Polonia

Polonia: scoprirla attraverso tre città

in viaggio con Alessandro Grimaldi in Polonia

Itinerario

VARSAVIA
Sono a Zachodnia, una stazione ferroviaria secondaria di Varsavia, accanto alla stazione degli autobus; più o meno come la Tiburtina da noi. Sono le h. 8.43. Il mio treno doveva essere arrivato già da 3 minuti sul binario, per poi ripartire alle 8.45. Mi aiuta un ragazzo con una di quelle facce grosse e buone che possono avere i polacchi. Chiede qua e là, rifà la fila per me alla biglietteria. Il fatto era complicato, l’orario dei treni l’avevo letto bene, ma il treno è stato sostituito con un altro che passa dopo un’ora e quindi non hanno segnalato cancellazioni o altro. E io che ero orgoglioso della settimana prima, quando avevo ben interpretato il rumoreggiare della folla che segnalava il cambio di binario del Poznan – Breslavia!
Il mio amico si chiama Piotr, ha 18 anni; pur viaggiando da solo, ho qualcuno che mi saluta mentre il treno parte. Dal finestrino gli offro una sigaretta, è una Marlboro light, il cui costo qui è all’incirca 2 euro. Strabuzza gli occhi quando vede il pacchetto. Lui ed i suoi amici il sabato le comprano sfuse, in genere tre sigarette a sabato, è che costano troppo. “Viaggi da solo?”-“Mi ci trovo molto bene” “E la tua ragazza?” Ci siamo lasciati, dovrei dirgli la verità ? “E’ a casa, le donne in viaggio danno solo impacci.” Il treno parte. Per Lublino.
Torno dalla Lituania, mi sono fermato a Varsavia all’andata. E c’ero già stato nel 97.
Varsavia si è riempita di grattacieli, pare Chicago. Dalla stazione degli autobus verso il Centro tantissimi grattacieli di multinazionali, enti pubblici, aziende municipali... C’erano già allora ma non così tanti, in genere di stampo sovietico o non; spiccava il grattacielo Mercedes con la stella a tre punte in cima, tipo Berlino. Oggi però si perde fra i tanti. Del resto ha un senso... Varsavia volente o no aveva come simbolo il Palazzo della Cultura, e l’architettura nuova si è dovuta adeguare. Dopo la guerra Stalin volle gratificare il valoroso popolo polacco (durante la seconda guerra mondiale morirono 6 milioni di polacchi, un quinto della popolazione, mentre Varsavia fu ridotta in rovine per l’85%, il quartiere ebraico raso al suolo... oggi vi aggirate per blocchi socialisti anni 50’) costruendo un monumento immenso, spropositato: una torre enorme in muratura, larga 4 isolati, che fino a metà degli anni 80 era la più alta costruzione non in acciaio d’Europa. Sembra un guardiano della città. Se uscite dalla stazione Centrale, alzate gli occhi, alzateli di molto e lo vedrete. Varsavia è capitale, questo vuol dire milioni di abitanti, palazzi del potere, monumenti imponenti, grandi strade per le parate, confusione, traffico, prezzi alti per gli alberghi. Varsavia è poi capitale di un paese di 40 milioni di abitanti.
Ma di Varsavia parleranno altri forse in queste rubrica. Io voglio solo dirvi che ho passeggiato per i Giardini Sassoni.

ZAMOSZCZ
In polacco sz si pronuncia come il nostro sc in sciarpa; cz come c in ciao. Zamoszcz ha un suono dolce a pronunciarsi.
Non vado a Zamoszcz per questo però. Non solo. Se vogliamo seguire la lista UNESCO del patrimonio dell’Umanità relativa alla Polonia, accanto ai centri storici delle città famose, Cracovia, Varsavia, Danzica, c’è anche quello di Zamoszcz. I polacchi la chiamano la perla del Rinascimento, la Padova del Nord: durante i 6 anni dell’occupazione nazista, fu ribattezzata “Himmlerstadt”; ecco cosa ti può capitare ad avere come estimatori gerarchi nazisti! Come in tutte le città della Polonia la meraviglia è la piazza centrale... a quanto pare questa è tra le più belle; una piazza grande, molto grande, con un’atmosfera di armonia e gioia di vivere, impreziosita da palazzi a 2 o 3 piani dalle facciate gialle, rosse o azzurre, pinnacoli sulla sommità e canoni rinascimentali, con bianche arcate in stile padovano che corrono lungo tutto il suo perimetro. Poi, sul lato nord della piazza, e non al centro, contrariamente alle altre piazze polacche, c’è il municipio, con una lunga scalinata che compie una mezza curva per portare all’ingresso monumentale. Molto spettacolare!
Verso la fine del 1500 l’ultimo rampollo dei principi Zamoyski, tornò dagli studi compiuti a Padova e volle costruire per sé ed il suo popolo una nuova città. Una bella e nuova città, lontana dai canoni degli odiati vicini russi, e basata invece sullo splendore delle città italiane. Chiamò il più famoso architetto padovano, Bernardo Morando, e fondò Zamoszcz.
Quattro secoli di storia hanno levato il velo di artificiosità che una città progettata a tavolino può avere. Zamoszcz fu costruita al centro della Galizia Orientale, tra Lublino e Leopoli, tra le vie commerciali fra Europa Centrale e Russia e divenne importante centro di mercati e fiere, si popolò di armeni e turchi, greci e italiani, russi e tedeschi; il conte vi fondò nel 1594 l’Università, aumentando il clima multiculturale della città, Zamoszcz era la terza Università dell’Europa dell’Est ad essere istituita dopo Cracovia e Vilnius. Poi venne la seconda guerra mondiale, ed Himmlerstadt fu il laboratorio nazista della Germanizzazione della Polonia, coloni tedeschi vi si trasferirono in luogo degli abitanti originari; dei 12.000 ebrei, il 45% della popolazione, non si seppe più nulla. Alla fine della guerra la Polonia, fu ridisegnata, parte della Galizia orientale fu inglobata dall’URSS e Zamoszcz si ritrovò in un angolo così polveroso d'Europa, all’estremo confine Sudorientale della Polonia, vicino Bielorussia e Ucraina. ...continua il viaggio

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