Nebrodi: la tradizione che vive
in viaggio con Legambiente Volontariato in Sicilia
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Il comune di San Fratello, dove si parla un dialetto gallo-italico frutto dell’antica presenza di lombardi, piemontesi e provenzali, tra il mercoledì e il venerdì prima di Pasqua è dominato dalle scorribande dei cosiddetti “Giudei”, che cantano e suonano per le vie del paese incrociando e “disturbando” le celebrazioni della Passione, in cui incarnano il rito dionisiaco del Male.
Ma sono tante le feste patronali e locali che coniugano la venerazione per i Santi agli elementi naturali, simbolo di uno stretto rapporto con la terra, e a rituali pagani di prosperità. Tradizioni per fortuna ancora vive nella memoria e conservate nei tanti borghi del Parco: piccoli comuni rimasti marginali rispetto ai circuiti del turismo di massa, allo sviluppo economico e, spesso, allo scempio edilizio concentrato sulla costa. Una situazione che ha permesso di preservare non solo il folclore, le usanze, ma anche interi centri storici, con i loro castelli, le tante chiese e una qualità ambientale e di vita ancora elevata.
La storia di questi borghi è ricca di tracce lasciate dalle diverse epoche e dominazioni vissute sui Nebrodi: dai Greci ai Romani, agli Arabi, ai Normanni, alla nobiltà siciliana, ai Borboni. E così San Marco d’Alunzio, centro della colonizzazione ellenica, è un vero e proprio paese-museo, con i siti archeologici di epoca greca, ellenistica e bizantina, il Tempio di Ercole risalente al IV sec. a.C. e nel medioevo trasformato in chiesa cristiana, i resti del castello e delle mura difensive, le sue ventiquattro chiese.
Bronte, invece, nato secondo la leggenda ai piedi dell’Etna dall’omonimo ciclope figlio di Nettuno e operaio di Vulcano, ha conservato l’assetto urbano rinascimentale, evidente in numerose chiese, tra cui la Chiesa dell’Annunziata, il Collegio Capizzi e l’annessa Chiesa del Sacro Cuore, pur senza dimenticare l’architettura siculo-normanna, rappresentata dall’ex Abbazia di Santa Maria di Maniace.
Di chiaro stampo medioevale, con gli intrecci di anguste stradine, il nucleo abitato raccolto intorno al castello e le cinte murarie di protezione, sono Caronia, Cerami, che conserva però anche ritrovamenti archeologici dell’Età del Bronzo, e Militello Rosmarino, diviso in due parti collegate da uno stretto corridoio, una più antica intorno al Castello normanno e la Chiesa Matrice, l’altra intorno alla Chiesa dell’Annunziata. Deliziosi, poi, Mistretta con i suoi palazzi gentilizi, le fontane, i balconi e gli archi, e Randazzo, alle pendici dell’Etna, che nei tre quartieri di San Nicola, Santa Maria e San Martino mantiene cultura, lingua e usanze delle tre etnie che l’hanno abitato: greci, latini e lombardi.
Sembrano sopravvivere nel tempo anche le tradizioni artigianali, in particolare quella della ceramica, delle mattonelle maiolicate dai colori accesi, concentrata a Santo Stefano di Camastra, dove è stata istituita una Scuola d’arte. E così pure quelle gastronomiche: i capicolli e i salami (la fellata) ricavati dal suino nero dei Nebrodi, che vive nei boschi del Parco alla stato semibrado; la provola che si scioglie letteralmente in bocca, il cui segreto è tutto nella lavorzione della pasta; la ricotta prodotta ancora come ai tempi del mito greco, usando il lattice di fico; le nocciole dei Nebrodi, di grande qualità, utilizzate nei dolci tipici come i gelati e la pasta reale, cui si aggiungono la pasta di mandorle, il torrone, le “coddure” pasquali e le magnifiche granite, nate con i greci e i romani, ma diventate un’arte con gli Arabi (particolarmente prelibata quella di gelsi neri).
Alcune di queste delizie ormai sono fatte quasi esclusivamente in casa, così come molte delle leggende sui Nebrodi possono essere ascoltate soltanto visitando questi piccoli paesi. Il progetto “Compagnia dei Parchi” si propone proprio di incentivare la conoscenza di questo mondo da parte di tutti.
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