Stai viaggiando in Egitto con Leandro Ricci

Cercando un altro Egitto - 2. Una rosa per Akhenaton

Viaggio di: Leandro Ricci
Data viaggio: Marzo 2006
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Introduzione

Come si sa, negli ultimi anni è andato via via crescendo l'interesse per l'Antico Egitto. Libri, riviste, siti internet, trasmissioni televisive, seminari, corsi specializzati hanno coinvolto una grande quantità di persone desiderose di saperne di più su una delle civiltà più strabilianti della storia dell'umanità.
Come accade quando ci si appassiona a un argomento, che sia esso inerente a letteratura, storia, arte, sport, musica, cucina, spettacolo o quant'altro, accade a ciascuno di eleggere personaggi che per una qualche ragione emanano curiosità, simpatia, fascino. Tra i Faraoni, un forte gradimento - almeno tra i componenti nel nostro gruppo - va ad Akhenaton, forse per la "rottura" da lui esercitata con la tradizione o per i misteri che pervadono il suo regno. Proprio una rosa rossa è il ricordo che la nostra Franca ha voluto porre - tra la perplessa curiosità dei custodi - all'interno della sua tomba quale omaggio alla memoria del Faraone "eretico", figura assolutamente singolare della storia egizia.
Il diario che segue è la seconda parte che si riallaccia al resoconto di viaggio dal titolo "Tutte le pietre del Faraone" già pubblicato su questo stesso sito. Là ho riferito delle giornate trascorse nei siti dell'Alto Egitto, qui tratteremo del Medio, mentre la terza e conclusiva parte verterà sul Basso Egitto.
Anche se a molti è noto, ricordo che le definizioni di Alto, Medio e Basso non sono riferite al nord e al sud geografici ma - al contrario - al corso del Nilo: alto nel tratto più vicino alle sorgenti, basso verso la foce.

Itinerario

Domenica 26 marzo 2006
Eccoci quindi a EL-MINYA, località che ieri sera, arrivando qui alle 21,30 passate, abbiamo appena "intuito" più che visto. E' una città nel cuore del Medio Egitto, molto estesa, prevalentemente moderna, con qualche spunto piacevole come l'arioso lungo Nilo, i viali adiacenti, qualche animato mercato. Poco turismo, più che altro un luogo in cui fare base per chi - come noi - voglia approfondire una regione dell'Egitto tagliata fuori dai pacchetti della più parte dei Tour Operators tradizionali, incentrati di norma sulle zone del Cairo, di Luxor e di Assuan, queste ultime unite dalla classica crociera sul Nilo.
Il programma odierno verte su alcuni siti ubicati in un'area fra i 25 e i 50 km. a sud di El-Minya. La posizione del primo, BENI HASAN, è spettacolare: in un paesaggio desertico una larga scalinata, moderna ma lodevolmente costruita con la pietra locale, sale fino ai piedi di un'ampia bastionata rocciosa alla cui base - lungo una specie di terrazza naturale - nel corso del Medio Regno governatori e feudatari fecero scavare le proprie tombe. Prima della visita, vale la pena sostare in ammirazione dello scenario sottostante: a mezza costa si estendono le suggestive rovine dell'antico villaggio di Beni Hasan, più in basso una distesa a perdita d'occhio di verdissimi campi coltivati alternati a palmeti e attraversati dal Nilo che in questo tratto presenta una splendida colorazione azzurra.
Tra le 39 tombe presenti, è in programma la visita di quattro, sempre accompagnati da uno o più custodi - che aprono i rispettivi cancelli - e da un poliziotto: non mi dilungherò su quanto già detto nella prima parte del resoconto riguardo all'ineluttabilità del bakshish (nonostante si sia già pagato il relativo biglietto, in questo caso 20 LE, circa 3,5 €) ad entrambe le "autorità", ma confermo che sarà una costante di tutto il viaggio.
Le tombe rivestono grande importanza per la bellezza e la varietà dei temi delle pitture murali all'interno. In quelle simili di Baket e del figlio Kheti (XI dinastia, circa 2140-1990 a.C.) sono rappresentati lottatori in 130 diverse posizioni, raffigurazioni di attività quali cestai, barbieri, tessitori, scene di caccia nel deserto e nel papireto, figure di danzatrici e giocatrici di palla. Pure simili tra di loro sono quelle di Amenemhat (o Ameny) e Khnum-Hotep (XII dinastia, 1990-1785 a.C.): sulle pareti della prima sono riportate iscrizioni con i titoli del principe e l'immancabile elogio della sua amministrazione, la seconda costituisce il fulcro della visita di Beni Hasan per le affascinanti decorazioni del defunto a caccia e a pesca, dell'albero degli uccelli con svariate specie di volatili appollaiati sui rami, soprattutto la famosa carovana dei Semiti, un corteo di 37 beduini che portano mercanzie, con uomini, donne e bambini caratteristici per le acconciature e le vesti variopinte.
Presso la località Istabl Antar pochi chilometri più a sud, anch'esso in posizione elevata sul deserto, è ubicato lo SPEOS ARTEMIDOS, un tempio completamente intagliato nella roccia fatto costruire da Hatshepsut e Thutmosi III, dedicato alla dea dalla testa di leone Pakhet, che i greci identificarono con Artemide. Tra i rilievi, molto rovinati, il più importante è sull'architrave d'ingresso, sulla cui iscrizione sono citati gli Hyksos, che occuparono l'Egitto tra il 1630 e il 1522 a.C. Nelle vicinanze, una cappella rupestre con i nomi di Alessandro II Ego, figlio di Alessandro Magno.
Sulla riva opposta del Nilo, ad una quarantina di km. da El-Minya, su un pianoro incolto circondato da palme sono disseminate le rovine dell'antica HERMOPOLIS MAGNA. Secondo il mito, si trattava del luogo della creazione, diventato poi sito di culto del dio Thoth, identificato dai greci con Hermes, da cui il nome ellenico della località. Nel corso di tutta la storia faraonica, qui furono edificati una quantità di templi, cappelle, edifici fastosi: ad eccezione di una parte delle colonne del tempio di Thoth, nulla è rimasto in piedi dell'antico splendore, giusto basamenti di colonne, blocchi, resti di statue, frammenti di fregi e frontoni sparsi nella vasta piana. I pezzi più pregiati sono conservati nel vicino museo all'aria aperta, tra cui spiccano due grosse statue di babbuini (personificazioni di Thoth), steli e busti umani.
Ideale completamento della visita di Hermopolis, da essa distante 10 km., è THUNA EL-GEBEL, grande necropoli sorta ormai nel periodo greco-romano (circa 350 a.C.). L'estesa area (ingresso 12 LE), circondata da deserto delimitato da una cerchia di scarpate rocciose, presenta numerosi spunti di interesse, di cui i più curiosi sono le catacombe degli animali sacri al dio Thoth, l'ibis e il babbuino: all'epoca centinaia di migliaia di esemplari mummificati furono ritualmente sepolti in sarcofagi d'argilla o calcare in un labirinto di gallerie sotterranee, oggi rese in parte accessibili al pubblico.
A breve distanza, in un suggestivo scenario di piccole dune che offrono begli scorci, sono ubicate svariate costruzioni sepolcrali simili ad abitazioni, per lo più in buon stato di conservazione: tra queste, spicca la tomba-tempio di Petosiri, importante sacerdote di Thoth verso il 330 a.C., con decorazioni sia di soggetto religioso che "terreno" (vendemmia e raccolto); l'attiguo pozzo, tuttora accessibile, scende alla camera in cui fu trovato in perfette condizioni il sarcofago (oggi al Museo del Cairo). ...continua il viaggio »

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