Marrakech... on the road!
in viaggio con Giovanni Mereghetti in Marocco
I turisti, quelli dei viaggi organizzati, si addentrano poco nella città vecchia. Ma più ci si allontana dalla piazza più la realtà locale appare con forza. Ovunque è possibile notare frammenti di vita quotidiana vera, non ad uso e consumo del turista: semplicemente la Marrakech di tutti i giorni che brulica di commerci e intrighi. Se ti muovi senza una guida non è raro sentirsi offrire l’hascish. Un tempo si veniva da queste parti anche per farsi una canna nostrana, magari migliore di quella che si poteva trovare a Milano. Anche oggi, tra un hammam e un sorso di aranciata, volendo, ci si può ancora rilassare alla maniera dei figli dei fiori.Negli angoli più bui del souk si nascondono lugubri macellerie dove uomini dalle barbe lunghe e tinte di rosso si fermano a contrattare, come in un rito ancestrale, l’acquisto di pezzi di carne di montone.
Questa perla marocchina è una città che va vissuta passo dopo passo, camminando. A costo di farsi venire il mal di piedi. Spesso i tutristi affittano un calesse o un taxi. A piedi invece si ha il piacere di vedere ogni cosa e di sentire i profumi delle spezie, delle erbe aromatiche, dell’essenza di una civiltà che sta scomparendo, del nuovo Marocco che sta prendendo il sopravvento sulla storia passata. Se ti muovi "su ruote", velocemente, perdi tutto.
Sul viale che porta all’hotel campeggia un gigantesco cartellone, che annuncia l’imminente Festival Internazionale del Cinema di Marrakech. Cerco informazioni su internet e noto che, quest’anno, il Festival sarà dedicato al cinema italiano. Proietteranno opere di registi quali Benigni, Moretti, Muccino, Amelio e Sorrentino. La rassegna si aprirà con il documentario “Il mio viaggio in Italia”, del geniale Martin Scorsese. Le proiezioni si terranno nella piazza Djemaa el-Fna.
Cerco di immaginare la Djemaa el-Fna.durante il festival: da una parte il vento dell’occidente che arriva dal nord est, dall’altra la tradizione maghrebina che continuerà imperterrita a camminare sui selciati dei vicoli della medina.
Oggi ho camminato tutto il giorno osservando la città dal basso, ma vorrei poter ammirare una veduta più ampia di questa città, quasi per tirare le somme e fare un breve riassunto di quello che hanno visto i miei occhi. Salgo sulla terrazza del Cafè Glacier e mi faccio servire un thè alla menta. Osservo la piazza lontano da sguardi indiscreti, dall’alto. Il fumo bianco dei bracieri dei ristorantini si libra nel cielo e contrasta con le luci del minareto all’orizzonte, la gente del posto si intrattiene a far chiacchiere seduta sui muretti dell’ufficio postale. I pochi motociclisti attraversano la folla tenendo lo scooter per mano e a motore spento. Le voci si confondono creando una melodia dai toni arabeggianti. Apparentemente è tutto come un tempo. Cerco di immaginarmi il venditore ambulante di dentiere, il ragazzo che fa le spremute, le cartomanti, le donne che fanno i disegni con l’hennè, il tuareg che vende gli afrodisiaci, le ragazze marocchine in jeans e quelle che hanno avuto il coraggio di mettersi la minigonna e le collant. La “nuova vita” avanza senza pietà, mi basta voltare lo sguardo verso sinistra, oltre le palme dei giardinetti inizia la new city. La Marrakech del terzo millennio, quella dei Mc Donald, quella dei grandi alberghi dove servono la birra, quella delle prime discoteche è a poche centinaia di metri.
Il profumo che sale dalla Djemaa el-Fna contrasta con la visione di modernità che sta oltre le palme. Lo sguardo ricade sulla piazza sottostante, sulla “Marrakech” che ho sognato. Mi sazio in silenzio osservando questo mondo che lentamente va a dormire, ci resto fino a quando l’ultimo venditore ambulante carica sulle spalle la sua borsa.
La mezzanotte è passata da un po’, il cameriere del Cafè mi fa cenno che deve chiudere, saluto e mi avvio verso l’hotel, lentamente... on the road.

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