Myanmar (Birmania)

Myanmar, le due facce della Luna

in viaggio con Michele Granucci in Myanmar (Birmania)

Introduzione

Non amo fare le recensioni dei miei viaggi, e quando lo faccio in genere sono molto sintetico. Questa volta mi sono fatto prendere la mano, ne è venuto fuori un racconto abbastanza lungo, ma vi assicuro che se avessi scritto tutto le emozioni che questo paese mi ha lasciato, avrei dovuto scrivere molto di più. Mi scuso se certe volte il racconto è poco lineare e un po’ confusionario.
Dopo aver atteso, sognato questo viaggio, finalmente sono riuscito a realizzarlo e devo riconoscere che chi mi diceva di visitare la Birmania per ultima, altrimenti non avrei apprezzato più di tanto gli altri paesi del Sud Est Asiatico, aveva ragione.
Ho iniziato a preparae questo viaggio molto tempo prima, addirittura nel Giugno del 2010, quando andai in Malesia avevo già in testa il Myanmar.
Ho letto molti diari di viaggio e recensioni su questa area geografica, ho inviato richieste di preventivi ad una ventina di agenzie di viaggio birmane, volevo fare questo viaggio al meglio, doveva essere quasi perfetto e per questo ho sempre ricercato una guida italiana.
Dopo molti preventivi e contatti con la Birmania, e dopo che mia moglie mi ha dato carta bianca sulle scelte, ho deciso di affidarmi a TEO, di cui avevo avuto solo recensioni positive. Ci siamo messi d’accordo in breve tempo ed ho potuto anche scambiare un paio di mail con la guida a cui ci avrebbe affidato.
Per i voli mi sono affidato alla compagnia Ethiad, che direi è stata ottima, a parte l’ultima tratta del volo di rientro, quando l’aereo da Abu Dhabi per Milano è partito con un giorno di ritardo, si sono comunque fatti perdonare ospitandoci in uno dei migliori hotel di Abu Dhabi e con un bel tour per la città, il tutto a spese della Ethiad.

Itinerario

Il nostro viaggi è iniziato il 21 febbraio, con la tappa di avvicinamento a Malpensa, un aeroporto che non amo particolarmente. Abbiamo scelto l’hotel Mariuccia, dove abbiamo pernottato e lasciato l’auto presso il loro parcheggio, il Ceria Parking. Direi che il servizio è stato ottimo sia all’andato che al ritorno in piena notte, per 25 giorni di parcheggio ho speso 45 euro.
Il 22 Febbraio, Mercoledì delle Ceneri, è anche il giorno del mio 54° compleanno. Partenza alle 11, volo regolare con due ore di sosta ad Abu Dhabi e 2 ore a Bangkok, alle 10 del giorno dopo mettiamo piede sulla terra birmana. Passiamo i controlli di routine in maniera molto veloce, la dogana non ha niente da dire nemmeno sul pacco di medicinali che avevamo portato per impostare delle terapie su commissione di alcuni medici del Gaslini di Genova a dei bambini di un orfanotrofio affetti da tigna. Ad attenderci c’erano i nostri contatti Hitay Aung (Teo) ed il mitico Win Htut Aye, in arte Roberto.
Teo è una persona molto simpatica e ci fornisce i primi consigli. Di estrazione contadina è riuscito a laurearsi ed a trovare un posto di lavoro in aeroporto. Dopo aver imparato un po’ di italiano ha iniziato a fare la guida per un tour operator birmano, fino a che non ha deciso di mettersi in proprio con l’aiuto di alcuni collaboratori. Roberto, che sarà la nostra guida per tutto il tour, è un personaggio vero e proprio. Studente al tempo delle contestazioni degli anni 80, è riuscito a laurearsi ed a fare l’isegnante di inglese per 50 dollari al mese. Autodidatta con Teo, ha imparato alla meno peggio l’Italiano e adesso quando c’è bisogno aiuta Teo.
Prima di uscire dall’aeroporto cambiamo i dollari in Kyat, e qui la prima sorpresa, il governo ha liberalizzato i cambi adeguandosi al cambio in nero, ha aperto diversi punti di cambio ed in pratica il mercato nero del cambio non conviene più. Nel periodo che ho cambiato io, il cambio variava dalla taglia di banconota che si cambiava, se si davano pezzi da 100 dollari mi davano 800 – 820 Kyat, se si davano banconote da 50 dollari, il cambio era sui 760 Kyat. Per l’euro che viene cambiato regolarmente siamo sui 1020 Kyat. Il mio consiglio è di cambiare in questi uffici, sono più sicuri ed in genere danno banconote nuove. Io ho cambiato spesso con Roberto che mi pagava qualsiasi taglio di dollari a 800 Kyat, anche quelle rovinati che in altri posti non vengono accettate.
Abbastanza stanchi prendiamo la strada che dall’aeroporto in circa trenta minuti ci porterà al nostro Hotel, il Kandwagi Palace, sull’omonimo lago, bellissimo. A prima vista, Yangon mi da l’impressione di assomigliare un po’ all’Habana. Dopo un riposo rigenerante, siamo andati in centro dove ho acquistato una sim card locale per il mio cellulare al costo di 20 dollari. Le opzioni per telefonare sono due, o si noleggia un telefono, ma si spende molto, oppure la miglior soluzione è acquistare la sim card come abbiamo fatto noi e ricaricarla, le telefonate con questo sistema costano un dollaro al minuto. Si può telefonare in Italia solo a numeri fissi e niente messaggi. Il nostro primo pasto in Myanmar lo facciamo in un locale che da fuori non fa una bella impressione, ma come insegna ha il tricolore e non ci pensiamo due volte ad entrare. Il locale si chiama “Ciao pizzeria“ è gestito da Michelangelo, un italiano che fa la guida per una nota agenzia Birmana, la Orchidea Travel, ma siccome non c’è mai, si occupa di tutto sua moglie, una bella birmana, si mangia divinimante. Ci pranzero anche il giorno della partenza.

24/02/2012 ...continua il viaggio

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