Il Perù da Lima al Nord (prima parte)
in viaggio con Gabriele Poli in Perù
Chavín non aveva necessità di esercito; era la Città Santa e nessuno avrebbe mai osato profanarla. I sacerdoti, uomini e donne, studiavano i movimenti degli astri, registravano gli spostamenti del sole e le fasi lunari; erano governanti pacifici, ma il terribile Giaguaro Dorato, il Felino Volante, che osservava da lassù - la stella Sirio, appartenente alla costellazione del Cane Maggiore - esigeva onori e tributi. Una o più volte l’anno, i sacerdoti sceglievano gli eletti, solitamente fanciulle e fanciulli, incaricati di raggiungere il dio per recargli le suppliche del popolo. Essere scelti significava onore, gloria e gioia eterna e i ragazzi facevano a gara per fungere da messaggeri. I prescelti venivano preparati per lunghi mesi, purificati nei sotterranei sacri, drogati con il Sanpedro, un cactus allucinogeno, e sacrificati nella piazza circolare. La loro essenza s’involava verso la dimora celeste e la vita eterna.Ci avviciniamo alla prima importante struttura del sito archeologico, il Tempio Antico. Al centro di una piattaforma quadrangolare, in una depressione profonda 2,10 metri, si apre la piazza circolare, lo spazio sacro dove, presumibilmente, venivano sacrificati i “messaggeri”. Incise sul muro occidentale, immagini di felini e vari personaggi paiono sfilare in processione, recando in mano il cactus allucinogeno e suonando il pututu, la grande conchiglia marina usata, in seguito, anche dagli Inca come strumento musicale o tromba per gli eserciti.
Dalla piazza circolare salgono due scalinate in direzione est e ovest; da quest’ultima si accedeva ad una piattaforma e ancora più su, fino alla sommità del tempio da dove i sacerdoti studiavano i cieli.
L’altro grande edificio è il Tempio Nuovo, circondato in gran parte da una cornice scolpita con immagini di felini, uccelli e serpenti al di sotto della quale - e a dodici metri dal suolo - sono incastrate le Cabezas Clavas, le “teste chiodo” raffiguranti spaventosi volti umani. Le cabezas servivano, forse, da forche per punire i dignitari colpevoli di gravi mancanze.
La nostra attenzione è attratta dai misteriosi sotterranei, un labirinto buio e tetro che si snoda sotto al tempio con camminamenti, piccole stanze e canali di scolo che giungono sino al rio Mosna. All’incrocio di quattro sentieri sotterranei, si erge una possente stele a forma di lancia, conficcata nel terreno; è il Lanzón, forse il monumento più famoso di Chavín, raffigurante una divinità dalle caratteristiche antropomorfe, la bocca a due zanne, mani e piedi muniti di artigli rapaci, capelli e sopracciglia in forma di serpenti.
Dall’interno del sotterraneo, il sacerdote principale dettava al popolo le direttive del dio; la sua voce, grazie a sofisticati condotti di aerazione, si espandeva all’esterno, nella grande piazza dove i dignitari erano chiamati a raccolta. Chavín de Huántar era il luogo dove si concentravano le forze della natura e per tale motivo fu eletto a centro sacro.
Passeggiamo ancora qualche minuto attraverso l’ampia area archeologica, ammirando il Portico dei Falchi, l’Architrave dei Giaguari, l’Altare di Choquechinchay e, lanciando un ultimo saluto alla Città Santa, riprendiamo il cammino lungo il Callejón de Conchucos.

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