Stai viaggiando in Tibet con Fabio Ramelli

Viaggio in Tibet, tra cielo e spiritualità

Viaggio di: Fabio Ramelli
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Introduzione

Questa è la cronaca di un bellissimo viaggio in Tibet e Nepal fatto nell’estate del 2007. Poiché in pratica sono state due esperienze diverse in paesi diversi abbiamo deciso di raccontarlo in due parti. Qui c’è la descrizione del viaggio in Tibet, fatto passando da Kathmandu, e durato due settimane. Il diario di viaggio è ripeso dalla moleskine scritta strada facendo, rivisto e condensato.
La nostra intenzione era di vedere il Tibet tibetano, cercando di avere a che fare il meno possibile con i cinesi. Da qui la scelta di entrare dal Nepal e di appoggiarci ad agenzie e strutture locali. Attualmente è possibile arrivare in Tibet esclusivamente transitando dalla Cina o dal Nepal. Da dove entri devi uscire. In questi posti va chiesto il visto (che non si può chiedere dall’Italia) e non è detto che te lo diano. Per entrare è obbligatorio far parte di un gruppo (ma basta essere in due o aggregarsi con altri viaggiatori individuali) ed avere guida ed autista. E’ possibile arrivare a Kathmandu ed affidarsi alle tantissime agenzie locali che ti offrono pacchetti turistici ed escursioni sull’Himalaya ed in Tibet. Noi abbiamo impostato il viaggio dall’Italia e ci siamo affidati a Franco Pizzi un italiano che vive a Darhamsala ed organizza viaggi in Asia. Il programma l’abbiamo deciso con lui, che ha ascoltato le nostre idee e ci ha organizzato le cose al meglio. Ed anche se non era con noi fisicamente ci ha telefonato spesso per sapere come andava e darci i suoi consigli, da grande viaggiatore e studioso del Tibet. Siamo rimasti molto soddisfatti.
Abbiamo volato con la Qatar Airways ed abbiamo avuto tanti problemi: non ci è piaciuta per niente.
La militarizzazione del Tibet è massiccia: i monasteri più importanti sono circondati da caserme e tutti gli edifici di rilievo sono presidiati da militari, compresi ponti, ferrovia, fabbriche ed i luoghi sacri come il Jokhang ed il Potala. E’ obbligatorio avere il passaporto e viene chiesto spesso, soprattutto fuori Lhasa.
La moneta è lo yuan cinese. Dieci yuan corrispondono ad un euro. Per mangiare abbiamo speso in media 40-50 yuan in due. Ma volendo si può spendere anche meno, basta avere coraggio.
La lingua è un grosso problema: praticamente nessuno parla inglese, nemmeno negli alberghi. La nostra guida parlava uno strano inglese quasi incomprensibile. Tutti i cartelli e le insegne sono in cinese e tibetano. Le poche scritte in inglese contenevano errori clamorosi. Gli occidentali sono pochissimi, la maggioranza dei turisti che abbiamo visto erano cinesi, di solito in grandi gruppi rumorosi, irrispettosi dei luoghi e delle persone. La pressione turistica è comunque inesistente, almeno per i nostri standard.
Siamo partiti il 18 agosto 2007 e dopo aver toccato Doha (Qatar) e Dahka (Bangladesh) siamo arrivati a Kathmandu il 19. Il 22 abbiamo preso l’aereo della China Air per Lhasa, la capitale del Tibet. Il programma prevedeva di girare la prima settimana nella zona centrale intorno a Lhasa, fare una puntata a nord verso l’altopiano, e poi scendere lungo la Friendship Highway rientrando in Nepal via terra, con deviazione al Campo Base dell’Everest.
Ecco il racconto del viaggio in Tibet.

Itinerario

22-08-2007 (Tsetang)
Il volo dura soltanto 1 ora e sorvola l’Himalaya; tra le nuvole spunta l’Everest! A Gongkar (l’aeroporto a 90 km da Lhasa) siamo scesi in pochi (il volo proseguiva) con non più di 20 occidentali. Dopo vari controlli siamo arrivati dietro una linea disegnata in terra dove un militare ci ha controllati i documenti e ci ha uniti alla nostra guida che ci aspettava dietro un bancone. E’ un giovane tibetano allampanato, si chiama Lagpha e parla un pessimo inglese, peggio di me. Lui e il nostro autista, Phasa, ci hanno accolto con i katà, le sciarpine bianche di buon auspicio.
La nostra prima tappa è Tsetang, cittadina di 50.000 abitanti, prevalentemente cinese, a circa 3400 metri di altitudine. Lì per lì non senti niente ma appena ti muovi ti gira la testa, ti viene mal di testa e la nausea. Siamo alloggiati allo Shannon Postel Hotel, un albergo abbastanza pulito.
Il pomeriggio siamo usciti ad esplorare i dintorni di Tsetang visitando il Monastero femminile di Sang-Ngag-Zimche dove vediamo il nostro primo Buddha Chenresig (Avalokiteshvara, il Buddha della Compassione, reincarnato nel Dalai Lama). E poi ci siamo fermati al Monastero di Tsetang dove ci sono tre enormi statue di Tsongkhapa.
Abbiamo cenato in un ristorante Tashi, molto diffusi qui, con un ingresso lurido e puzzolente al 1° piano (ma vedremo di molto peggio più avanti), insieme con la guida e l’autista ma è molto difficile comunicare a causa della lingua. Dopo la cena, leggerissima, è iniziata l’agonia: ci sentiamo davvero male e siamo andati a letto alle 8. ...continua il viaggio »

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