Stai viaggiando in Polonia con Alessandro Grimaldi

Polonia: scoprirla attraverso tre città

Viaggio di: Alessandro Grimaldi
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LUBLINO
Sono a Lublino in via Grodzka. Seduto a un tavolino della piazza medioevale.U. Grodzka taglia in due la Stare Miasto, il nucleo medioevale di Lublino, tutto racchiuso all’interno di alte mura. Parte dalla monumentale porta di Cracovia, un imponente torrione che oggi la collega alla parte moderna della città, attraversa il Rynek, la piazza medioevale quasi soffocata dal palazzo del municipio sul quale si affacciano palazzi dai fregi armeni a quanto dicono le guide, costeggia l’ex quartiere ebraico e conduce attraverso la porta di Grodska, al castello. Potevo aspettarmi solo qualche chiesa da visitare qua e là. Invece il centro storico è ricco di fascino, archi, vicoli piazzette. Attorno a me splendidi palazzi, antichi testimoni di un gran passato. Una patina di antico li ricopre. Un velo di grigio che dà 300-400 anni di storia, signorile sui colori squillanti, sul giallo, sugli azzurri che spuntano qua e là. Se Zamoszcz è in un angolino d’Europa, Lublino è subito a Nord, solo che Lublino è il centro principale della Galizia Orientale, testimone di un florido passato e teatro dei più importanti avvenimenti politici della Polonia. Era il principale centro per gli ebrei della Polonia orientale, nel 1750 metà della sua popolazione era di religione ebraica, qui è stato fondato Solidarnosc, qui fu proclamato il Regno di Polonia nel 1918, e il governo provvisorio comunista polacco nel 1944.
Anche la parte moderna è piacevole e interessante. Oltre la porta di Cracovia, via Grodska prosegue con la Prospettiva Cracovia: un’allegra via pedonale tra alti palazzi fine 800, costellata di caffè all’aperto dove se la gode la giovane popolazione universitaria di Lublino in quel clima di dignità, rilassatezza e buon vivere che tanto amo della Polonia. Meglio che altrove si capisce qui il fascino della Polonia, senza tirare in ballo i tesori di Cracovia, il kitsch di Danzica o l’energia di rinnovamento di Varsavia. Più in là la Prospettiva si allarga, diventa un lungo viale alberato trafficato che passa per splendidi palazzi istituzionali, i grandi alberghi, le banche, la posta centrale, e parchi pubblici pieni di curatissime aiuole fiorite, i Giardini Sassoni.
Il cameriere del caffè all'aperto, in cui mi sono seduto per prendere una Zywiec, la lager polacca che a me tanto aggarba, appena comprende che sono straniero si siede al mio tavolo per parlare. Va ad assistere i clienti ma torna quando può. Sono le stesse feste che mi hanno fatto i teatranti oggi pomeriggio, per esempio. Gli dico che sono di ritorno da Vilnius. "Sai", mi fa, “che Vilnius è stata per lungo tempo una città polacca?". sorrido: "Dillo a un lituano e vedrai che ti risponde. I lituani sono un altro popolo, altra razza, altra lingua;Vilnius è la loro capitale. Hanno un po’ di storia comune: strinsero una sorta di confederazione con il regno di Polonia nel 1600 a formare quello che divenne il regno più grande d'Europa allora, che si estendeva dal Baltico alla Russia Bianca, dall'Ucraina all'Europa centrale. L’unione tra i due regni fu siglata qui a Lublino nel 1569, poi la Polonia invase e annesse parti della Lituania meridionale dopo la prima guerra mondiale. Invase, appunto. Anche i backpackers polacchi incontrati stamane davanti alla banca erano orgogliosi di andare a Leopoli, questa sì città storicamente polacca ora in territorio ucraino. Solo che al termine della Seconda Guerra Mondiale i polacchi di Leopoli, che diventava città sovietica, furono trasferiti (oggi si usa la parola profugo), nei territori che la Germania doveva invece abbandonare: la Pomerania, la Slesia che tornava polacca dopo 400 anni. A Breslavia, oggi, si vedono in giro teste biondissime e lineamenti più ucraini che mitteleuropei, per poi, magari, guardare nelle vetrine di uno dei tanti antiquari e vedere in bella mostra una guida turistica dell'800 della “città sulle acque di Breslavia” intitolata Der Fuhrer in Breslau.
Molti sfaccendati alle finestre o sui gradini delle abitazioni. E' una regione povera, la Polonia Orientale, rimasta a forte propensione agricola. Viaggiando sui bus della PKS per arrivare qui, come sul treno Lublino-Cracovia, si sussegue solo una gentile serie di case di campagna, fattorie, campi arati, covoni, mucche al pascolo. Vedo persino dei pozzi col secchio come nelle nostre favole. Sono lontani i paesaggi industriali della Slesia, di Katowice, le fabbriche di Nowa Huta che mi hanno accolto al mio ingresso a Cracovia 2 settimane fa, o i cantieri navali all'orizzonte di Danzica, o i grattacieli di Varsavia-Chicago. E’ la parte più povera della Polonia. Qui la gente si sente tagliata fuori, e questo genera nazionalismo.
Sono nazionalisti, del resto per un paese divenuto corpus, nazione, già attorno al 1200, e poi disgregato, umiliato, razziato da est e da ovest, dai tempi di Napoleone fino a 10 anni fa è normale un attaccamento all'identità nazionale. Lungo la Prospettiva Cracovia, in Piazza Litewski, spicca tra gli splendidi fiori polacchi una bella statua equestre di Pilsudski. Infatti. Pilsudski è un po’ il Garibaldi e un po’ il Mussolini polacco, se vogliamo mantenere il confronto con l'Italia. Ha condotto la lotta partigiana di liberazione, alla fine della prima guerra mondiale, e le battaglie per "liberare" terre oggi lituane, bielorusse e ucraine approfittando delle lotte civili all’interno dell’URSS. Poi nel ‘28 fece un colpo di stato, come tanti facevano a quel tempo, e resse il governo con piglio dittatoriale fino alla morte nel ‘35. E gli dedicano strade principali, statue bronzee e il suo corpo riposa accanto ai re di Polonia nella Cattedrale del Wawel a Cracovia.
Torna il mio amico Pavel. Mi impone di assaggiare una delle sue sigarette "Sobietski". “Sai era un antico principe polacco che”... Mi immagino ad offrire, che ne so, ad un australiano un sigaro toscano Garibaldi e a parlare dell'eroe dei due mondi. Ha un parlare concitato. "Vorrei chiederti tante cose. Prima di tutto: “Perchè sei a Lublino, come mai hai scelto proprio ripassare per di qui?” "Me lo hanno chiesto tutti qui”. Alla coppia che più tardi in una ul. Grodska oramai buia e deserta, mi indica dov'è lo"Studio 69 club" rispondo allargando le braccia e guardando i bei palazzi che ci sovrastano. "Lo so "risponde lui, naso affillato e occhi azzurrissimi, caschetto biondo, camicia ben stirata da dignità polacca. Ha ragione. E' la terza volta che sono in Polonia. Conosco Cracovia come le mia tasche, sono sempre passato da Varsavia, conosco la Pomerania, la grande Polonia, la Slesia, ma da qui non sono mai passato.
Gli stranieri magari vanno a Bialystok per i bisonti, in Warmia e Masuria per i laghi, passano da Poznan e da Breslavia, persino da Lodz, sulla via per Varsavia, ma non qui. Qui all'ostello della gioventù c'era un solo ospite ieri, ed è il 20 Agosto. Un professore di inglese polacco, ha vissuto 20 anni in Canada ed è tornato da un anno in patria. Mi becca poi che mangio in un ristorante messicano vicino alla piazza della città vecchia. Il ristorante si chiama Pueblo Desperado. “Oggi ci sono altri 2 ospiti”, fa. Due cicloturisti, ha visto le biciclette.
Do un paio di boccate alla Sobietski; sono buone. Guardo le vecchine che all'angolo della strada radunano i fiori che vendono ai passanti. Fiori belli di vivaci colori, come ne vedo tanti in questo paese, penso che questa è Polonia. Dietro quell'angolo ho incontrato una compagnia teatrale, oggi pomeriggio. Stavo cercando una pensione, probabilmente la miglior location in the centre of the town. Ma era chiuso. Loro erano davanti al vecchio teatro che stanno cercando di riportare alla luce, tavolino e panchetto per le sottoscrizioni. Ho dovuto scrivere in italiano qualcosa di serio e lungo sul guestbook e sul tabellone una frase ad effetto. Il teatro è del 1700, è il più vecchio teatro di Lublino, ma cade a pezzi. E' di architettura italiana. Dieci anni fa dei vandali gli hanno dato fuoco e dei palchi sono bruciati. Dovrei cercare un alloggio, ma il più eminente ed anziano fra i teatranti mi illustra con precisione la storia e l'architettura del teatro. Ha movenze eleganti e gentili, come il suo eloquio, ogni tanto non trova le parole in inglese e allora passa a parlare in tedesco o francese. Durante il socialismo il teatro era un cinema; ricorda di aver visto "Femme fatal" di King Vidor. In un angolo sono ammonticchiati resti di scena e calcinacci. Il Teatro qui ha tradizione e storia, gli spettacoli di piazza a Vilnius erano spesso pezzi di "black teatre", la mia amica autrice teatrale Viviana si illuminò quando le parlai di Opole, in Slesia, le ho mandato una fotografia del teatro diretto e fondato da Grotowski, in pieno Rynek a Breslavia.
Pavel si siede ancora: “sicuro che non ti disturbo?” "Forse ora vorresti provare la birra scura." Accetto. "Cosa sapevi di Lublino prima di venire qua?"
Vorrei dire che Lublin ha il suo corrispettivo italiano e questo è già tanto, vuol dire che è antica, che ha storia alle spalle. Indico, invece, il libro che ho nella sacca. E’ un libro di Singer. Isaac Benishev Singer, premio Nobel per la letteratura nel 1978, è nato in questa regione, a Radzymin per la precisione, da famiglia rabbinica; qualcuno lo considera tra i maggiori scrittori del secolo. E io tra questi. Molti suoi libri e racconti sono ambientati nella sua regione natale tra pii ebrei e demonietti (dybbuk) ardonici.
Alloggio in un grande albergo vicino al castello e alla stazione degli autobus. Un palazzone a vetri anni 70, in stile sovietico, di 15 piani. La mia guida lo chiama “an unsavoury workers’ hotel. The main clientele are visitors from the eastern border”. Ho una singola a 12 euro al decimo piano, un piccolo frigobar in camera, dalle finestre a vetri lungo le scale vedo la Lublino moderna, anonima come tutte le periferie. ...continua il viaggio »
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