Nei deserti d’Islanda
Viaggio di:
Dopolavoro Ferroviario
Con l'impietoso saccheggio - stile predone vichingo - dei vassoi di un locale con servizio a buffet, la nostra vacanza islandese prende una piega più turistica, molliamo gli zaini e procediamo secondo programma a visitare la parte sud dell'isola, cominciando dal parco nazionale di Skaftafell con la sua celebre cascata circondata da colonne basaltiche come un enorme organo. Lì incontro casualmente Alessandro, che avevo conosciuto dal suo sito Internet (vedi links), un naturalista tanto innamorato dell'isola da diventarne tour operator specializzato.
Dopo due pernottamenti alla Gesthus della ospitale M.me Bolti, visitiamo il ghiacciaio di Skeidarar, pernottiamo a Selfoss dopo un obbligatorio salto in piscina, andiamo a vedere i geysers e le impressionanti cascate di Gullfoss.
L'ultimo giorno di vacanza arriva presto: con qualcun altro del gruppo vado a esplorare una valle sperduta a 50 km da Reykjavik, un fiordo con un porticciolo abbandonato, un sentiero che si perde chi sa dove, una sottile, altissima cascata sul fondo. Poi, infine, arriva proprio il momento di partire.
Come si dice? Questo non è un addio, ma un arrivederci.
Curiosità
Gli abitanti dell'isola sono meno di 300.000, la metà di quelli della sola Genova, e per 2/3 concentrati nella capitale.
A parte i prodotti della pesca, della pastorizia o della coltivazione in serra, tutto dev'essere importato: il costo medio della vita è circa doppio dell'Italia.
Non esistono ferrovie.
Non esiste esercito, sostituito dalla base Nato e dalla polizia (che peraltro ha ben poco da fare).
Le lettere þ (maiuscolo: Þ) ð (maiuscolo: Ð) sono caratteristiche dell'alfabeto islandese, mantenute dalle antiche lingue nordiche; corrispondono all'inglese -th- , rispettivamente di thing e that .
Gli islandesi non hanno veri cognomi, solo dei patronimici: la desinenza è -son per i maschi e -dottir per le femmine. Per esempio, il nome completo della cantante pop Björk (=betulla) è Björk Gudmundsdottir.