Kenya

Malindi, magia del Kenya

in viaggio con Brunella e Maurizio Piacentini in Kenya

Altre volte sono adulti che fungono da procacciatori per l’agenzia di Malindi (alternativa a quella presente nel resort) che cercano di convincere i turisti ad effettuare con loro escursioni (safari o mare) a prezzo più conveniente.
Per parte nostra pensavamo a una settimana di puro relax, con qualche scappata a Malindi per shopping e giro del circondario: invece la navetta del resort risulta sospesa e i taxi individuali sembrano un pò cari.
MERCOLEDI' 29
Ci convinciamo, con un’altra coppia a sondare l’agenzia alternativa (ci portano a Malindi gratis, e dopo la sosta all’agenzia ci fanno fare il giro del paese) e dopo estenuanti trattative ci accordiamo per due escursioni: un safari di due giorni/1 notte al parco Tsavo Est ed una gita in barca (con pranzo) al parco marino di Malindi rispettivamente a 160 e 25 us$ a testa (o euro; li davano alla pari).
Lasciamo un acconto e ci diamo appuntamento per venerdì 7 fuori dal Karibuni.
Il giro a Malindi è un po’ deludente. Di fatto si tratta di un incrocio di strade: da una parte la zona dei casinò e dei negozi-souvenir per occidentali, dall’altra il mercato con la visita alla fabbrica del legno. Qui visitiamo una bassa tettoia in lamiera, dove gli intagliatori sono al lavoro su varie essenze di legno (teak, ebano e altri legni chiari e scuri); ci aggiriamo su un tappeto di trucioli e vediamo innumerevoli animali intagliati, semilavorati, mezzi dipinti, che ritroveremo nell’attiguo capannone pronti per la vendita. Su ogni opera c’è l’etichetta con il prezzo in scellini kenioti e il numero del lavoratore che l’ha intagliata (pensiamo che sia quindi una sorta di cooperativa). Sarà l’unico posto dove i prezzi sono fissi; altrove è d’obbligo trattare.
Nel mercato visitiamo la parte di bancarelle con generi alimentari, e anche quella di vestiti e generi vari. La povertà è veramente molto evidente, ma anche la dignità delle persone che ci circondano e ci offrono le loro mercanzie ci tocca molto.
Gigi (dell’altra coppia) compra per una sciocchezza un casco di piccole banane locali, e man mano le passa ai bambini che ci sono intorno; io do loro un po’ di biro e di caramelle che ho portato dall’Italia, ma sono operazioni che occorre fare in modo un po’ defilato per non ritrovarsi assaliti all’improvviso da troppe mani protese.
Mi colpisce un banchetto che vende scarpe e ciabatte usate, e mi rendo conto di come mai i ragazzini in spiaggia ci chiedono – con modi garbati – se alla fine della vacanza lasceremo loro i nostri cappellini, ciabatte, magliette.
Penso che i ragazzi di Mambrui – che visiteremo l’indomani pomeriggio – o di tanti altri villaggi, probabilmente non soffrano la fame (poiché ogni villaggio coltiva cereali, ortaggi e frutta) ma tutto il resto – vestiario incluso – può essere ritenuto voluttuario.
GIOVEDI' 30
Passiamo la mattinata passeggiando sulla spiaggia, fino alle dune a sud verso la foce del fiume Subachi (distante altri 3 chilometri, un po’ troppi da fare sotto il sole che di solito sbuca dalle nubi a metà mattina), scambiando due chiacchiere con gli altri turisti che incontriamo per via: chi ha deciso di fare il fantomatico safari solo con l’agenzia interna al villaggio perché non si fida dei beach boys, e chi ci dice di aver spuntato prezzi migliori dei nostri e di avere visto più parti di Malindi nel giretto del pomeriggio precedente. Ci restano i dubbi sulla scelta effettuata , che si scioglieranno solo con l’inizio dell’avventura. ...continua il viaggio
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