Da Cajamarca a Cuzco sulle orme di Pizarro
in viaggio con Gabriele Poli in Perù
Oltre a BAÑOS DEL INCA, le terme di Atahualpa con l’acqua che esce a 79°C, vale la pena visitare il sito geologico di COMBE MAYO, a mezz’ora di strada dal capoluogo, con misteriose caverne scavate nella roccia e solcate da petroglifi. Qui, fra alte pareti di pietra, percorriamo una scalinata di roccia alla fine della quale si apre una spianata circondata da torri di granito e grotte. Immersi nel silenzio, solo interrotto dal gemito del vento, seguiamo per un breve tratto un antico canale d’irrigazione lungo otto chilometri che, alla fine, sbocca in una diga di pietra dove i primi abitanti deviarono le acque del versante atlantico verso il Pacifico per rendere fertili le proprie terre; un autentico miracolo d’ingegneria.CONFRONTO FRA DUE CULTURE
A Cajamarca - il cui significato è “paese del fulmine” secondo alcuni e “regione delle spine” secondo l’Inca Garcilaso de la Vega - ebbe luogo nel secolo XVI il confronto tra due culture antagoniste, scontro simbolizzato in una stanza piena d’oro e due d’argento. Nel secolo XXI, con le miniere di Yanacocha, Cajamarca si imbatté ancora una volta nella leggenda del prezioso metallo.
LAS VENTANILLAS DE OTUZCO
Otto chilometri a nord di Cajamarca, in un faraglione del colle Llanguil, vi sono quattro grotte quadrate scavate nella roccia vulcanica e disposte su vari piani, conosciute come Las Ventanillas; si tratta di tombe della cultura Cajamarca (600-1200 d.C.). Alcune sono semplici e altre contengono diverse piccole stanze laterali. Fu un luogo “tardivo” di sepoltura, nel quale venivano depositate le ossa dei morti, poi ricoperte con una lastra.
L’undici agosto del 1533, Pizarro, con il socio Diego de Almagro, lasciò Cajamarca, attratto dalla mitica capitale inca, Cusco.
Per quanto possibile, cerchiamo anche noi di percorrere l’itinerario degli spagnoli, lungo il CAPAC ÑAN, il cammino reale inca che collegava le due capitali, Quito in Ecuador e Cusco in Perù.
La strada non è certo delle migliori, ma in qualche modo giungiamo a CAJABAMBA, ai piedi della montagna tutelare Chochonday. Altri sessanta chilometri verso sud e ci accoglie il villaggio di HUAMACHUCO dove, fra il 400 e il 1000 d.C. fiorì l’omonima cultura. Nei pressi del paese, visitiamo CERRU AMARU ,“monte serpente”, sulla cui cima i chiles, pozzi artificiali, ci ricordano che il luogo era un santuario dedicato al culto dell’acqua. A pochi chilometri sorge MARCAHUAMACHUCO, altro tempio ricco di costruzioni monumentali, deputato alle feste in onore degli antenati.
Comprendiamo che sarà quasi impossibile proseguire ancora a lungo per questa via, a meno di non procedere a piedi o a dorso di mulo; d’altronde, gli Inca non disponevano di animali da tiro e quindi non sapevano che farsene di carri su ruote. Il Capac Ñan, paragonabile per estensione e magnificenza alle strade romane, fu disegnato, infatti, per un mondo a piedi. ...continua il viaggio

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