Azzorre, le perle dell’Atlantico
in viaggio con Davide e Nadia in Portogallo
Incontriamo anche un “Museo do vinho”, ma noi astemi decidiamo di saltarlo.L’isola è caratteristica anche per i suoi “Imperios”, delle piccole e coloratissime cappelle generalmente site in prossimità delle chiese. In epoca passata in contrapposizione alle feste cattoliche, veniva eletto un “imperior” e festeggiato come se fosse il vero protettore della città. Ne sorgono veramente di tutti i colori, dal rosa al viola, dal verde all’azzurro.
I colori sono una costante anche per le bellissime abitazioni coloniali sparse nell’isola. Sono tantissimi gli emigrati in America che tornano e costruiscono residenze da sogno.
Girando per l’isola abbiamo avuto la fortuna di assistere alla “corrida à corda”, una corrida fatta nelle vie del paese ma con il toro legato da una corda tenuta da quattro pastori in costume tipico, i quali decideranno dove e contro chi lanciare il toro. Le punte delle corna vengono coperte da tappi in ottone e la tradizione vuole che il temerario che riesca a toccare le punte (senza farsi incornare) avrà un anno di felicità in amore. Queste corride, che terminano senza tori uccisi, al massimo ammaccati, durano un intero pomeriggio perché si inizia con un toro “calmo” fino ad arrivare al più nervosetto. Esiste un calendario dei luoghi più famosi dove viene effettuata, ma per noi è stata un’autentica ed inaspettata sorpresa.
Passa il tempo e dobbiamo già spostarci su quella che sarà la nostra ultima isola: Faial.
Faial, l’isola azzurra (chiamata così per le ortensie, qui veramente tante), è l’isola dei marinai, e (finalmente) delle balene. Arrivati a Horta, il capoluogo, la prima cosa che colpisce è il porto pieno di barche a vela di tutte le nazionalità; la tradizione vuole che ogni equipaggio di passaggio debba disegnare un murales lungo il molo. Il risultato è un muro colorato e lungo, con disegni anche bellissimi.
Questa è l’isola dove abbiamo trovato maggior difficoltà per la sistemazione. Abbiamo alloggiato per le due notti programmate all’Hotel Horta. Anche se avevamo una splendida vista su Pico, isola di fronte con il vulcano più alto e che è anche la montagna più alta del Portogallo, e i suoi romantici tramonti, non ci sentiamo di consigliarlo. A parte la “fregatura” di averlo potuto prenotare solo tramite un network internazionale (addirittura australiano); abbiamo pagato molto più del reale prezzo della camera per avere uno di quegli hotel eleganti ma asettici ai quali non siamo abituati. Considerato il poco tempo da passarci e la bellezza dell’isola, comunque non ci ha rovinato la vacanza.
Dopo l’esperienza di Whale Watching fatta a São Miguel, non eravamo dell’idea di fare un altro tentativo. Casualmente siamo capitati nell’ufficio/negozio di un gruppo di studenti universitari (Espaço Talassa http://www.espacotalassa.com/) che organizzavano le escursioni (e le vendite) a scopi benefici. Scettici abbiamo chiesto della reale possibilità di un incontro con le balene; stupiti ci hanno mostrato un calendario con segnati tutti i tipi di cetacei avvistati giorno per giorno: ogni giorno erano stati avvistate diverse balene e capodogli. Ci siamo fidati, e a ragione. Siamo partiti il giorno dopo, sempre dopo una più interessante lezione e nuovamente bardati con salvagenti, su un gommone ancora più attrezzato. È importante dire che ogni gommone carica circa 12 persone, non partono più di 2 gommoni per volta; una limitazione imposta per la salvaguardia della specie e del mare è la presenza di un numero molto limitato di barche vicino alle balene e, purtroppo, a circa 50/100 metri di distanza da queste. A chi si chiede come decidere la direzione da prendere è facilmente spiegato: grazie alle colline presenti lungo il perimetro dell’isola e sulle cui sommità sono posizionati dei gabbiotti con personale munito di potenti binocoli, il pilota riceve in tempo reale via radio gli avvistamenti. Per raggiungere i cetacei nel minor tempo possibile i gommoni hanno motori potentissimi.
Dopo avere incontrato i soliti simpatici delfini, siamo arrivati in un punto dove ci siamo fermati (con noi altri 3 mezzi) e con la nostra curiosità non vedevamo niente. Ci è stato spiegato che le balene vengono in superficie con i loro spruzzi per circa 5 minuti, dopodiché si tuffano e restano sotto per oltre 45 minuti; ecco spiegata la nostra attesa. Finalmente si vedono gli spruzzi (ovviamente il primo è stato la nostra guida), ci siamo avvicinati giusto in tempo per vedere due capodogli (probabilmente madre e figlio) che dopo un ultimo spruzzo, si tuffavano coda all’aria seguite da uno spontaneo applauso e commozione di tutti i partecipanti. Dopo altri due tentativi vani, era ora di tornare alla base (eravamo a circa 5/6 miglia dalla costa, il tutto è durato oltre 4 ore, pause di attesa comprese).
Il ritorno non è stato dei migliori, infatti ci trovavamo nel canale tra le isole di Pico e Faial con correnti e onde altissime (letteralmente volavamo) e in più pioveva, quindi acqua sopra e sotto. Ma tanta allegria e felicità.
Faial è un’isola più piccola e quindi facile da girare. Le cose principali sono i resti della più recente eruzione vulcanica dove, oltre al cratere, si possono vedere i resti di un faro e di alcune abitazioni bruciate dalla lava. È ancora un paesaggio lunare, senza vegetazione con una polvere lavica finissima che finisce fino in mare, bellissimo.
Una segnalazione va fatta anche per Porto Pim, i lettori di Tabucchi sapranno. A poca distanza dal porto di Horta, che tra l’altro possiede uno dei moli commerciali più lunghi di Europa, c’è un piccolo vulcano collegato da un istmo all’isola e dalla cui sommità c’è una bellissima vista su Porto Pim, una baia sabbiosa e vecchio quartiere di marinai, uno scenario molto romantico. ...continua il viaggio

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *









