Già da un po’ avevo notato che, parlando con persone che avevano visitato l’Irlanda, la caratteristica comune era un gran desiderio di tornarci, tutti concordi nel dire che una sola volta non basta. E allora cosa aspettiamo? L’Isola di Smeraldo ci aspetta!
Certo, il momento non è dei più favorevoli: alla fine di marzo il clima non si preannuncia particolarmente invitante e in più si odono fortissimi squilli di guerra che oltre a creare ovvie ansie ci procura anche qualche preoccupazione di ordine etico. Incoraggiata anche dagli amici del forum di Ci Sono Stato alla fine decidiamo di partire. Siamo in quattro. Anche mia sorella ha qualche giorno libero nello stesso periodo ma decide di andare in un posto più caldo e assolato e col marito parte per Lisbona.
Avremo fatto la scelta giusta?
Mi frulla per la testa una canzone di Fiorella Mannoia che dice “…il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e luce, è un tappeto che corre veloce, il cielo d’Irlanda a volte fa il mondo in bianco e nero ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero…” e decido che il maltempo non mi spaventa. Partiamo!
L’Irlanda gode dell’influsso della Corrente del Golfo quindi non fa mai né troppo freddo né troppo caldo. Però è uno dei paesi più piovosi d’Europa e anche in piena estate il tempo può essere estremamente variabile. D’altra parte il cielo mutevolissimo è una delle caratteristiche più note e tutto sommato piacevoli. In estate le giornate sono lunghissime e c’è luce fino alle 23.
L’abbigliamento più adatto è ovviamente quello cosiddetto “a strati”: pullover e giacca impermeabile possono servire più o meno in ogni stagione ma quando si entra nei pubs surriscaldati (e magari dopo qualche pinta di birra) una T-shirt è più che sufficiente!
Utili scarpe comode e resistenti all’acqua, possibilmente antiscivolo visto che capiterà senza dubbio di fare passeggiate sull’erba umida.
Importante è lasciare un po’ di spazio nella valigia perché non si può tornare a casa dopo un viaggio in Irlanda senza uno dei meravigliosi pullover di lana delle Isole Aran.
Noi abbiamo volato da Pisa a Londra e da Londra a Dublino (e ritorno) con la Ryanair spendendo complessivamente circa 100 euro a testa. Giunti all’aeroporto di Dublino ci sono varie possibilità per raggiungere il centro della città: due linee di bus navetta (Airlink Express e Aircoach), gli autobus pubblici della linea 41 e naturalmente i taxi.
A Dublino ci si sposta a piedi o con i mezzi pubblici mentre per il resto del viaggio abbiamo noleggiato un'automobile direttamente dall’Italia ad un costo di circa 60 euro al giorno con chilometraggio illimitato e assicurazione. Per guidare in Irlanda basta la patente italiana. E un po’ di coraggio, visto che si guida a sinistra e almeno all’inizio mi è sembrata una cosa proprio strana!
Dublino è una città sempre piuttosto affollata, in particolare nel fine settimana quando oltre ai turisti anche molti irlandesi si trasferiscono in città per trascorrervi il week end, per questo ho preferito prenotare in anticipo un albergo cercando tra le varie offerte che ho trovato in Rete. Alla fine la scelta è caduta sul Bewleys Principal Hotel, 19/20 Fleet Street, un albergo abbastanza anonimo ma pulito e soprattutto all’interno del Temple Bar District, cioè il centro culturale e ricreativo della città, pieno zeppo di gallerie, negozi, pubs e ristoranti, e a due passi dal Trinity College.
Spostandosi nel resto del paese invece ritengo quella del Bed & Breakfast la scelta migliore: ne troverete ovunque a prezzi accessibili e di solito gestiti da persone molto cordiali.
Tra gli ingredienti principali della cucina irlandese le patate occupano senza dubbio un posto privilegiato, insieme alla carne (di manzo o di maiale) e al pesce, e le troviamo nei piatti più tipici come l’Irish Stew, tipico stufato di montone, il boxty, una specie di crèpe variamente ripiena o il Dublin Coddle, uno stufato con salsiccia e pancetta, per non parlare del classico Fish & Chips che qui prevede un intero filetto di merluzzo, veramente molto gustoso.
I pasti principali sono la colazione, a base di uova, pancetta, salsiccia, pudding, patate e quant’altro possa venire in mente alla padrona di casa, e la cena. A mezzogiorno abbiamo generalmente preferito optare per qualcosa di leggero come ad esempio l’immancabile “soup of the day”, una minestra, servita in ogni pub, a base di verdure, carne o pesce.
Nei ristoranti delle città di mare si trovano spesso piatti di pesce che posso supporre fresco e di buona qualità ma che purtroppo ho trovato sempre affogato sotto colate di improbabili salse.
Ottimo il salmone, sia fresco che affumicato.
Per quanto riguarda le bevande non ci sono mezze misure e si va dal tè, servito a tutte le ore, alla birra e al whiskey, ma ne parlerò più diffusamente in seguito.
Martedì 25 Marzo 2003 ...continua il viaggio »