Dopo piu' di dieci anni di viaggi consecutivi, per lavoro e per diletto, vi racconto oggi il viaggio in un Paese che mi ha coinvolto, mi ha attratto e momentaneamente mi ha fatto smettere di viaggiare:
l'Honduras.
Nel 1999, precisamente a Novembre, mentre iniziavano le mie ferie, vivevo tra Messico e Cuba, dov'ero occupato professionalmente rappresentando un tour operator italiano da ormai molti anni.
Il continente latino americano mi ha sempre attirato, ma non lo conoscevo per intero, quindi decisi di intraprendere un viaggio attraverso il continente centroamericano, ed arrivai in Honduras.
Il tempo a mia disposizione era molto, quasi due mesi, durante i quali avrei attraversato tutto il CentroAmerica alla scoperta di questa fetta di America Latina, ancora vergine ai miei occhi, e a tutti i miei sensi.
Sono atterrato nella caotica città di San Pedro Sula il 28 ottobre del 1999, i miei bagagli erano rappresentati dal mio inseparabile zaino/valigia che ormai da piu' di 5 anni mi accompagnava lungo i miei viaggi in Asia e in America Latina.
La citta' di San Pedro Sula mi ha inmediatamente demoralizzato, presentandosi a me in una domenica mattina molto calda; il termometro sfiorva i 45 gradi, le strade erano deserte e le strutture degli edifici erano quelle di una grande città cresciuta troppo rapidamente, senza criterio. Nella parte bassa, le catapecchie mi riportavano a pensare alle Favelas del Brasile, mentre all'orizzonte scorgevo enormi edifici rappresentati da Banche, Assicurazioni e qualche grande Hotel.
Inmediatamente il taxista mi ha messo in guardia sulla sicurezza personale, sconsigliandomi di restare nella zona bassa della citta', frequentata da individui pericolosi. Iniziai a cercare un alloggio nella zona alta, tra i grandi edifici, e i boulevard, rendendomi conto che già mi mancava il mio Messico....la mia Cuba.
Già dal giorno dopo iniziai a muovermi con i trasporti pubblici verso il Nord del paese, mi volevo dirigere verso le zone rurali ai confini con il Guatemala, dove, secondo la mia guida si trovavano le Rovine Maya di Copan. Attraversando paesaggi naturali idilliaci, percorsi un tragitto lungo un'unica strada in buone condizioni: attraversavo piantagioni di banano, caffè, e mi dirigevo verso le montagne...già il mio umore iniziava a migliorare, già sentivo la gioia di essere inghiottito da una natura prepotente, da ambienti tradizionali, da gente del luogo, ancora non abituata al costante contatto con gli stranieri....tantomeno con i turisti. Parallelo alla lunga strada scorre il RIO COPAN, un fiume molto lungo che arriva proprio alle Rovine Maya e le attraversa per seguire il suo corso; per i maya il fiume, l'acqua erano la benedizione degli Dei. La strada ad un certo punto si sviluppa in curve e tornanti consecutivi che si arrampicano su
montagne non molto alte, dove scorgi appena i villaggi delle minoranze etniche, dove la natura e' protagonista e sfoggia il meglio di sè.
Ammiro le numerose Ceibas dei giganteschi alberi simili al Baobab africano che popolano il CentroAmerica, Flamboyan multicolori, e una varieta' enorme di piante, alberi, arbusti che si mescolano alle coltivazioni degli indigeni.
Finalmente si arriva al caratteristico paesino di COPAN RUINAS, dove sembra che il tempo si sia fermato....
Qui le stradine ciotolate attraversano il piccolo paesino di Copan Ruinas in lungo ed in largo creando un saliscendi continuo; ...continua il viaggio »