Marocco, terra di contrasti geografici e culturali
in viaggio con Roberta - skapi in Marocco
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Marocco, una meta inattesa, non pianificata, ma sempre un nuovo luogo da aggiungere al mio bagaglio di "avventure". Marocco, un paese pieno di contrasti sia geografici che culturali.
Approfitto del fatto che Elisa e Matteo ora si sono trasferiti a Marrakech per fare "un salto" a trovarli. L'organizzazione della partenza è fulminea. In una settimana in ordine: decido di chiedere le ferie, sento la disponibilità di Elisa, convinco Lella a partire, prenoto il volo e parto. Meglio fare così, senza pensarci troppo, altrimenti ogni scusa o contrattempo sono buoni per bloccare il progetto di viaggio. Il volo aereo non è dei piu' tranquilli. Bologna-Marrakech, circa 3 ore tra shakkerate, vuoti d'aria e vibrazioni dovute ad una perturbazione particolarmente affezionata al nostro aereo. Per fortuna non soffro di mal d'aria e non ho paura di volare. In qualche modo riusciamo ad atterrare. L'aeroporto di Marrakech, o perlomeno la sala dove io sono arrivata, è di nuova costruzione. Puzza di vernice fresca e pittura. La polizia di frontiera è estremamente lenta. Subito si forma una lunga e disordinata fila di italiani con documento in mano. Bisogna poi compilare anche quel foglio per l'ufficio immigrazione. A cosa serviranno poi tutti questi dati nessuno ha il privilegio di saperlo. Elisa , Matteo e Tish, il loro cane, sono all'uscita. Elisa è dimagrita tantissimo chissà come ha fatto…
Saliamo in macchina. I sedili della macchina sono pieni di peli del cane. Non importa, tanto a me non da fastidio. Il paesaggio è interessante. Le strade sono molto ma molto caotiche, popolo molto indisciplinato nel guidare. Nelle strade si vede di tutto: macchine, camion, motorini extracarichi, carri trainati da muli, biciclette, pedoni….insomma un vero caos. Subito mi rendo conto che le regole del codice della strada qui sono del tutto ignorate. Non riesco a capire se esiste il senso di dare la precedenza a destra. Non credo glielo abbiano insegnato alla scuola guida. Il paese dei suonatori di clacson. Per loro deve essere una grande soddisfazione strombazzare. Le strade sono dei gran concerti di trombe e trombette.
L'appartamento dove vivono Elisa e Matteo mi affascina. E' in tipico stile marocchino. Mi sembra quasi irreale. Pero' mi piace, è davvero particolare.
Elisa e Matteo si sono sistemati bene. Abitano a Marrakech da qualche mese, ma ormai la conoscono bene. Il giorno dopo si va alla piazza di El Ya F'na,(la traduzione dall'arabo è un vero tabù…in tutti i cartelli stradali di Marrakech il nome è tradotto in modo diverso!)E' qualcosa di incredibile... Mi sembra di essere piombata nel film di Salvatores, Marrakech Express, i suoni e la confusione sono i medesimi. Ci sono gli incantatori di serpenti, i giocolieri, gli uomini dell'acqua….Il tempo sembra essersi fermato in questa cittadina dalle case rosse. Poi ci incamminiamo nel souk. Vengo presa da una irrefrenabile eccitazione: i colori, i profumi, gli oggetti, vorrei portarmi a casa tutto. Ci fermiamo in un negozio di babouches (ciabatte). Voglio comprarne un paio. Il vendere e il comprare in Marocco diventano un'arte. Non una cosa da fare con i ritmi che abbiamo noi. Ci vuole tempo, devi contrattare, vietata la fretta. Devi e sorbirti tutto il rito del the alla menta, che se all'inizio puo' essere una novità fantastica, dopo giorni diventa una frustrazione…. Il thè alla menta è dolcissimo e ha un buon sapore. Quando lo si beve bisogna fare rumore. Dicono che significa che si gradisce. Si parla del piu' e del meno e poi, via inizia la lunga trattativa d'acquisto. I marocchini sono molto fisici. Gli piace toccarti mentre ti parlano. Non gradisco molto questo modo di gesticolare, ma poi mi faccio prendere e allora via con strette di mano, abbracci, varie ed eventuali….tutto cio' per comprare un paio di ciabatte! Contrariamente al mio solito, in Marocco sono frustata nel fare acquisti. Non riesco a comprare nulla a cuor leggero. Dopo qualche giorno non sopporto piu' questa tiritera di offerte e controfferte e soluzioni eque e solidali.
Marrakech è una città abbastanza grande, ma bastano pochi giorni per visitarla.
Poi un pomeriggio si parte alla volta di Ouzud. E' sulle montagne, E' incredibile come il paesaggio repentinamente cambi. Ogni tanto ci troviamo davanti camion stracolmi. Di capre, montoni, mucche e persone. Tutti insieme. Qualcuno dall'alto di questi autocarri vivacemente colorati ci saluta e ci sorride. E' strano, comico e un po' triste vedere questa gente, uomini, donne e bambini mescolarsi con gli animali. Le strade sono spaziose, intere distese di olivi, di palme, di sterpaglie, di rocce, di sabbia si susseguono sotto ai miei occhi. I nomi dei paesi sono scritti in arabo sul costone delle montagne con un mosaico di sassi che ne formano le lettere. Sopra al nome (indecifrabile) ovunque c'è anche il simbolo del Marocco: una stella. Dopo circa un'ora di curve e strade dissestaste, di paesi fantasma e di grossi nidi di cicogne, si arriva a Ouzud. Elisa e Matteo mi assicurano che di questo posto mi potrei innamorare. Effettivamente è così. Scendiamo le mille scale che portano al guado e poi, eccole, imponenti e maestose queste cascate che compiono un salto di oltre 100 metri. E' bellissimo. Tutto intorno è bellissimo. Qui la gente mi sembra anche meno appiccicosa. Penso che ci tornero' in questo posto incantevole dove la notte dicono che scendono le scimmie e rubano le cose ai campeggiatori di passaggio. Infatti dimenticavo di dire che proprio ai piedi delle cascate c'è un camping, o perlomeno un posto dove è possibile mettere le tende. Devo assolutamente andare in bagno. Mi sembra di essere ai tempi della guerra. Una baracca costruita con lamiere con un buco al centro è la latrina del "campeggio". L'operazione che bisogna compiere per tirare l'acqua è altrettanto artigianale. Un secchio con acqua e detersivo serve per disinfettare questa "turca" poco moderna. La carta igienica è costituita da fogli di giornale. Viva il riciclaggio!!
Qualche giorno piu' tardi partiamo verso il sud del Marocco. Matteo, Elisa, Lella io e Tish, il cane. Non è molto confortevole viaggiare con un cane di 40 kg, ma impariamo ad adattarci tutti, anche Tish, che impara a volermi bene, nonostante questa convivenza forzata. Divento la dogsitter di Tish. Mi diverto a portarla in giro, a farla giocare e correre e a parlarle. E' docile e ama la compagnia.
Ci inerpichiamo nella catena dell'Atlante, un susseguirsi di curve e vallate infinite. Per la strada bisogna fare attenzione alle persone che cercano di fermarci per venderci fossili e minerali.
Siamo sulla valle delle mille Casbah. Ce ne sono tantissime. Gli inquilini delle piu' diroccate sono diventate le cicogne, che con i loro imponenti nidi sovrastano i ruderi delle torri. Peccato che da noi, in Italia, gli avvistamenti di cicogne siano estremamente rari. Non ne avevo mai viste così tante, forse solo anni fa quando ero in Polonia ero capitata in un luogo dove per la prima volta avevo potuto avere un incontro ravvicinato con questi uccelli bicolori ed eleganti. Alcuni nidi sono di dimensioni spropositate. Sembrano dei coni fatti di un impasto composto da fango e paglia. Decidiamo di non fermarci a Quarzazate. Piu' di dare una sbirciata agli Atlas studio dalla strada non c'è altro da fare. Proseguiamo per M'Kela M'guna (anche in questo caso il nome è tradotto in mille modi diversi!), il paese nella valle delle Rose. Le case sono basse e fatte di terra rossa. Le donne sono vestite in modo diverso qui. Sempre molto coperte naturalmente, ma in questo paese hanno il velo nero merlato con lustrini e frange colorate. Al sole luccicano ed è uno spettacolo di sicuro effetto. L'albergo è pulito e delizioso. Ha una grande terrazza con veduta su un piccolo guado. Sembra di essere dentro ad una cartolina. Le donne in fondo raccolgono l'erba, un bimbo a cavalcioni di un mulo s'inerpica per una sentiero sassoso, un' upupa zompetta sulla riva del guado, sullo sfondo una vecchia Casbah con annesso nido di cicogna…Le cicale e le rane improvvisano una melodia che sa di pace e rilassamento. Tutta questa tranquillità ogni tanto è rotta da Tish che scappa, rincorre le rane, abbaia agli altri cani, spaventa i gatti. Per la serata mangiamo nel ristorante dell'albergo: una tenda berbera dai tappeti colorati. Facciamo una scorpacciata. Io sono così piena, che non riesco nemmeno ad alzarmi!!
La cucina marocchina è davvero molto particolare. E' il risultato di tradizioni differenti: berbere, Arabe, Andaluse e Francesi. Fa grande uso di frutta, di spezie e di erbe aromatiche, spesso mescolate insieme onde formare un sapore agrodolce.
Il paese è piccolo e si sviluppa tutto ai margini della strada principale. C'è un mercato alquanto squallido e diroccato, un brutto spettacolo. Però nell'aria c'è un fragranza di rose…Alcuni piccoli negozietti vendono infatti prodotti a base di rose, la specialità di qui. Creme, fragranze di rose, acqua di rose, shampoo, saponette…ci sono anche gli incensi alla fragranza di rose che pero' mi accorgo che sono stati fatti in India. Ad un certo punto qualcosa attira la nostra attenzione. Nel centro della strada c'è stato un tamponamento. C'è una folla di curiosi. Niente di grave, ma la gente si piazza lì a guardare come se fosse l'anteprima di uno spettacolo cinematografico. Addirittura vengono chiusi i negozi per poter assistere a quello che deve essere l'avvenimento della giornata del paese. ...continua il viaggio

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