In Sardegna riveste grande interesse storico, culturale ed etnologico il Carnevale Barbaricino, legato ai cicli della morte e della rinascita della natura. Rituali arcaici di esorcizzazione e maschere orride simboleggiano in chiave grottesca il rapporto uomo-animale, che è alla base del sistema economico-sociale della Barbagia, fondato principalmente sulla pastorizia e l'allevamento.
Tra le molte località interessate, spiccano Ottana (con le figure dei Merdùles e dei Boes), Orotelli (con i Thurpos) e Mamoiada (con i Mamuthones e gli Issocadores). Proprio il Carnevale di Mamoiada, località situata a una quindicina di chilometri da Nuoro, è lo spunto per "Un'idea per un mese" che Ci Sono Stato suggerisce ai propri lettori per il prossimo febbraio.
Già in una pubblicazione sarda del 1951 si leggeva testualmente:
<<< ... I Mamuthones e gli Issocadores "escono" come dicono a Mamoiada, il 17 gennaio per la prima volta "sa die de Santu Antoni", di quello stesso santo per cui grandi fuochi votivi si accendono in tutta la Barbagia, ma in altri tempi quest'uscita avveniva già verso l'Epifania o addiritura a Natale. Senza Mamuthones non c'è Carnevale, affermano le genti di Mamoiada: il che vuol dire che è questa la più importante manifestazione, quasi il simbolo del Carnevale e allo stesso tempo l'apparizione dei Mamuthones è segno di festosità, di allegria, di tempi propizi. I Mamuthones vanno accompagnati dagli Issocadores, dai portatori di "soca", di una lunga fune, cioè, che ora è fatta di giunco per il solo uso carnevalesco ma anticamente era di cuoio pesante e serviva per prendere al laccio le bestie di grossa mole. >>>
I Mamuthones indossano abiti di velluto e una "mastruca" (pelle di una pecora nera). Sul dorso è legato un pesante grappolo di campanacci da bue, mentre una collana di campanelle è appesa al collo. La testa è coperta dalla "berritta" (berretto) tenuta da un fazzoletto marrone annodato sotto il mento. Sul viso è applicata "sa bisera", una maschera di legno nera assurta ad elemento emblematico della manifestazione.
Con i Mamuthones, i reali protagonisti dell’evento, sfilano gli Issocadores , che aprono e chiudono il corteo. Essi indossano un giubbetto rosso, dei calzoni bianchi o scuri, uno scialletto sui fianchi, una "berritta" sul capo tenuta da un fazzoletto variopinto stretto sul viso, una bandoliera con sonagli di bronzo e ottone. In mano stringono "sa soca", una fune di giunco.
I Mamuthones procedono generalmente in gruppi di dodici, muovendosi a coppie in modo ritmico, quasi ipnotico, con salti e colpi di spalla, curvi sotto il peso dei campanacci che risuonano cupamente. Gli Issocadores, normalmente non più di otto, procedono invece agilmente e all’improvviso lanciano sa soca, catturando con grande abilità giovani donne, amici e spettatori. I catturati (non le donne) hanno l’obbligo di offrire da bere al gruppo mascherato.
Fra le differenti supposizioni che si possono fare intorno all'origine dei dei Mamuthones sembra plausibile quella di una processione in commemorazione di un evento storico locale. Sono numerosi nella storia sarda gli avvenimenti che possano aver dato origine alla cerimonia dei Mamuthones. Ad esempio, dal Medioevo sino alle soglie dell'Ottocento la Sardegna fu più volte assalita dai pirati saraceni. In epoca bizantina i Sardi a vantarono peraltro qualche vittoria su "Sos Moros" e si può supporre che alcuni di questi mori, fatti prigionieri, siano stati condotti a Mamoiada dai pastori che li avevano catturati, magari servendosi proprio del laccio (sa soca).
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