Le Svalbard: più a nord non si può!
in viaggio con Vittoria Mercatali in Norvegia
La prima mattina alle Svalbard è esattamente uguale alla sera precedente, nel senso che la luce non è cambiata di un millimetro. Quando mi sveglio trovo il caffè pronto, e papà che è già andato in perlustrazione dei dintorni.Abbiamo la mattinata libera, e nel pomeriggio una breve gita alla Grotta di Ghiaccio; Ester infatti ci ha sconsigliato di partire subito per una gita di un'intera giornata, visto che il viaggio ci ha un po' provato. Ben coperti usciamo diretti in paese. Longyearbyen è la capitale delle Svalbard, anche se chiamarla capitale fa sorridere, considerando che conta poco più di duemila abitanti, e si esaurisce in due strade. C'è neve dappertutto, ma non fa molto freddo, saremmo intorno allo zero. Le case sono piccoli prefabbricati di legno, coloratissime (più tardi Stefano ci spiegherà che non costruiscono edifici in cemento, poiché non è possibile gettare le fondamenta essendoci il permafrost che non fa assorbire l'acqua, che in inverno ghiaccerebbe pochi centimetri sotto la superficie, spaccando in terreno e rigettandole fuori; lo stesso vale per il cimitero: ci sono appena 30 croci, tutte risalenti a prima del '59, quando ancora non c'erano i collegamenti aerei; oggi i morti vengono sepolti in Norvegia).
Il centro di Longyearbyen è pieno di negozi di articoli sportivi, bar e ristoranti. E' una cittadina molto vitale, grazie sopratutto alla presenza dell'UNIS, l'università artica della ricerca, uno dei principali motori dell'economia locale, insieme alla miniera e al turismo.
In tutto ci sono tre strade che escono dal paese: una va al porto e poi all'aeroporto, mentre le altre vanno alle miniere 5, 6 e 7, l'ultima ancora aperta, ma tutti hanno la macchina (suppongo perché in inverno, quando fa veramente freddo, sarebbe altrimenti impossibile spostarsi!).
Verso la fine dell'abitato troviamo una centrale elettrica, e in seguito scopriremo che è alimentata appunto dal carbone della miniera n.7, e produce energia elettrica e acqua calda per tutta Longyearbyen.
Per strada incontriamo moltissimi giovani, e vediamo tanti bambini giocare nella neve fuori dalle scuole. Le Svalbard non sono più un posto solo per "uomini duri", e Longyearbyen sta diventando una normale comunità.
Altra curiosità è che qui tutti girano armati, il pericolo orsi è reale, anche se poi ci diranno che difficilmente attraversano il paese quando c'è gente in giro; l'unico posto dove non è possibile entrare armati è la banca! Anche ai turisti che volessero affrontare escursioni da soli è permesso affittarne, senza bisogno di porto d’armi.
Dopo pranzo Ester ci viene a prendere a casa, e ci porta all'officina di Stefano, punto di partenza di tutte le gite, e qui facciamo la conoscenza Ingunn, che sarà la nostra guida per tutti questi giorni. E' norvegese, di Bergen, dice che sta si meglio alle Svalbard, dove non piove così tanto! Parla benissimo italiano, con grande gioia mia e soprattutto di papà. Scopriamo che ci sono anche un ragazzo di Milano, Davide, che è arrivato un giorno prima di noi, e anche lui sarà un compagno di avventura per tutti i giorni successivi, una coppia norvegese e un'amica di Ester.
Partiamo per la grotta, io e papà abbiamo una slitta sola, e dietro si sente più il vento... fa un po' freddo. Il cielo è coperto e cade qualche fiocco di neve. Risaliamo la montagna fino ad arrivare al ghiacciaio, incontrando qualche sciatore e un gruppo di motoslitte di ritorno da Barentsburg. Arrivati all'imbocco della grotta Ingunn da qualche informazione su ciò che vedremo e sulla grotta stessa, e scopriamo che in verità si tratta di un canale formatosi in estate con lo scioglimento del ghiacciaio, che in inverno si richiude diventando un tunnel sotterraneo lungo circa 200 metri. Ingunn ci spiega che ogni anno è diverso, e siamo fortunati perché quest'anno è molto alto e suggestivo. Per entrare dobbiamo calarci per qualche metro con una corda assicurata al terreno. Sul casco abbiamo le torce da speleologo, e devo ammettere che non mi piaceva moltissimo l'idea di calarmi sottoterra in quel buco... ma appena arrivata in fondo mi sono dovuta ricredere, perché lo spettacolo era unico. Le pareti di ghiaccio scintillavano e man mano che ci addentavamo abbiamo potuto osservare delle formazioni di ghiaccio meravigliose, e anche qualche fossile. La gita è durata un'oretta, e quanto siamo usciti nevicava abbondantemente.
Tornati all'officina abbiamo conosciuto Stefano, che ci ha dato preziose e interessanti informazioni sulla vita alle Svalbard. Abbiamo così scoperto che ci sono zone dove ai turisti non è permesso recarsi, e altre ancora alle quali non hanno accesso nemmeno i residenti senza il permesso del governatore, il Sysselman. Le Svalbard sono regolate da un trattato del 1920, che ne fa territorio internazionale, che tutti gli Stati possono colonizzare e sviluppare, ma sono amministrate dalla Norvegia. Ciò non ha tuttavia impedito il formarsi di comunità di molti altri paesi, soprattutto russi, ma anche tailandesi (che noi inizialmente avevamo scambiato per Inuit...).
Torniamo a casa entusiasti di questo primo giorno polare, e dopo la cena e una telefonata a casa andiamo a letto (chiedendoci perché in un posto dove c'è luce perenne sei mesi all'anno non abbiano gli scuri alle finestre... mah, i misteri del nord!)
...continua il viaggio

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *











