Siamo arrivati anche in Russia!
in viaggio con Adriano Lombardi in Russia, Bielorussia, Russia Europea
Introduzione
Eccomi di nuovo, in compagnia dei soliti fidati amici, in partenza da Brescia a cavallo delle moto, compagne di tanti viaggi avventurosi. Dopo l’esperienza del Marocco, già raccontata in un precedente resoconto sul sito, questa volta cambiamo totalmente non solo la direzione ma anche il tipo di mondo nel quale ci immergeremo: attraversando Austria, Slovacchia, Polonia, Repubbliche Baltiche, la nostra meta è questa volta la Russia, con traguardo finale Mosca.
Non mancheranno le sorprese e gli imprevisti, il primo dei quali, per fortuna senza conseguenza, ci è capitato prima ancora di uscire dall’Italia.
Siamo fermi sulla corsia d’emergenza sull’autostrada per Tarvisio, nei pressi di Udine. C’è Balos, con la sua xt 550; Paolo, xt 600; Renzino, Tenerè 660; io, con il mio Tenerè 600. Manca Serjei con la sua xt 550. Facciamo i soliti commenti: si è fermato a pisciare, a soffiarsi il naso, a rispondere al telefonino, forse ha bucato. Accendiamo i telefonini, se ha problemi ci chiamerà. Passa ancora qualche minuto e cominciamo a preoccuparci. Perché sull’autostrada non passa più nessuno? È il primo sabato di Agosto e tutta Italia è in viaggio per le ferie,siamo partiti da casa 3 ore fa e ci siamo appena sciroppati 17 km. di coda prima del casello di Venezia.
Stiamo per girare le moto quando arriva un’automobile targata Spagna: a gesti ci fanno capire che il nostro amico ha avuto un incidente. Dopo un momento ne arriva un’altra che ci spiega cosa è successo: Serjei ha tamponato una Fiat Punto, sembra messo male. Ci convince a non ritornare sulla corsia d’emergenza ma a uscire tra due km (dice lui) e a ritornare sull’altra corsia. Ascoltiamo il consiglio e percorriamo 10 km a manetta (altro che due…) fino al casello di Gemona, qui torniamo indietro maledicendo i miseri 150 km/h che i nostri poveri monocilindrici riescono a tenere. Arriviamo sul posto dell’incidente sull’altra corsia e vediamo l’elicottero ambulanza con il rotore fermo: con l’angoscia nel cuore attraversiamo correndo la corsia e saltiamo di là. Serjei è in terra, un medico lo ha intubato e gli sta parlando. E’ cosciente, sanguina dalla bocca. Gli hanno tagliato i vestiti e lo hanno bloccato tra due aste di ferro. Dopo 10 minuti di minuziosi controlli finalmente il medico ci spiega: ha la mandibola fratturata in due punti, ma pare che il resto sia a posto. Lo caricano sull’elicottero e lo portano a Gemona, al pronto soccorso. Lì eseguono una TAC alla testa, che fortunatamente è negativa. Sono le 16, finalmente rassicurati andiamo a mangiare una pizza. Teniamo consulto, c’è chi vuole interrompere il viaggio appena cominciato e chi invece vuole proseguire.
La decisione finale ce la farà prendere proprio lui, Serjei, insistendo perché noi si proceda.
Itinerario
L’indomani alle 15 assistiamo alla partenza di Serjei in ambulanza verso l’ospedale di Brescia, dopo di che inforchiamo le cavalcature e partiamo in direzione Vienna, dove arriviamo verso sera. C’è un temporale, per cui dormiamo in una locanda invece che nel solito campo e la mattina dopo siamo in viaggio.
Attraversiamo velocemente la Slovacchia e arriviamo in Polonia, Paese incubo per ogni povero motociclista che non riesca a limitare la velocità a 90 km/h. Nei paesi c’è il limite dei 60 e la polizia è in agguato ovunque. Ormai siamo esperti (è la terza volta che vado in Bielorussia) e fortunatamente gli automobilisti ci segnalano quando c’è la pattuglia con il radar.
Dormiamo in un campo nei pressi del confine e la mattina alle 7,30 siamo in dogana. In 30 minuti espletiamo le formalità doganali e siamo in Bielorussia. Qui ci si rende conto di essere entrati in un altro mondo. Ci sono parecchi individui in attesa appena passato il confine ed il loro aspetto ci consiglia di non ascoltare le loro proposte e di alzare i tacchi alla svelta. Entriamo alla periferia di Brest, città di confine. L’aspetto è squallido, dappertutto ci sono immensi palazzoni scalcinati costruiti senza criterio. Il traffico è composto da vecchie auto puzzolenti, l’asfalto è distrutto, per cui le macchine compiono scarti improvvisi per evitare le grosse buche che si parano davanti. Addirittura a parecchi tombini manca il coperchio di ferro, pare rubato da qualcuno per realizzare pochi rubli vendendolo in fonderia.
Accelero per svignarmela da questo posto quando vengo fermato dal primo poliziotto munito di radar; poche migliaia di lire di multa perché facevo i 90 col limite dei 60. Usciamo finalmente da Brest dirigendoci verso Minsk lungo una bella strada che alterna decine di chilometri di campi a decine di chilometri di foreste. Ogni tanto c’è una leggera curva, poi di nuovo chilometri di rettilineo. Il poco traffico è composto da qualche auto antidiluviana, qualche vecchio camion carico di tronchi o di sabbia e qualche moto su cui viaggiano non meno di 3 o 4 persone. C’è anche qualche sidecar carico come un autobus.
La strada invita alla velocità ma la polizia è in agguato ovunque, munita di radar. Si appostano appena dentro la foresta, oppure dietro una scarpata o ancora dietro un camion parcheggiato. Ci fermano una, due, tre volte. Così non si può andare avanti, è più il tempo che passiamo fermi con la polizia che quello che viaggiamo. Ricorriamo alla tattica della lepre; in pratica aspettiamo che qualche auto locale ci superi a forte velocità e poi ci buttiamo all’inseguimento, mantenendo una distanza di 5-600 metri.Se non troviamo nessuna faccio io la lepre, seguito da lontano dal resto del gruppo.
Arriviamo a Lida nel pomeriggio, attesi dalla famiglia che conosco da anni. Ci hanno prenotato un albergo, l’unico che c’è in questa cittadina. È un albergo tipicamente statale, dove gli addetti non fanno il minimo sforzo per capire o farsi capire dai pochi clienti. L’indomani i nostri ospiti ci accompagnano fuori città, in una isba. È una casetta graziosa, dai colori vivaci, completamente in legno e addobbata di tappeti e merletti. C’è un orto gigantesco, e animali da cortile di tutti i tipi. Ci addentriamo nella foresta alla ricerca di funghi. Ne troviamo un bel po’, oltre a parecchi mirtilli. Lasciamo tutto alla proprietaria, un’arzilla vecchietta, e ritorniamo in città. Qui visitiamo una fabbrica di birra e poi, abbastanza sbronzi a forza di assaggi, facciamo una passeggiata nel parco.
In Russia le zone verdi all’interno delle città non mancano; sono veri e propri campi, spesso incolti, dove pascolano pecore e vacche. C’è pieno di bambini: spesso sono scalzi, a volte solo con i calzoncini, sporchi ma sempre allegri. Stanno con noi per il piacere di vedere gente straniera, sono attirati dalle moto. Nessuno ci ha mai chiesto soldi (altro che il Marocco!). Torniamo in albergo, su al nostro piano c’è un russo che gira per il corridoio vestito solo con un asciugamano sulle parti intime e con un sigaro in bocca. È sbronzo, Paolo gli fa credere che nella nostra stanza ci sia una donna e lui insiste per entrare: vuole vedere la “madama”, e dobbiamo tribolare per mandarlo via.
La mattina dopo partenza in direzione di Mosca. Tra lacrime ed abbracci con i nostri amici ci mettiamo in viaggio, sempre perseguitati dalla polizia. Va detto che in Bielorussia, oltre alle normali pattuglie di polizia, ci sono dei posti di controlli fissi. Si preannunciano vari km prima e immancabilmente veniamo fermati e controllati. Addirittura in un posto ci controllano i fanali e le frecce. ...continua il viaggio

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