Islanda

Islanda: winter expedition 4x4 "The ring road"

in viaggio con Adriano Socchi in Islanda

Sette chilometri più a sud c'è Geysir un territorio pieno di sorgenti da cui sgorga acqua calda. Qui si può assistere, all'incirca ogni dieci minuti, all'eruzione dello Strokkur che spara getti di vapore fino ad un'altezza di 30 metri. Lo spettacolo è visibile già da lontano lungo la strada, ma quando arriviamo è ormai buio, visiteremo il campo geo-termico di Geysir, da cui ha origine la parola internazionale "geyser", l'indomani. All'alba, ossia alle 08:30, assistiamo a tre eruzioni di vapore dello Strokkur e osserviamo da vicino delle pozze in cui l'acqua bolle a tal punto da creare piccoli zampilli alti dieci, venti centimetri come nel caso del geyser di Litli. Lasciamo Geysir diretti a Pingvellir. La strada n° 365 è sbarrata da una transenna con un indicativo ed emblematico cartello: "closed". Indifferenti dell'avvertimento proseguiamo, ma dopo alcuni chilometri siamo costretti a ricrederci e fare marcia indietro. Cumuli di neve c'impediscono di continuare. Siamo allora costretti, per arrivare a Pingvellir, a prendere la statale n° 36, che volevamo evitare, in quanto la deviazione comporta un notevole allungamento. Pingvellir, un po' deludente, è un luogo roccioso di primaria importanza per gli Islandesi. Qui fu istituito nel lontano 930 d.C. l'Alping, il primo parlamento islandese. Vale la pena percorrere il sentiero che si sviluppa nella gola dell'Almannagjà, se non altro per avere la suggestione di camminare lungo la fossa tettonica che annualmente separa di pochi millimetri il continente americano da quello europeo.
Continua a piovere in maniera imperterrita e lasciata la zona del "circuito d'oro" ora, lungo la strada, non incontriamo nessun mezzo e la metafora di cui spesso s'abusa "non c'è anima viva" nel nostro caso non è assolutamente un eccesso! Lo scroscio della pioggia insieme al rumore del motore del nostro 4x4 è interrotto, per ben due volte e nel breve tratto di qualche chilometro, dal frastuono di due potenze della natura, la cascata di Seljalandsfoss e Skógafoss, visibili già dalla Ring Road. Alla prima ci avviciniamo andandoci ben sotto incuranti degli spruzzi d'acqua essendo già bagnati fradici. In quella di Skógafoss risaliamo il ripido e breve sentiero che la costeggia per osservare il getto dall'alto. Se l'altezza delle cascate non è rilevante, la più alta, quella di Skógafoss, misura 60 metri, la portata d'acqua è, invece, impressionante. Si capisce il significato d'energia inesauribile della natura e forza della natura. Prima di giungere a Vik una deviazione sulla strada 218 ci conduce, dopo una decina di chilometri, alle scogliere di Dyrhðlaey le cui pareti precipitano per più di 100 metri a picco sul mare. Stiamo in silenzio ad osservare il pauroso mare in burrasca le cui onde arrivano a lambire le scogliere. L'acqua ritraendosi dalla spiaggia nera lascia una schiuma bianca presentando una scena che sembra irreale. A Vik, il paese più meridionale dell'Islanda, siamo avvolti dalla nebbia cosicché dobbiamo rinunciare alla camminata che conduce al belvedere dei tre faraglioni.
La monotonia è rappresentata dalla solitudine e dall'isolamento, la strada continua ad essere una nostra esclusiva e dire che è come se stessimo percorrendo l'autostrada Milano - Roma, tuttavia il paesaggio cambia continuamente. Ora stiamo attraversando una vasta area piana caratterizzata da sabbia, ghiaia e sassi il "Sandur", che sarà la caratteristica paesaggistica fino oltre la laguna di Jökulsárlón.

Trascorriamo la notte alla fattoria Efri-Vik, a Kirkjubaejarklaustur. Seguiamo con attenzione le previsioni del tempo, le quali neanche a dirlo sono brutte. - I primi giorni saranno contraddistinti da tre agenti atmosferici: cieli grigi, pioggia battente e forte vento. - Brutto tempo, quindi, tanto brutto che siamo pervasi da un senso d'incombente tragedia. Al mattino, ormai non è una novità, le nuvole basse limitano la visibilità tanto che ci accorgiamo di essere in prossimità del Vatnajökull soltanto quando vediamo sul ciglio della strada il pilastro di uno dei tre ponti della Strada Circolare distrutti dalla piena creatasi dall'eruzione del Gjálp nel 1996. Il governo islandese, a testimonianza di altri prossimi e sinistri disastri causati dalla forza della natura, ha pensato di lasciarlo qui.
Al Parco dello Skaftafell avvistiamo finalmente il ghiacciaio. Una bufera di pioggia e vento c'impedisce di compiere le due ore di marcia necessarie per raggiungere il fronte del ghiacciaio di Skaftafellsjökull e la cascata di Svartifoss decidiamo allora di andare a vedere il fronte del ghiacciaio di Svinafellsjökull, ma sarà il lago glaciale di Jökulsárlón, cosparso di iceberg provenienti da uno dei fronti del Vatnajökull, ad entusiasmarci. Assistiamo davanti a questi iceberg, che galleggiano nella parte della laguna più vicina al mare e sono, invece, imprigionati nel ghiaccio nella zona prossima al fronte del ghiacciaio, ad uno spettacolo che non sembra appartenere a questo mondo. Gli iceberg della laguna brillano di mille tonalità: bianchi, grigi, azzurri, blu e verdi. Tutti noi proviamo un'emozione vera nei confronti della natura ed entriamo in totale sintonia con essa. Posso quasi affermare che la si ascolta veramente. Superato il ponte della Ring Road che attraversa la laguna, subito dopo svoltiamo a sinistra, guadiamo un piccolo torrente e costeggiamo la laguna fin dove le condizioni del terreno lo permettono. Scendiamo dal fuoristrada e ci avventuriamo a piedi sul lago completamente ghiacciato dove sbucano come funghi gli iceberg. Come in ogni luogo straordinario che visito tiro fuori la bandiera di Culture Lontane per immortalare la scena.
Continuiamo la nostra marcia sulla Ring Road ed arriviamo a Höfn. Nell'ostello completamente a nostra disposizione, approfittiamo del pomeriggio per risistemarci i bagagli e far asciugare la roba fino ad ora utilizzata. L'idea di passare una serata fuori a bere una birra è immediatamente abbandonata dopo un breve giro. Le strade sono deserte e gli unici due pub del paese sono vuoti. Ci domandiamo in che posto siamo finiti. Il giro serale a Höfn è una delusione.
A Breiðdalsvik troviamo la Ring Road interrotta così siamo costretti a proseguire per Egilsstadir lungo la strada n° 96 e costeggiare i fiordi di Fáskrúðsfjörður e Reyðarfjörður. La strada è tortuosa, sterrata e fangosa. La deviazione, tuttavia, ci permette di assistere a scene caratteristiche dell'Islanda invernale come quelle di piccoli porti le cui acque del mare sono ancora parzialmente ghiacciate. Alla fine della giornata, dopo aver assaporato per quattro giorni nient'altro che paesaggi in ogni momento del giorno, ci riemergiamo nell'atmosfera urbana, quando arriviamo a Egilsstadir che conta circa 1.800 abitanti ed è la città più grande finora incontrata.

Asperità, masse di roccia lavica, sorgenti geotermali, licheni e muschi, ghiaccio, drammaticità del tempo e l'impetuosità delle acque. Credo che in nessun'altra parte sulla terra c'è un luogo che esprima chiaramente il sentimento per il paesaggio, come l'Islanda - luogo ideale per apprendere la natura. - Siamo soltanto a metà viaggio e già comprendiamo perché è definita "Terra del fuoco e del ghiaccio" in quanto sono le due forze della natura che la costituiscono e la modellano. L'Islanda rivela la magia della natura esprime chiaramente il sentimento che ho per la vita con la bellezza del suo incomparabile paesaggio, il quale si presenta inalterato dall'uomo. La natura qui non ha subito raggiri da parte dell'umanità… e tutto questo si percepisce maggiormente e soprattutto in inverno!

Quando giungiamo ad Egilsstadir proviamo un senso di conquista; la soddisfazione per essere riusciti ad arrivare sin qui. Ma ci aspetta, ancora, la parte nord dell’Islanda, quella più impegnativa per via della neve e di alcuni passi da superare. Vivremo avventurose emozioni, ancora più grandi di quelle provate fino ad ora… ...continua il viaggio
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