Marocco

Marocco, terra di contrasti geografici e culturali

in viaggio con Roberta - skapi in Marocco

Il giorno dopo ci dirigiamo verso Erfoud. Il paesaggio continua a cambiare. Sembra di passare attraverso diverse dimensioni, ma quando ci avviciniamo al deserto lo spettacolo è unico. Panorama lunare. Una distesa desertica, brulla e secca. All'orizzonte piccole trombe d'aria fanno volare le sterpaglie. Sporadici pastori si fermano con i loro montoni o con i cammelli in prossimità dei rari pozzi. La strada è dritta e lunga ed è costeggiata da tantissimi crateri, come quelli che si intravedono sulla luna nelle notti particolarmente limpide. Proviamo a fermarci ed arrampicarci su uno di essi. Il buco del cratere è molto profondo, saranno almeno 20 metri. Penso siano stati generati da fenomeni tipo i gaiser. In fondo c'è un gruppo di turisti tedeschi che fanno delle foto.
Arriviamo ad Erfoud. Sembra una fabbrica di turisti. La gente ti ferma per strada proponendosi come guida. Sono particolarmente insistenti e la cosa mi da' un po' fastidio. Matteo vuole assolutamente raggiungere Merzouga, un po' per spirito d'avventura, un po' per rincorrere i posti che ha visto quando era piccolo. E' convinto che non ci serva nessuna guida del posto, noi ci fidiamo e gli lasciamo fare. Passiamo il centro di Erfuod, un misto tra sacro e profano, alberghi freddi e moderni, mescolati con costruzioni basse e rosse. Qui le donne sono completamente velate di nero. Nessun gingillo, nessun colore, il nero totale. Fa molto caldo, il sole brucia, vedendole ringrazio dio di non essere nata marocchina!
Armati di guida tascabile, seguiamo le indicazioni che ci portano al deserto. Imbocchiamo la strada sterrata. La guida dice che, con attenzione, è possibile percorrere la pista anche senza fuoristrada. Certo è che in quattro adulti, un cane di 40 kg, e bagagli al seguito la Hunday si appiattisce nel terreno. Questo avrebbe dovuto farci riflettere, avremmo dovuto immaginare che se in questo luogo transitano solo fuoristrada un motivo deve esserci. Infatti, dopo qualche chilometro, la macchina si insabbia. E' una situazione ridicola. L'incredulità invade il senso di paura. Quattro adulti, un cane di 40 Kg ed una hunday blu sotto al sole cocente di mezzo giorno. Intorno a noi: il nulla. Dune e dune e dune. Non ci sono rumori, solo il vento ogni tanto ci ricorda la sua presenza. Dopo svariati tentativi di rimessa in strada, quando ormai l'odore della frizione bruciata si fa forte, all'orizzonte, con passo lento una sagoma si avvicina. E' un tuareg, si , proprio un uomo blu, quelli che vanno in giro con il turbante color indaco. E' giovane, avrà 20 anni. Parlocchia un po' di italiano e subito ci dice di stare tranquilli , lui ci aiuterà. Infatti è così. Con infinita maestria riesce a tirarci fuori la macchina dalla sabbia. Deve succedere spesso che qualche turista incauto si addentri nel deserto senza le dovute precauzioni.. Matteo vorrebbe proseguire, Lella non ne vuole sapere, il tuareg si fa insistente nel volere accompagnarci. Poi succede il patatrac. Sarà il sole che ha battuto forte in testa, sarà stata la stanchezza, sarà stata quella antipatia che senti a pelle, ma d'improvviso nasce una colluttazione tra i due ragazzi. La scena diventa tragicomica. I ragazzi si azzuffano nella sabbia, il cane vuole giocare con loro, Lella è in preda al panico, Elisa urla ed io non riesco a realizzare cosa stia effettivamente accadendo. Dopo lo sfogo, gli animi si placano. Le hanno prese entrambi, ma entrambi sono troppo orgogliosi per ammetterlo. Fanno pace, si chiariscono, si scusano. Sono entrambi mortificati. A questo punto stabiliamo che non è proprio il caso di proseguire e ritorniamo ad Erfoud dove passiamo la notte.
Il giorno seguente facciamo un'indigestione di kilometri. In un giorno raggiungiamo Agadir. La voglia di relax e mare è tale che sopportiamo un viaggio lungo e scomodo pur di guadagnare un giorno di spiaggia. L'albergo è decisamente kitch. Il soffitto sembra una bomboniera, mancano i confetti. L'aria condizionata è troppo alta e molto fastidiosa. Usciamo per la cena. E' freddo, tira vento. Il paesaggio non mi piace per nulla. Una catena di ristoranti ed alberghi troppo europeggianti invadono la costa. Un'altra fabbrica di turisti. I camerieri dei ristoranti con fare insistente cercano di farci entrate nel loro locale. Provo un vero senso di fastidio. E' possibile che non sia libera di camminare per la mia strada? Optiamo per una pizza (orribile).
L'alzata la mattina seguente è una delusione. Il tempo è uggioso. L'acqua della piscina che vedo dalla mia camera è increspata dal vento. Vado a bussare ad Elisa, ma mi informa che per tutta la notte Matteo è stato male. Intossicazione alimentare. Brutta storia. Pensiamo abbia anche la febbre. Lo lasciamo riposare e ci avviamo in spiaggia. Siamo sconsolate per via della brutta giornata. Agadir non ha nulla da spartire con il Marocco. E' troppo moderna, troppo fredda, troppo commerciale. Non c'entra niente. Potrebbe essere una località balneare di un qualsiasi altro paese. E' anonima. Comunque la spiaggia è profonda, e la sabbia è fine e bianca. C'è molta gioventù e i ragazzi che circolano non sono per niente male. Cercano di abbordarci con la scusa del cane, ma Elisa non è proprio in vena oggi e li liquida velocemente. Proviamo a fermarci un altro giorno, con la speranza vana che il clima cambi. Siamo pero' sfortunati allora decidiamo di partire alla volta di Essauira, con la garanzia da parte di Matteo che quello sarà un posto che mi piacerà tantissimo. La nostra tabella di marcia è ottima: riusciamo a svegliarci relativamente presto, a fare colazione in una bella pasticceria e ad imboccare la strada che ci porterà verso nord quando la polizia ci ferma. Ma che succede? Ci spiegano che proprio oggi c'è il tour del Marocco in bicicletta. La tappa odierna è Agadir-Essauira. IL brutto è che c'è solo una strada che le collega: quella che noi dobbiamo percorrere, che coincide con quella del tour. Siamo in coda. Davanti a noi c'è l'unico ciclista ritardatario. Durante la prima ora questo inconveniente viene vissuto come un allegro diversivo al viaggio, nelle due ore successive tutti speriamo che il ciclista si ritiri, quando poi, dobbiamo fermarci per attendere che il ciclista faccia i suoi bisogni fisiologici, vorremmo a turno pestarlo e scaraventarlo giu' dal burrone. In 6 ore arriviamo a Essauira, distante solo 100 km da Agadir. Siamo esausti ed arrabbiatissimi. Il nostro albergo è a Sidi Kauki. Con qualche difficoltà riusciamo a farci indicare la strada che porta a questo villaggio sperduto. Lo spettacolo è fantastico. Sembra di essere arrivati alla fine del mondo... Ci sono pochissime case, molti cammelli ed asini ed una spiaggia grandissima. Nient'altro. Troviamo la nostra dimora. E' qualcosa di meraviglioso. Le nostre camere, piccole e basse, sono arredare in modo particolarissimo. Non c'è l'elettricità e le candele sono a portata di mano sui comodini. Dalla terrazza si ammira il mare, bello imponente e la spiaggia deserta. Sotto alla nostra camera, in un recinto, ci sono dei cavalli. Sono dei patroni dell'albergo, un italiano e una tedesca.
Passiamo due giorni di relax, fuori dal mondo, per avere "campo" con il cellulare, sono costretta ad andare sul tetto e aspettare l'allineamento con il satellite. Visitiamo Essauira che è decisamente una bellissima cittadina. Dei ragazzi mi spiegano che qui fanno i campionati mondiali di surf, infatti è molto ventosa. Le stradine sono pulite, la gente non è insistente e ci sono dei locali veramente molto belli. Fanno anche diversi festival di musica. Ogni sera c'è un concerto nella piazza principale. Tantissimi i negozi di strumenti musicali dalle fatture originalissime.
Anche per questa vacanza è giunta l'ora di tornare a casa...Prendiamo la via verso Marrakech. La temperatura si è alzata tantissimo rispetto a quando siamo partiti. Faccio a tempo ad essere invitata alla festa di compleanno di Ashna, la bambina che abita sotto l'appartamento di Elisa e Matteo.
Tutte le ragazze sono in costume tipico. Sono molto belle. Bisogna togliersi le scarpe per entrare nella sala. Ci sono anche dei ragazzi. C'è un'enorme torta sul tavolino rotondo. Proprio come da noi. Intonano anche la canzoncina "buon compleanno", solo che in arabo fa un effetto un po' strano. Noi italiani, omaggiamo i nativi della versione "made in Italy" cantando a squarciagola. Poi accendono lo stereo a tutto volume. Canta Idir, un mito del Marocco. La musica mi piace molto. Le ragazze ballano facendo vibrare il bacino. Sono affascinanti, questa è proprio la danza del ventre. Mi butto in pista e provo ad imitarle, ma lo spettacolo è deludente. Provano ad insegnarmi, ma mi rendo conto che forse è meglio lasciare perdere, meglio che continui a dedicarmi al rock!!!
Torno a casa, un po' mi sento sollevata da quel senso di soffocamento che provavo in mezzo a questa gente, cordiale e ospitale, ma un po' troppo petulante. Lo sbalzo termico pero' è incredibile. Ho lasciato 40 gradi di sole per tornare ad un inverno primaverile. Pazienza....

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