Le Faer Oer, essenza di "Grande Nord"!
Viaggio di:
Paolo RagniData viaggio: Luglio 2006
Si ripercorre la strada del pomeriggio precedente, e traversiamo il ponte che ci porta a
Eysturoy. Giriamo subito a sinistra, in direzione di
Eidi e
Gjogv. Purtroppo il museino di arti e tradizioni popolari di Eidi apre molto tardi, ma il villaggetto merita una breve sosta. Più interessante la via per Gjogv. Nonostante la bellissima giornata, si sente un'aria di profondo deserto, quasi di smarrimento. La strada è ottima, passa accanto a fiordi bellissimi e profondissimi, Gjogv sorprende perché pare proprio di essere arrivati in capo al mondo. Di là partono le escursioni per dei sentieri che sembrano perfettamente praticabili. C'è un allegro ristorante sulla sinistra, ma qualcuno di noi ha un po' di maldistomaco, così, davanti a un porticciolo, dove esistono delle panchine, vado a un bed and breakfast. Entro. Una voce chiama dal piano di sopra. Una giovane donna mi chiede qualcosa, io rispondo in inglese. Ci intendiamo facilmente. Mi preparerà due panini, aprendo il suo frigo e mostrandomi i cibi. Spalma molte sostanze su questo pane nerissimo e saporito, evito carne e pesce. Dà camere ai turisti a 30 euro a notte, ha 4 bambini e fa la casalinga. Mi crede francese ed è molto sorpresa che ci siano italiani. In cucina sta a parlare della vita faeroese, ci stringiamo le mani con simpatia.
Al ritorno giriamo ancora Eysturoy, fermandoci nei villaggi, tra cui
Runavik. L'aria è fresca, la luce non cala mai. La sera, a Torshavn, facciamo un po' di spesa (i negozi chiudono alle dieci o undici di sera), telefoniamo da una cabina pubblica in Italia, facciamo un bancomat in centro.
Sesto giorno
E' il giorno più impegnativo dopo quello di Mikines: si faranno tragitti per un sacco di isole. Si riparte presto da Torshavn, si rivà ad Eysturoy e a
Larvik... sorpresa! il traghetto non c'è più, c'è un altro tunnel sottoceano, appena completato: le stesse piantine turistiche davano il traghetto. In quattro e quattr'otto entriamo quindi nelle Isole del Nord: vedremo
Bordoy e
Vidoy. Il tunnel è largo, illuminato, molto in discesa prima e in salita dopo: ha delle stranissime luci verdi e blu in alto che però non riusciamo a fotografare. Anche qui mistero su come pagare il pedaggio, dato che all'uscita nessuno lo reclama.
Grande entusiasmo per il tempo guadagnato grazie al tunnel. Si va subito a
Klaksvik, la seconda città: come vicecapitale sarebbe sconfortante, è un paesino adagiato a destra ed a sinistra del porto, intorno ad un lungo fiordo. Invece si gira bene: ha un grande ufficio postale dove i francobolli costano di più che in un altro posto dove li avevamo appena comprati (?), una chiesa gigantesca, spaziale e moderna, due lungomare ed una simpaticissima libreria: è un casottino sul lungomare di sinistra, dove vengono perfino dischi di musica originale faeroese, dove danno il tè ai tavolini: si accede anche ad una stanza di legno dove è un piccolissimo palco, vi stanno delle sedie: probabilmente lì recitano poesie e canzoni. Il ragazzo della libreria, a mia richiesta, mi mostra dei dischi di musica faeroese. Suggestionato, compro un disco doppio assolutamente straordinario. Da notare che la lingua faeroese (simile ad un dialetto islandese) non è stata scritta fino al 1950 e che solo da 50 anni a questa parte gli etnografi, gli studiosi e gli isolani hanno trascritto i canti che venivano narrati esclusivamente per via orale. I dischi comprati sono soltanto vocali, privi di strumenti musicali.
Passeggiamo sul lungomare di sinistra, vediamo e non vediamo più delle taverne, che non si capisce se siano aperte o chiuse, non se ne vede l'ingresso. Mah. So però da una piantina che c'è un albergo sulla strada parallela, in alto, e l'albergo scopro che fa anche servizio ristorante. Piove. La cameriera è molto gentile. Ci fa sedere e ci indica una grande zuppiera dove c'è una zuppa di funghi, così ci dice in inglese. Ci serviamo come va va. Quando stiamo per andare via, con la pancia piena di zuppa, viene e ci porta bistecche, purè, salse ed altra roba. Secondo i gusti, mangiamo di tutto di più. Prendiamo anche un caffè lungo lungo. Il pranzo non ci costerà quasi nulla. Questo ristorante dà sopra a uno scoglio sinistro, proprio in fronte al porto, che pare un vulcano. Alle pareti ci sono fotografie dello scoglio innevato.
Andiamo infine all'ultima isola, Vidoy, ed arriviamo fino a
Vidareidi. Anche qui, nessun traghetto, ma solo un ponte. Si attraversano, come già sapevamo, due sorprendenti gallerie strettissime e non illuminate: esaltante. Per fortuna, ci sono cartelli con la lettera M, che indicano la presenza di una piazzola: si capisce bene chi ha la precedenza e chi no, ma se in direzione contraria viene un camion, ti tocca fare manovra, anche all'indietro, e sostare in quest'area.
Riusciamo senza grossi problemi a uscire da questi due tunnel e finiamo a Vidareidi, tappa finale, la più a nord del viaggio: una bella vista da questo promontorio sperdutissimo, ma non tanto: qualcuno ci costruisce casa, quest'aria da Finis Terrae rende il luogo una minuscola attrazione turistica: oltre l'immancabile chiesa, c'è perfino una cassetta della posta, un bagno, qualche cartina dei sentieri, persone in carne ed ossa. Volendo si può scendere al mare. La vista è molto bella.
A questo punto, parte il viaggio di ritorno. Grazie ai ponti ed ai tunnel, non si perde tempo e si arriva direttamente all'isola di Vagar, all'albergo dell'aeroporto. Questo ci dimostra che, se l'aereo non ritarda, è possibile fissare la prima notte non a Vagar, ma anche in qualche isola all'estremo nord ed est, sempre avendo a disposizione la macchina. Siamo stati in ben cinque isole diverse in due ore circa. In realtà, la corsa a ritroso tra le isole procede bene, anche se è necessario controllare spesso le direzioni: quando si vede scritto Vagar si può andare diritti.
Torniamo all'hotel dell'aeroporto, ci ridanno la camera delle prime due notti. La vista dalle grandi finestre del ristorante è spettrale, non si vede quasi niente, forse gli aerei non atterrano o decollano nemmeno. Dopocena, per sentire ancora gli odori faeroesi, passeggio tra l'albergo e l'aeroporto: nell'erba fradicia raccolgo dei fiorellini gialli, rosa.
...continua il viaggio »




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