E' la parte conclusiva del magnifico viaggio in Patagonia di Anna. La prima parte è già stata pubblicata su questo stesso sito con il medesimo titolo.
Martedì 7 febbraio 2006 – P.N. Tierra del Fuego (Ushuaia)
Oggi li tempo è peggio di ieri, come siamo stati fortunati! Il nostro aereo parte solo in serata e quindi abbiamo tutto il giorno per conoscere ancora questi posti. Il nostro programma originale prevedeva di andare con la seggiovia fino al ghiacciaio Martial e di qui fare un breve giro nella zona, ma il tempo è brutto e il ghiacciaio è avvolto nella nebbia.
In alternativa propongo a Marco di andare a percorrere quel tanto decantato sentiero lungo la costa nel parco nazionale della Terra del Fuoco: senda costera. Il primo che osa ancora venirmi a decantare la bellezza di questo sentiero si riceve una scarpa sul naso. Certo se paragonato a una passeggiata in centro sotto i portici è fantastico ma se paragonato al sentiero per il Cerro Torre o il Fitz Roy... gente questi sono panorami!
Prendiamo il solito bus, con il medesimo autista di ieri e scendiamo esattamente alla partenza del sentiero. Inizialmente passa nel bosco per poi uscire e costeggiare la costa per un lungo tratto, in tutto sono 6,5 km.
L’ambiente è particolare, soprattutto lungo la costa, ma il sentiero è uno strazio. Fango, fango e ancora fango. Ci imbrattiamo da far schifo. La giornata è grigia e questi posti hanno un che di malinconico e triste. Incontriamo qualche persona ma non sono molti coloro che si sono avventurati su questo sentiero. Oltrepassiamo anche un campeggio, non ci sono molte tende e non stento a crederlo, con questo tempo non mi passerebbe nemmeno nell’anticamera del cervello di montare una tenda in questo bel terreno molliccio e di dormire tutta la notte raggomitolata nel mio sacco a pelo mentre la pioggia inzuppa ben bene la mia tenda e tutto quello che gli arriva a tiro.
Devo dire che quando raggiungiamo la strada asfaltata siamo veramente contenti, tutto quello camminare nel fango alla fine ci ha snervato non poco, il paesaggio è carino, ma nulla di più. Niente di così eccezionale come descrive la guida, belle vedute sul canale ma da qui a chiamarle vedute ‘mozzafiato’.
Aspettiamo il bus per il ritorno lungo la strada, la caffetteria non è lontana ma questo sistema funziona così. Quando vedi arrivare il bus lo fermi e se c’è posto ti fa salire, gli fai vedere il tuo bel bigliettino di andata e ritorno e il gioco è fatto.
Tornati in città ci comperiamo una bella fetta di crostata per merenda, facciamo qualche passo in centro e lungo la baia per poi andare a recuperare le nostre valigie e con un auto remises (10$) raggiungiamo velocemente il piccolo aeroporto di Ushuaia.
Al check-in ci informano di un ritardo di due ore sull’orario di partenza e ci forniscono un biglietto per andare ad usufruire di uno spuntino in attesa del volo, non come a Torino che abbiamo aspettato più di due ore un volo e non ci hanno nemmeno offerto una caramellina nonostante fosse ora di cena!
Il volo è piuttosto perturbato, i forti venti sballottano per benino il velivolo e anche la fase di atterraggio è piuttosto dondolante, fortuna che io scendo a Trelew e non devo proseguire come altri fino a Buenos Aires. Quasi tutti gli aerei che attraversano il paese da nord a sud e viceversa, partendo o arrivando nella capitale prevedono una fermata intermedia con scambio di passeggeri. Chi prosegue non scende.
Che dire dell’aeroporto di Trelew? Altro esempio di aeroporto microscopico, c’è un vento fortissimo ma caldo, molto caldo. Un altro bello sbalzo di temperatura! E’ mezzanotte ed è tutto chiuso, le uniche anime in aeroporto sono i viaggiatori da e per questo volo e coloro che, per qualche motivo, devono ricevere i nuovi arrivati.
Visto che siamo due ore in ritardo, io resto ad aspettare i bagagli mentre Marco va a sbrigare le pratiche con il tizio dell’Avis che chissà da quanto è li che ci aspetta. Ovviamente niente ufficio in aeroporto, le modalità sono le stesse, sono venuti a portarci direttamente l’auto in aeroporto. L’auto è un po’ più grossa della precedente ma non si può dire messa meglio. Il tipo ci fa uno strano discorso sul fatto che possiamo, se vogliamo, cambiarla il giorno dopo. Non ne capiamo il senso e poi non vogliamo perdere un’altra mattinata per recuperare un’altra macchina, se questa funziona va bene lo stesso. ...continua il viaggio »