Irlanda

Say Guinness please

in viaggio con Federico in Irlanda

Domenica mattina, il cielo è grigio e anche noi, come tantissima altra gente, decidiamo di dedicarci alla visita del Book of Kells, il preziosissimo volume conservato all'interno dell'istituzione scolastica più importante d'Irlanda: il Trinity College. Il Book of Kells è un reperto famosissimo, scritto addirittura nel nono secolo dai monaci di Iona, in Scozia. Il museo che lo contiene, però, non è ben organizzato e ti trovi quindi dapprima in sale che illustrano, peraltro ottimamente, i metodi di fabbricazione dei libri miniaturizzati, poi passi a vedere alcuni esemplari, quindi ti trovi il pezzo forte, il Book of Kells, in una bacheca di vetro posta orizzontalmente come un tavolo attorno al quale ruotano senza ordine i visitatori, sgomitando per vederci o sostando oltre il necessario. Insomma mi è sembrato che la pecca sia che non è chiaro il percorso da seguire e ci sia troppa confusione, tanto che quando siamo entrati nell'ultima parte visitabile, la meravigliosa sala della Old Library, ci siamo resi conto con un pizzico di delusione che il Book of Kells era solo quello della stanza prima e che ormai era passato, a saperlo avremmo sgomitato anche noi! In compenso, il lungo salone della Vecchia Biblioteca, la cosiddetta Long Room, è letteralmente eccezionale: oltre ai pezzi importanti che vi sono contenuti, come l'antichissima arpa di Brian Borù, appare davvero come un luogo affascinante, tanto denso di "Sapere" da incutere soggezione e silenzio.
La bambina dorme, la giornata è uggiosa e ci sentiamo molto in vena di musei: quindi ci buttiamo in rapidissima successione nella National Gallery, interessante ma chiaramente non paragonabile ad altri grandi gallerie europee, e nel National Museum, particolarmente piacevole da visitare soprattutto nelle sezioni dedicate agli anni della guerra per l'Indipendenza, ai vichinghi, all'Età del Ferro e del Bronzo, che comprendono tra l'altro una lunghissima piroga conservata miracolosamente intatta (tra l'altro, curioso è il fatto che la maggior parte dei reperti sia stata trovata non dagli archeologi ma dagli scavatori di torba).
Noi abbiamo avuto esigenze particolari, ma anche per chi si ferma qualche giorno a Dublino consiglierei di non trascurare questi due musei, che sono decisamente interessanti e pure gratuiti, il che non guasta.
Un ultimo giro per la città, a cercare le curiose porte vittoriane dipinte con colori vivaci, una rapida cena e poi in camera, facciamo giocare Matilde con un po' in tranquillità.
17° giorno
Il 17° giorno non esiste, ci alziamo prima dell'alba per andare in aeroporto; per il tragitto ci siamo affidati a un tassista che puzza vagamente d'alcool che abita da qualche mese nella Guest House. Dopo non poca apprensione per il suo ritardo (sono le 4 a.m. e nell'atrio abbiamo modo di conoscere una ragazza di Los Angeles totalmente pazza che, di ritorno da una serata al pub, cerca di telefonare a casa e ad ogni cosa le si dica risponde semplicemente "Have fun"), finalmente ci avviamo nella città deserta. E' l'alba.
All'aeroporto, le solite facce da italiani che tornano a casa dopo una vacanza in pullman o dopo un week-end "tutto birra e disco" a Dublino: cosa volete che vi dica, continuo a preferire e a sentirmi orgoglioso della mia self-made vacanza, fatica e imprevisti compresi.

Curiosità

L'Irlanda è la terra delle leggende, delle tradizioni e delle contraddizioni, le cosiddette curiosità che mentalmente ci si annota durante il viaggio sono tantissime. Vediamone alcune.
§ Torniamo innanzitutto alla Giant's Causeway. Io non credo assolutamente alla formazione di basalti provenienti dal sottosuolo a seguito di una violenta eruzione. La verità è che nell'antichità viveva nella zone un gigante guerriero, tale Finn Mc Cool, talmente forte e valoroso che riusciva a strapparsi le spine dai talloni correndo. Lo stesso, arrabbiatosi una volta con un gigante scozzese, strappò una zolla di terra e la scagliò contro il rivale che scappava, ma arrivò "un po' lungo" e la zolla, cadendo in mare, formò l'Isola di Mann; il cratere che aveva lasciato con il tempo si riempì d'acqua e creò il Lough Neagh. Un'altra volta il nostro amico Finn Mc Cool si innamorò perdutamente di una gigantessa dell'isola scozzese di Staffa; non si perse d'animo per la distanza e, pietra su pietra, congiunse con una strada l'Ulster a Staffa (sulla quale in effetti ci sono formazioni rocciose simili). Chi vuole credere ancora all'eruzione, ai basalti, ai poliedri e ai fenomeni geologici?
§ La città di Londonderry si è sempre chiamata Derry, almeno fino quando gli inglesi non decisero di cambiarne il nome per commemorare l'accordo del 1609 con cui la Corporation of London cercava di "colonizzare" la città fornendole nuovi abitanti. Questo ovviamente agli irlandesi non è mai andato giù, e la controversia è continuata fino ad oggi, tanto che nel 1984 il consiglio cittadino ha deliberato di modificare il proprio nome in Derry City Council. L'abbreviazione per comodità non va per niente bene, anzi, il nome oggi ha acquistato una valenza del tutto politica, per cui la città è Derry per i Repubblicani, mentre resta Londonderry per gli Unionisti. Questa discussione ha anche un lato curioso: gli annunciatori della radio, per non fare torto a nessuno, usano dire Derrystrokelondonderry tutto attaccato (cioè Derry-barra-Londonderry), e la gente meno "accesa" chiama simpaticamente la città "The stroke city".
§ A proposito di San Patrizio e del monte a lui dedicato. Il monte è considerato sacro da almeno 5.000 anni: già nel 3.000 A.C., infatti, vi si svolgeva la festa dedicata al dio pagano Lugh, da cui deriva tra l'altro la parola irlandese Lughnasa che significa agosto (quella del film, dal titolo tradotto impropriamente "Ballando a Lughnasa"), e sembra che ci sia un collegamento tra questa festa e il giorno fissato per la festa cristiana del pellegrinaggio, che si tiene l'ultima domenica di luglio (la cosiddetta Reek Sunday) e richiama circa 25.000 pellegrini ogni anno. Gli antichi resoconti ci riportano che San Patrizio restò sulla montagna per 40 giorni pregando giorno e notte; durante questo periodo il Santo era continuamente attaccato dai corvi e minacciato dai serpenti velenosi, tanto che ad un certo punto fece suonare la sua campana e scacciò uccelli e serpenti nella caverna sul versante nord della montagna conosciuta come Lag na Deamha; la leggenda vuole che a questo fatto sia ricondotta la totale assenza di serpenti velenosi in Irlanda. Oggi, il pellegrinaggio "breve" che parte dal Visitors' Centre di Murrisk richiede circa 4 ore di cammino, con un ultimo tratto di sentiero impegnativo perché ripido e roccioso.
§ Sono anni che cerco di apprezzare la birra senza riuscirci, bere un bel bicchiere di birra fresca, mi sono sempre detto, deve essere una soddisfazione enorme, ma non c'è verso, la birra continua a non piacermi. E allora perché in Irlanda sono diventato un accanito bevitore di Guinness, addirittura a bicchieroni da una pinta? Prima di tutto perché è buonissima, in particolare quella che si beve là, spillata al bancone di un pub, e poi perché ci si lascia anche condizionare dalla leggenda, da quello che questa birra rappresenta e dall'atmosfera che l'accompagna sempre. Facciamo un po' di storia. Corre il 1759, un periodo nero per l'Irlanda e per la sua birra, visto che regina incontrastata del mercato è la Porter, una birra inglese consumata dalle classi popolari. Arthur Gunness, futuro sir Guinness, ha la stravagante idea di impiantare proprio una fabbrica a Dublino, in un vecchio fabbricato della dogana; per questo, si affida alle capacità di un sapiente mastro birraio, che "lavorando" sugli ingredienti della Porter riesce ad eliminarne il retrogusto dolciastro; riesce poi ad ottenere una schiuma cremosa e persistente e rende la miscela più scura del solito. Insomma, crea la cosiddetta "Stout", dando il via ad uno dei più clamorosi successi della storia dell'imprenditoria. Guinness, da tutti giudicato un "originale" destinato alla miseria, nel volgere di pochi decenni crea un impero che si di generazione in generazione allarga i suoi affari in tutto il globo. Il successo è enorme, è nato e si è diffuso un mito, oltre che una miniera di miliardi, tanto che ad oggi nel mondo ogni giorno si bevono 8 milioni di bicchieri di Guinness. La famiglia Guinness diventa uno dei maggiori finanziatori dei beni d'Irlanda, con interessi in ogni campo, dagli allevamenti al turismo, dalla politica all'editoria; a proposito, io non lo sapevo, ma anche il "Guinness dei primati", il libro di grande successo nato negli anni '60, altro non è che una delle straordinarie idee della famiglia Guinness!
§ Ho ascoltato e cercato di capire come il whiskey di malto irlandese viene prodotto, le varie fasi della macerazione dell'orzo, della fermentazione, della distillazione e della maturazione; a dire il vero non ricordo granché. Ciò che mi è rimasto impresso sono le differenze tra il whiskey irlandese e gli altri grandi whisky, quello scozzese e quello americano. Diciamo subito che quest'ultimo non gode di grande considerazione, viene distillato una sola volta e irlandesi e scozzesi non lo ritengono degno di competere con i loro prodotti. Grande disputa invece su quale sia il whisky migliore, a cominciare da chi ne siano gli inventori, dato che gli scozzesi continuano a negare di aver imparato l'uso dell'alambicco per la distillazione dalla vicina Irlanda. E poi la preparazione: gli irlandesi ritengono il loro whiskey più puro, perché viene distillato tre volte contro le due del rivale scozzese, e perché il malto viene fatto asciugare in forni che impediscono il contatto con il fumo e permettono così di ottenere un distillato in cui gli aromi del malto e del miele possono emergere. Dal mio modesto punto di vista, dopo aver confrontato con amici whisky comprati in Scozia e in Irlanda, il whisky scozzese resta migliore, proprio perché il gusto vagamente affumicato ne esalta l'aroma e lo rende più corposo, o forse anche soltanto più facile da apprezzare per chi non intenditore non è. ...continua il viaggio

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