuati dal radar, di conseguenza la multa l’ho presa solo io.Ci fermiamo a mangiare in una bettola dove ci portano un piatto di brodaglia indefinibile, con relativo cucchiaio con due dita di incrostazioni. Come secondo carne lessa, non si sa di quale bestia sia; senza forchetta, per cui usiamo i nostri coltellini. Per finire caffè, con un vasetto di zucchero di cui non si vede l’interno da quanto è sporco. I più schizzinosi rinunciano al caffè (grazie, sono a posto…), io lo bevo chiudendo gli occhi per non vedere il bicchiere in cui ci è stato servito.
Proseguiamo verso il confine russo e verso sera arriviamo all’ennesimo posto di blocco. Qui ci fanno spegnere le moto e dobbiamo entrare in una specie di ufficio; il poliziotto stile gestapo vuole vedere le carte verdi e, dopo averle visionate sommariamente, ci dice che in Bielorussia non valgono niente e che dobbiamo pagare una multa di 200 marchi tedeschi. Queste polizze assicurative le avevamo stipulate in Italia apposta per tutti gli ex stati URSS, per cui questa richiesta ci giunge come un tentativo di estorcerci soldi. Facciamo gli indiani fingendo di non capire e continuando a mostrare le nostre polizze; quello si incazza sempre di più, noi ci impuntiamo arrivando a prendere il telefonino per telefonare (a chi?) finchè ad un certo punto sbraita qualcosa al suo attendente e se ne va. L’attendente è un tipo dall’aspetto gioviale, con due bei baffoni: ci dice che dobbiamo stipulare un’altra polizza del costo di 15 marchi. Accettiamo subito, ben contenti in cuor nostro di non avere ceduto al suo capo.
Usciamo dall’ufficio e ripartiamo con la nostra polizza che non ci servirà a nulla, in quanto vale solo in Bielorussia ma tra pochissimi km. saremo in Russia. Sono le nove di sera, c’è buio e fa freddo, siamo abbastanza arrabbiati e anche affamati. Dopo 4 km. incontriamo una specie di carrozzone che funge da bar. Entriamo e ci facciamo servire quattro ciorbe (zuppe) fumanti: ci volevano proprio, per riconciliarci con la Bielorussia.
Dopo un’ora usciamo, rifocillati e riscaldati, alla ricerca di un posto dove dormire. La nostra tattica è sempre quella da anni: ci allontaniamo dai centri abitati e cerchiamo un campo o un bosco per stendere le nostre brandine e dormire. I nostri viaggi, sin dalla notte dei tempi, si sono svolti sempre rigorosamente senza tenda, esclusivamente con il materassino prima e la brandina poi. Quest’anno per la prima volta abbiamo deciso, vista la latitudine, di portare la tenda. Benedetta decisione! Ci sono 7 o 8 gradi e un’umidità pazzesca.
Abbandoniamo la strada principale e seguiamo alcune stradine non asfaltate, che prima o poi portano a qualche villaggetto. Nei villaggi non c’è elettricità per cui ci capita di arrivarci dentro e accorgercene solo all’ultimo istante. Sembrano abbandonati, tutto è chiuso e spento ma dopo pochi secondi si aprono le prime porte o finestre per cui giriamo le moto e torniamo indietro. Finalmente imbocchiamo una stradina sterrata che ci porta in un campo immenso, c’è luna piena per cui la visibilità è ottima. C’è una nebbiolina che si alza da terra per 50 cm. e vediamo in lontananza delle forme di animali che brucano: sembrano daini ma non riusciamo ad avvicinarci perché si allontanano. Piantiamo le tende e ci chiudiamo dentro per lasciare fuori l’umidità.
Al risveglio l’erba è fradicia, dobbiamo mettere le tute da acqua per non impiombarci i vestiti. Partiamo e percorriamo pochi km. quando arriviamo a quello che crediamo essere l’ennesimo posto di blocco: un rapido controllo dei passaporti da parte di poliziotti sorridenti e gentili e ripartiamo. Ci viene un dubbio: non è per caso che era il confine con la Russia? C’è un chioschetto e ci fermiamo a fare colazione. Ci confermano che siamo in Russia, ragione per cui cerchiamo di cambiare in rubli russi.
Si respira un’altra aria, più serena e gioviale. Proseguiamo in direzione di Mosca e ci accorgiamo subito che la poca polizia che incontriamo non si cura di noi. Lungo il percorso incontriamo donne e bambini seduti sul ciglio della strada che espongono le loro mercanzie, chi tenendole in un secchiello di lamiera e chi stendendole direttamente sull’asfalto: funghi, mele, prugne, qualcuno del pesce appena pescato.
A 50 km da Mosca ci fermiamo in un ristorante a pranzare: ad un certo punto si apre la porta ed entra un tipo vestito con maglietta e bermuda con un caschetto in mano e si mette a sbraitare con accento veneto: “Dove sono gli italiani con le Yamaha?” Usciamo e non crediamo ai nostri occhi: sono in due e sono arrivati qui con due Vespa 125 piuttosto stagionate. Ci raccontano che anche loro sono incappati nell’ultimo posto di polizia bielorusso e hanno pagato 200 marchi. Si fermeranno a Mosca due notti come noi e poi torneranno indietro.
Ci separiamo e proseguiamo per Mosca dove arriviamo nel primo pomeriggio. Mappa alla mano tentiamo di arrivare al nostro hotel ma dopo un paio d’ore e numerosi tentativi chiediamo ad un taxista di accompagnarci. Quando finalmente arriviamo non crediamo ai nostri occhi: è una costruzione megagalattica, con non so quante migliaia di camere. Ci è costata un capitale, ma siamo stati obbligati a prenotare due notti qui altrimenti non ci avrebbero dato il visto. La cosa funziona così: se volete andare in Russia dovete prenotare un albergo dall’Italia; vi verrà spedito un certificato di garanzia (“invito”), con quello dovete andare al consolato Russo e, con molta calma, vi verrà preparato il visto. Se non conoscete nessuno che possa spedirvi l’invito dovete per forza prenotare un albergo (internazionale). Noi ci siamo affidati ad un’agenzia di viaggi.
La sera andiamo a fare un giro verso il centro con la metropolitana. E’ sabato, la maggior parte di quelli che incontriamo ha una bottiglia di birra in mano, anche le coppie di fidanzatini mano nella mano. Ci sono parecchi ubriachi in giro, uno cade da una scalinata e picchia la testa; ci premuriamo di soccorrerlo ma la gente che passa ci dice di lasciare stare, è tutto normale. Dopo parecchi metrò e alcuni chilometri a piedi torniamo in albergo; nel salone d’ingresso stazionano alcune distinte signore, sono professioniste:”Mister? Do you want erotic massage? 100 dollars only.” Nessuno di noi è molto esperto in questo genere di commerci ma ci risulta che in Italia con 230.000 lire si combini altro che massaggio! Decliniamo l’offerta e ce ne andiamo a nanna.
L’indomani ci affidiamo alle nostre cavalcature per la visita di Mosca e, procurataci una mappa della città, ci dirigiamo verso il centro. Parcheggiamo in una zona abbastanza sicura nei pressi del Cremlino e ci lanciamo in visita alla Piazza Rossa. La piazza è transennata, non si può entrare. Ci spiegano che sta arrivando un corteo, ci prepariamo a vedere qualche migliaio di persone che sfilano quando... arrivano 25 persone (le ho contate) in corteo, con megafono e bandiere a falce e martello. Il tizio con il megafono scandisce uno slogan, qualcuno gli fa eco, dopo di che tutti svoltano dietro un angolo e spariscono; le transenne vengono tolte e possiamo addentrarci in questa gigantesca piazza. ...continua il viaggio

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