Viaggio dell'anima
in viaggio con Giovanni Rizzoli in Marche
Sono fortunato, il tabaccaio spalanca la porta funesta del mio vizio, ha lasciato la macchina aperta, con le chiavi inserite, come fanno in molti. Anche per le bici è lo stesso, il lucchetto di serie è un “optional” che fa la ruggine, non una moto o ciclomotore è chiuso a catena.I ladri? Vennero una volta, sfondarono porte e finestre, predarono le case isolate. Non se ne salvò nessuna. Poi sparirono, all’improvviso, così com’erano venuti.
Il tabaccaio mi conosce: “Giovanni, non la si vede più da anni, che è successo? Forse qualcuno l’ha offesa?”. Rido. E’ impossibile! Sono immerso in tali e tante offese quotidiane in città che qui non mi accorgerei di un ceffone. Ma nessuno qui dà mai schiaffi. Anzi, non riesci neppure a pagare il caffè, è il barista (incredibile visu!) che te lo offre.
Montelupone ha begli edifici, antichi e pregevoli, denotano la nascita e la tradizione nobilesca di questo Comune, nel punto più alto sta la Chiesa di San Francesco. Enorme, starebbe al pari di cattedrali di città molto maggiori, stringendosi un po’ potrebbero entrarvi tutti gli abitanti di questo colle antico.
Nella piana resiste ai millenni l’Abbazia di San Firmano, il monaco che avviò prima dell’anno mille l’agricoltura e le industrie. Santo poco affermato all’estero, ma attivamente dedito a proteggere i nipoti dei nipoti dei suoi parrocchiani, che videro un Medio Evo fitto fitto di scorribande armate, di corsari saraceni, di pestilenze bibliche, di guerre fra vicini e di invasioni di eserciti fierissimi. Dei quali tutti videro la ritirata e la disfatta. La regola benedettina "ora et labora" portò grande fermento spirituale e aprì una nuova epoca di sviluppo. Il Monastero di San Firmano raggiunse il controllo di un vasto territorio. Una cosa che mi tocca nel culto del Santo è il convincimento diffuso che, passando a quattro zampe sotto la sua statua, sostenuta da un piccolo altare, scompaia il mal di schiena. Se ne deduce che la schiena è stata sempre sfruttata tanto da questo popolo, ed era opportuno che restasse sempre dritta e vigorosa. Tempo da perdere per acciacchi vari non ne ebbero mai, il colpo della strega può “far fine” qualche furbo fannullone nelle decadenti città. Qui sarebbe una scusa inaccettabile, e la peggiore delle maledizioni.
Il lavoro non è pensato “alla milanese” (come le cotolette, che qui nessuno chiede, con il ben di dio che leggi sui menu dei ristoranti pulitissimi e luminosi, dove le voci son sussurri e il servizio affettuoso come per amici di riguardo). Qui si pensa al lavoro con il cervello dell’artista, difficile spiegare meglio il concetto, difficile imitare, impossibile superare.
Dopo le sigarette, al supermercato, che offre la solita variopinta paccottiglia, ma qui si compra anche la porchetta, cotta in forno a legna e profumata di aneto selvatico. Solo supermercati “degeneri” osano tanto, nel mondo non esiste questa prelibatezza in alcun supermercato che si rispetti, sarebbe ingiuria alla nuova ideologia commerciale. E al supermercato è impossibile non appezzare bellezze moderne, ragazze italiane, picene, nelle quali è forza ed equilibrio. Forza femminile picena, bionda o bruna, tranquilla e onesta forza sulla quale si può contare. Sono tutte di una grazia naturale e gentilesca. Non hanno vezzi, moine, vestine sexy, occhiate copiate dalla soap opera televisiva. La Bellucci, attrice marchigiana che rifulge in Francia, qui non ha molto seguito, la concorrenza è vastissima, agguerrita e ubiquitaria. Sono o diventeranno madri attente e fiere, silenziose, così come i loro uomini sono seri e lavoratori. I giovani si incontrano nei bar, unici luoghi in cui senti accenti più sonori e aperte risate, o sulle spiagge che alternano la sabbia a distese di sassi levigati e bianchi. Spiagge tranquille, in gran parte libere. Da Montelupone si va alla spiaggia di Porto Potenza Picena, che è anche il suo scalo ferroviario. A primavera si pianta un ombrellone in spiaggia e con una funicella si legano un paio di sedie pieghevoli. In autunno, dopo svariati utilizzi, si recupera il tutto un po’ scolorito dal sole e dalla salsedine. Nessuno vigila su quelle vostre cose, nessuno se ne appropria.
Questa gente in passato ha fatto l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, il Nord America, l’Africa con nel cuore la Madonna di Loreto, nella quale tutti credono. Andarono e tornarono, tacendo. Accompagnati da un’aria del loro Rossini, dal canto del loro Beniamino Gigli, da una poesia in vernacolo o da una lirica di Leopardi.
Oggi i giovani frequentano le Università senza troppi anni in fuori corso, o lavorano nelle aziende agricole, nelle fabbriche, negli studi professionali e nei commerci che hanno avuto inizio dal nonno o dal bisnonno, attività curate e incentivate come un bene familiare, con affetto familiare, quasi religioso. Molte aziende di Montelupone competono con il mondo e sono apprezzate da tutti nel mondo.
Un tempo si viaggiava per imparare, oggi non si fa più solo per questo motivo. Ma di certo in ogni luogo che si visita qualcosa c’è da apprendere. Anche nel villaggio turistico agli antipodi, organizzato dal tour operator con la formula “tutto compreso”. Si impara all’imbarco e all’aeroporto, s’impara a dire “ciao” nelle più diverse mescolanze di suoni. S’impara qualche gioco o passatempo dall’animatore di turno. Sì, si imparano molte cose. Alcune servono, altre servono poco. Quando venni la prima volta a Montelupone, dopo aver visto le più grandi città, avervi abitato e lavorato, mi parve di aver imparato una cosa, forse importante. Avevo capito che io vivevo in un certo modo e credevo fermamente che il progresso consistesse anche e soprattutto nel vivere a quel modo. Non avendo dubbi su questo punto, restai stupito nel vedere gente che viveva il progresso diversamente da me e da tutti coloro che io conoscevo. Prendeva la vita diversamente. Faceva tutto quel che io facevo in modo differente e migliore, senza rumore, senza pubblicità, senza stress, raggiungendo obiettivi migliori, in meno tempo e con minori spese e fatica. Sì, nelle Marche viaggiare è imparare. Ma non si può, anche volendolo, copiare. Non si può rientrare nella tua città e non conformarsi nuovamente ad essa. Quel che nelle Marche impari non lo puoi applicare a piacer tuo e ovunque, vale solo in quel mondo.
ABBAZIA DI SAN FIRMANO
In stile romanico. Bello il portale d’ingresso con i bassorilievi della lunetta in stile bizantino. All’interno una stupenda tela attribuita a Carlo Maratta, un affresco del 1400 con la Madonna in trono e i Santi Firmano e Sebastiano attribuito a Giacomo di Nicola da Recanati (1460). Nella cripta la statua del Santo di Ambrogio Della Robbia.
...continua il viaggio

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