Pedalando verso Est - 2^ parte
in viaggio con Luca in Russia, Russia Europea
Da non perdere
Martedì 17 Agosto 1999
Ieri sera stavo scrivendo il report e ad un certo punto ho sentito un clacson suonare, mi sono affacciato alla finestra e mi é sembrato di vedere il nostro camper che svoltava dietro un condominio. Ho subito pensato che Fausto e Denis fossero scappati perché qualcuno era andato a disturbarli. Ho svegliato Victor che si é vestito e ha preso il manganello di gomma. Siamo scesi giù di corsa e la baffuta signora della "reception" si é alzata dal divano dove dormiva e si é messa a gridare: "cio je, cio je?!?!?!" (cosa c'é, cosa c'é?!?!?!). Mentre Victor le spiegava sono uscito e ho visto il camper tranquillamente parcheggiato dov'era. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo e siamo tornati a letto quasi ridendo. Se aveste visto i dintorni dell'albergo, capireste i motivi di tanto allarme; sembra una città abbandonata e potrebbe essere il luogo ideale per simboleggiare la decadenza degli stati ex-sovietici.
La notte é stata fredda e credo proprio che d'ora in poi non migliorerà. Viene automatico pensare ad un parallelo con le guerre perse di Napoleone e Hitler a causa dell'inverno russo. Speriamo che Fausto non faccia la stessa fine.
La strada é continuata dritta fino ad un posto di blocco prima della frontiera dove ci hanno chiesto 160 Grivnie (80.000 Lire) per il transito. E' sempre difficile capire se ciò che ti chiedono sia dovuto o meno, allora abbiamo preso tempo. Victor ha parlamentato un pò mentre io ho fatto suonare la sveglia del telefonino (non c'é linea) e mi sono messo a parlare virtualmente con l'ambasciata davanti ai poliziotti che mi guardavano. Nel frattempo Victor é entrato negli uffici e ha visto i prezzi dei pedaggi chiaramente scritti, ed erano proprio 160 Grivnie. Viste le nostre resistenze il poliziotto si é commosso e ci ha fatto pagare soltanto 50 Grivnie. Si é messo in tasca i soldi e ci ha dato una ricevuta e la speranza che fosse autentica e non ci creasse problemi in frontiera. In coda per la frontiera abbiamo comprato latte, pane, pomodori e dolci da delle signore che fanno questo lavoro, e ho fatto una frittata a Fausto per accertarmi che la concentrazione di Salmonella non fosse troppo alta. In questo momento, sono passate alcune ore, non sembrano esserci ancora problemi.
Ho avuto il piacere di girare tutti i container (un container per ufficio) della frontiera ucraina assieme a Victor. Siamo passati dal controllo ecologico e quello delle piante, in scioltezza ma non ho ben capito cosa abbiano controllato a parte mettere dei timbri. La prima difficoltà seria é quando una doganiera (si dice così?) stile Nikita un pò stagionata del video di Elton John , ha pronunciato la parola che ha fatto tremare le pareti del camper: "Konfiscacja!". In uno dei quattordici chili di documenti infatti c'era un errore di battitura dell'ufficiale della frontiera ucraino-ungherese dove si diceva che saremmo usciti dal paese il 12.8 invece del 21.8. L'evidenza dell'errore di battitura stava nel fatto che tutti gli altri documenti portavano la data del 21. A confermare l'impossibilità di lasciar perder e questo infimo particolare e la necessità assoluta di confiscare il mezzo per salvaguardare il sacro diritto ucraino, ci hanno mostrato un codice doganale. Ci siamo rivolti all'ufficio competente e ad un certo punto é spuntato un foglietto che portava la seguente scritta: 20$. Era appoggiato innocentemente sul nostro documento sbagliato e indicava con descrizione una via d'uscita al grave problema. Dopo aver parlato col resto della banda del limone da spremere, abbiamo sganciato il malloppo.
Il passo successivo é stato il controllo del contenuto del camper. Adesso non mi ricordo bene per quale motivo ma abbiamo dovuto dare ancora soldi, solo che questa volta ci siamo limitati a 10 Grivnie. Questo ci ha fatto pensare che non bisogna mai dare quello che chiedono e ce la siamo anche presa un pò con Victor. Ma come vedremo in seguito, una regola non esiste. Avevamo davanti a noi la fontiera russa e viste le premesse sapevamo che non sarebbe stato facile, ma non credevamo di finire così. In questo momento sono le 17:00 (siamo arrivati in frontiera alle 11:00) e siamo fermi al controllo passaporti perché manca un documento a Victor. Mentre Denis legge un libro, Fausto ha tirato giù il letto e riposa. Victor invece é alla frontiera Ucraina, a dieci minuti di pioggia a piedi da quà, che aspetta un fax da Daniel della Magazzini Nico di Budapest.
Ma come siamo arrivati a questa situazione? Dopo un oretta di coda per la frontiera russa, sono andato a portare i passaporti al controllo e mi hanno detto di chiamare anche gli altri. Mentre andavo a chiamarli i due doganieri sono venuti verso di noi e sono entrati in camper, si sono seduti senza chiedere e hanno cominciato a guardare i documenti, dopo aver chiesto (per scherzo?) un pacco di pasta che non abbiamo dato. Apparentemente c'era un problema con i documenti di Victor. Prima hanno detto che mancava il visto, che però non é richiesto, e poi che mancava una carta che chiameremo "permesso turistico". Ci hanno detto di tornare a Kiev a farlo e sono usciti dal camper. Allora siamo scesi anche noi e abbiamo spiegato che non potevamo farlo. Poi Victor é andato con loro ed é tornato dicendo che volevano 50 Dollari! La richiesta ci é parsa esagerata e abbiamo dato 20 Grivnie (5 Dollari) a Victor perché glieli portasse. E' tornato dicendo che non li volevano. Dopo parecchi giri, attese, e discussioni abbiamo deciso di cedere perché il tempo passava. Allora Victor é andato a portargli i 50 $ che però hanno rifiutato! Così siamo rimasti bloccati e adesso la speranza é che un fax da parte di Daniel della Magazzini Nico possa farci continuare. Da quanto dice Victor in base a degli avvisi affissi in dogana e alla conferma degli stessi doganieri ai quali ho chiesto, questa potrebbe essere una soluzione. Ma chissà se hanno capito cosa chiedevo. Speriamo di cavarcela velocemente e di non dover tornare indietro. Per oggi la tappa é saltata e Fausto dovrà allungare ulteriormente quelle successive per rientrare nei tempi sui quali non possiamo transigere per motivi sia di lavoro che di visti. Il morale in questo momento é abbastanza basso anche se sapevamo a cosa andavamo incontro, la cosa più snervante é l'incertezza sulle prossime ore. Se passiamo questo controllo, infatti, ce ne sono almeno altri due che potrebbero riservarci delle brutte sorprese, e ci restano pochi contanti. Non sappiamo ancora se potremo ritirare dei soldi con la carta di credito prima di Mosca, e non vorremmo essere costretti a vendere le magliette per pagarci la benzina!
Ore 18:07.
Victor é tornato in dogana ad aspettare il fax e nient'altro si muove. Adesso dorme anche Denis. Fuori piove. Ho riletto le email che abbiamo ricevuto e alcune sono bellissime. Grazie. La mancanza di linea ci fa sentire (credo di poter parlare a nome degli altri) un pò più lontani. Siamo a tre giorni da Mosca, dove ci aspetta Tatiana, una mia amica che vive in Italia. A Mosca verrà a prenderci qualcuno del villaggio della fondazione Unietica di Marjampolé in Lituania, e poi torneremo a casa per la Polonia che conosco bene. Da Mosca in poi saremo tranquilli. Siamo a tre giorni da Mosca e questo é forse il punto più "lontano" finora raggiunto. Già a Mosca saremo più "vicini" a qualcosa di sicuro. Intanto il tempo passa e Victor non torna, perché il fax non arriva? Scrivo il diario di bordo che non posso spedire e anche questo é un pò frustrante. Ancora una volta forse il viaggio sta per finire e noi possiamo solo aspettare. Ripenso ai momenti di L'viv, quando non sapevamo dov'era Fausto. Aspettare é brutto. Fuori piove e Denis si é svegliato. Ha già in mano la telecamera e non sa che lo sto scrivendo, la punta verso la dogana e riprende i nostri nemici, di nascosto perché é vietato. Mi sono affacciato e gli ho detto cosa c'era fuori mentre riprendeva con la telecamera nascosta. ...continua il viaggio

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