"Ora io so una canzone dell'Africa, una canzone della giraffa e della luna nuova sdraiata sul dorso, dell'aratro nei campi e dei visi sudati degli uomini che raccoglievano il caffè, ma sa l'Africa una canzone che parla di me? Vibra nell'aria della pianura il barlume di un colore che io ho portato, c'è fra i giochi dei bambini un gioco che abbia il mio nome, proietta la luna piena, sulla ghiaia del viale, un'ombra che mi somiglia, vanno in cerca di me le aquile del Ngong?" (Karen Blixen - da "Out Of Africa").
Questo articolo non ha la pretesa di essere una guida, quindi mi limiterò a ricordare, oltre a quelli già citati, alcuni medicinali che possono venire davvero utili, come qualcosa contro la dissenteria e un "tranquillizzante" per la flora intestinale, poi il resto è dettato dalla coscienza e dalle abitudini di ognuno. Per la cronaca, io ho avuto anche la piacevole (e costosa) esperienza di una visita da parte di un pittoresco medico kenyano con tanto di fez leopardato, che mi diede delle capsule giganti avvolte in una carta tipo "pane" per una faringite prepotente che mi ha poi perseguitato per anni.
Per il resto, solo ovvietà quali repellente per zanzare, possibilmente calzoni lunghi e camicie con maniche lunghe per evitare punture nelle zone interne, creme ed occhiali solari etc.
All'epoca, mi sono portato anche i classici regali (es. magliette) consigliati dai soliti espertoni di viaggi da utilizzare per baratti convenienti con oggetti di artigianato locale; con un po' più di esperienza alle spalle, ora sono decisamente contrario a questo tipo di scambio, che sa tanto di colonialismo, umilia gli africani, oltre che noi stessi, e tra l'altro crea in loro confusione sul valore del denaro e li allontana dai loro tradizionali valori di vita.
"In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong", diceva Karen Blixen. Io chiaramente questo non potevo permettermelo; comunque, ho avuto modo di provare l'affascinante ospitalità di alberghi di medio e alto livello, che riescono a creare un'atmosfera densa del fascino un po' retro' dell'Africa che tutti abbiamo sognato. Ben inteso, i prezzi sono alti e il contatto con la realtà locale è scarso, ma ogni tanto è bello anche farsi coccolare da piccoli lussi e comodità stile "Old England". A volte capita però di avere un brusco risveglio dal sogno e trovarti in situazioni che non ti aspetteresti in un certo tipo di alberghi, come noi che, arrivati di sera a Nairobi, abbiamo avuto la sorpresa di non poterci fare una doccia perché dopo una certa ora l'acqua finisce: prima lezione sull'Africa, non sempre tutte le cose funzionano perfettamente, perché prendersela?).
Al mare abbiamo alloggiato al Turtle Bay Beach Hotel a Watamu (http://turtle-bay.visit-kenya.com), resort di buon livello affacciato su una stupenda spiaggia privata dalla sabbia candida, proprio di fronte al Watamu Marine National Park. L'albergo, tra gli altri, aveva il pregio di non essere frequentato da italiani, e quindi ci venivano risparmiate quelle scene orribili che abbiamo visto in altre strutture, tipo le discussioni calcistiche di fronte a un bel Gazzettone rosa, quale soddisfazione più grande, altro che Mare, Spazi Infiniti, Colori stupendi, quanto avrà fatto ieri il Milaninter?
Assolutamente straordinari i lodges frequentati durante il safari nello Tsavo National Park, a cominciare dal Voi Safari Lodge, del quale non dimenticherò tanto facilmente la piscina posta su una sorta di terrazza di roccia a sbalzo sulla savana, per continuare con il Tahita Hills Lodge e finire con il fantastico Hilton Salt Lick Safari Lodge, un'incredibile struttura fatta di palafitte in legno e muratura collegate tra loro da ponti sospesi, disposte nei pressi di una pozza d'acqua in cui gli animali vengono ad abbeverarsi, con tanto di sottopassaggio (con tappeto rosso e lanterne ai muri) per arrivare ad una sorta di bunker sotterraneo da dove osservare gli animali da vicino senza essere visti, e terrazza panoramica sulla pozza e sulla savana circostante. Fantastico !!!! Ci si può quindi sedere in osservazione di quanto avviene al tramonto, cullati dal gracchiare potente delle rane, ed aspettare, aspettare, aspettare semplicemente che succeda qualcosa: dapprima lenti si avvicinano gli animali, di vario genere, giraffe, gazzelle, etc., poi scende la sera e la tensione si fa palpabile ed il silenzio assoluto, ma assoluto davvero. Noi abbiamo assistito, seduti, ad una caccia da parte di una leonessa ad una gazzella, che tra l'altro è riuscita a scappare. E non è certo snobbismo, perché l'Emozione è vera, dannatamente reale, ti senti come un bambino al cinema, ti senti piccolo di fronte ad uno spettacolo drammatico, enorme nella sua semplicità e nella sua unicità, un momento lunghissimo che può condurre alla morte…. La Natura vera, in tutta la sua concreta crudeltà! E sopra, a guardare placida la scena, la Luna, la splendida Luna dell'Africa.
E qui possono succedere strane cose, come stare ore a cercare di avvicinare gli uccellini multicolori che sostano sulla terrazza, salvo poi accorgersi di avere al fianco un bestione con un becco di trenta centimetri, oppure, come è capitato al mio compagno di viaggio, di stare a riprendere con la videocamere la savana assolutamente vuota per almeno mezz'ora, filosofeggiando in solitudine su problemoni enormi (la cassetta non è mai stata guardata per intero!) (Indirizzo: Hilton Salt Lick Safari Lodge: Taita Hills PO Box 30624 - Nairobi - Kenya; Phone:(254 147) 30131; Fax: (254 147) 30235). Informazioni per i lodges Salt Lick Lodge, Tahita Hills Safari Lodge e Voi Safari Lodge le ho trovate in vari siti internet, tra cui: <a href="www.hotelbook.com">www.hotelbook.com</a> e <a href="www.ivorynet.com/kenya-parks.htm#Tsavo National Park">www.ivorynet.com</a>.
Ho sostato, sfortunatamente solo per un pomeriggio, al Lake Naivasha Country Club, bellissimo nel suo stile coloniale, ricordo con estremo piacere una merenda su un prato ben curato, con i tavolini disposti all'ombra di una grande acacia, con le tovaglie bianche piacevolmente mosse dalla leggera brezza.
In Kenya ho mangiato decisamente bene. Pesce, innanzitutto, data la permanenza al mare, comprese delle splendide aragoste in riva al mare; ma anche carne, soprattutto cotta in umido, e parecchia verdura.
Atterrati al Kenyatta Airport di Nairobi, abbiamo dedicato un paio di giorni alla visita della città, per poi intraprendere, via treno, il viaggio verso la costa. Sul mare abbiamo sostato nelle vicinanze di Watamu, da dove siamo partiti per un safari, ahimè troppo breve nel Parco Tsavo. Di ritorno a Nairobi, abbiamo percorso la bellissima strada che porta sui monti a nord della città, sui confini della Rift Valley fino al Lago Naivasha.
"In the Highlands, you wake up in the morning and think: here I am where I ought to be, because here I belong" (Karen Blixen - Out of Africa).
Partimmo speranzosi un brumoso pomeriggio di febbraio, a brodo di un fedele aereo della British Airways alla volta di London Heathrow…..
Effettivamente non posso permettermi un racconto zeppo di informazioni e consigli, perché il mio viaggio in Kenya risale ad una decina di anni fa, quindi troppo tempo è passato e troppe cose sono cambiate, il Kenya non è più del tutto tranquillo, gli elefanti hanno mangiato ancora più alberi a Tsavo, io ho una bambina, il clima del Kenya tra poco ce lo troviamo qui in Italia, l'unica cosa che non cambia è la Carrà alla tele. Quindi siamo partiti del tutto sprovveduti, senza prenotare alcunché, alla volta di un Paese di cui tutto sommato sapevamo poco: io, spinto da un sogno congenito chiamato Africa, e l'amico Emanuele, chiamato dal nobile desiderio di vedere quella Terra in cui il padre, spentosi non molti anni prima, era stato prigioniero degli inglesi in tempo di guerra. Era il mio primo viaggio di un certo spessore, e ho pagato con parecchi errori, inutili rischi, fortunatamente senza conseguenze, o quanto meno con cose che ora non farei più, a cominciare dal tipo di vacanza, troppo imperniata sul soggiorno al mare. Quindi mi divertirò a scrivere di ricordi, cercando il più possibile di riportare le sensazioni che non mi hanno più lasciato.
Siamo in Kenya, è sera. Un furgone-taxi ci porta dall'aeroporto al centro città, attraversando una zona buia e deserta, attorno solo prati: ecco un'acacia, illuminata dalla luce fuggente dei fari. Ma allora è vero: miracolo dell'aereo, ci ha portati davvero in Africa! L'autista si ostina a stare sulla destra della carreggiata; dopo un po' mi faccio coraggio e gli chiedo. "Ma come, in Kenya non si guida sulla sinistra?". "The gate, there's a gate" è la sua sbrigativa risposta. In pratica avrà fatto dieci chilometri dalla parte sbagliata perché in fondo alla strada c'era un cancello aperto a destra! Questa e l'Africa, e queste fantastiche persone sono gli Africani, ma io l'ho capito solo dopo! Eccoci a Nairobi: città interessante, in cui convivono tradizione e progresso, in cui ti capita di passare dall'indaffarata Kenyatta Avenue, trafficata e contornata da edifici moderni, al mercato nei pressi della stazione degli autobus, dove ci si immerge nell'Africa della povera gente, degli odori forti, della polvere e delle baracche. Una volta in stazione per acquistare i biglietti del treno per Mombasa, abbiamo fatto conoscenza, non senza fastidio, con il fenomeno del bagarinaggio ferroviario: in pratica abbiamo preso i biglietti, esauriti alla biglietteria ufficiale, da un tale che ci ha avvicinati mentre imprecavamo nell'atrio, tale 'Ngurutu, che si è anche offerto di guidarci alla scoperta della Capitale. Così, incoscienti, ci siamo affidati a questo Cicerone improvvisato e a bordo della sua macchina sgangherata (ad un certo punto uno specchietto retrovisore si è staccato letteralmente dalla portiera) abbiamo visto, con racconto, i punti salienti della città: i palazzi e le strade principali, il Kenyatta Center, la moschea Jamia, l'Uhuru Park, in cui il Presidente tiene i discorsi alla popolazione, il mercato ed anche qualche posto meno turistico, tipo baraccopoli e quartieri più poveri.
Il treno Nairobi - Mombasa è decisamente un'esperienza interessante, meglio comunque non vergognarsi ed affrontarla con il massimo delle comodità, vale a dire il vagone-letto (si viaggia di notte). Alla stazione di Nairobi si trova il proprio nome scritto con il gesso su una lavagnetta, con indicazione del numero dello scompartimento assegnato; le cabine sono confortevoli, dotate addirittura di zanzariera (piena di buchi). Piacevole anche il vagone-ristorante, sembra di rivivere un vecchio film. Se volete un consiglio, meglio agganciare la branda superiore all'apposito sostegno e non alla maniglia dell'allarme; con questo semplice espediente si eviterà di bloccare il treno in mezzo alla savana, come ha fatto distrattamente quel furbone del sottoscritto mentre chiaccherava con fervore di calcio con un ferroviere africano. L'incidente si è chiuso fortunatamente bene, con lauta mancia all'addetto che è riuscito a nascondere i colpevoli del tremendo misfatto. La ferrovia è la mitica Uganda Railway che congiunge l'Uganda con la costa orientale dell'Africa; la sua costruzione, entrata nella leggenda (addirittura ad essa è dedicato un museo a Nairobi) costò molte vite tra gli operai, numerosi dei quali furono sbranati dai terribili leoni mangia-uomo dello Tsavo, come raccontato anche dal film "Spiriti nelle tenebre", emozionante almeno quanto esagerato. Molto affascinante è l'alba dal treno: il convoglio avanza molto lentamente (circa 45 km/ora di media) nelle praterie sconfinate e si ha modo di osservare la gente che si incontra mentre cammina nel nulla, nella polvere dei numerosi sentieri segnati tra i cespugli verso mete apparentemente lontanissime, o di salutare i bambini che accorrono festanti dalle capanne dei villaggi che si incontrano.
Giunti sulla costa, in taxi abbiamo raggiunto Watamu ed il Turtle Bay Beach Hotel. Watamu è un piccolo paese a nord di Mombasa, poco a sud rispetto alla più nota Malindi, che noi abbiamo accuratamente evitato per non trovarci in mezzo alle orde di turisti italiani, in cerca di pizza, discoteca e degli altri piaceri tipicamente autoctoni. Beninteso, anche Watamu è turisticizzato, però conserva l'aspetto di villaggio con capanne di terra e strade sabbiose. Bellissima la chiesa con tetto di paglia, in cui abbiamo assistito ad una Messa molto colorata ed altrettanto partecipata, con tanto di canti e balli. Ho un bel ricordo anche del bar Pole Pole (piano, con calma), in cui si bevevano un'ottima Coca Cola calda nelle bottiglione di vetro da 33 cc. ...continua il viaggio »