Le bellezze dell'Inghilterra del Sud
in viaggio con Ivan Sgualdini in Inghilterra
2° giorno
La mattina presto, dopo una succulenta prima colazione, ci siamo diretti nuovamente verso il centro di Canterbury, ma stavolta ci siamo avvicinati in macchina, nonostante il centro fosse abbastanza vicino, in modo da essere pronti per ripartire. E qui arriva la prima chicca della giornata. Poiché tutto il mondo è paese e l’uomo è un essere intelligente, si presume che abbia creato i parcheggi a pagamento in maniera funzionale in tutto il pianeta. Ma qui siamo in Inghilterra, e vige la regola che agli inglesi piace distinguersi e fare le cose a modo proprio. Così abbiamo perso all’incirca mezz’ora per cercare di capire come funzionasse il sistema di questo parcheggio a pagamento, dal momento che esisteva una macchinetta dove fare i biglietti automatici. Bisognava inserire le monete e un codice a cinque cifre numeriche che rappresentassero la targa della macchina. Peccato solo, piccolo particolare, che la nostra macchina avesse una lettera in mezzo che non era accettata dalla macchinetta automatica e non riuscivamo ad avere la ricevuta! Sentendoci un po’ indispettiti del fatto, abbiamo osservato un inglese che parcheggiava e richiedeva la ricevuta, ed era tutto esattamente come avevamo fatto noi, ma lui aveva una targa giusta. Allora ci siamo dovuti arrendere a chiedere ad un signore del posto, convinti che c’era qualcosa che evidentemente stavamo sbagliando, ma il signore è rimasto più allibito di noi! E’ rimasto 5 minuti perplesso del fatto che la nostra targa era diversa dalle altre e non era accettata dalla macchinetta, così ci ha suggerito di mettere una cifra a caso al posto della lettera e “falsificare” la targa, tanto qualunque vigile l’avesse vista avrebbe capito che era giusta dalle altre quattro cifre. Ma dico, si può creare una macchinetta automatica che non accetti neanche tutte le targhe delle macchine del tuo paese? Del resto, eravamo solo a poco più di 100 km da Londra, e non credo che la Hertz affitti macchine aliene…
Esterrefatti da questi strani meccanismi, siamo finalmente riusciti ad avviarci in centro, rimpiangendo di aver avuto la pessima idea di venire in macchina.
Alla luce si potevano apprezzare decisamente meglio i particolari architettonici di molte casette nelle tranquille viuzze, la vita serena della cittadina che si svolgeva interamente nel centro, adibito ad area pedonale. Ed è questa una caratteristica che si riscontra in tutte le cittadine turistiche inglesi e ne rende piacevole la visita: chiudere il centro al traffico e renderlo solo zona pedonale. Questo è un grande punto a favore per gli inglesi, bisogna riconoscerglielo!
La nostra meta era ovviamente la Cattedrale, siamo perciò tornati nella via principale, con l’unico maestoso accesso al cortile che porta al monumento, e siamo entrati. L’impatto è stato non da poco, essendo la prima cattedrale inglese di questo tipo che vedevamo, ed era veramente grande e bellissima. Siamo entrati dentro a vedere le imponenti navate gotiche, ma soltanto una parte era visitabile.
Dopo qualche foto e ripresa, abbiamo fatto la spesa in un market e ci siamo subito avviati verso Dover, alla ricerca delle White Cliffs, ovvero le scogliere bianche, famose proprio per il loro colore, dovuto alla conformazione della roccia che le compone. Siamo arrivati prima a St.Margaret at Cliffs, un villaggio tipicamente turistico con villette panoramiche sulla costa, e dopo siamo tornati indietro a Dover dove, a dire il vero con qualche difficoltà nella comprensione delle direzioni dei cartelli, finalmente abbiamo trovato le rinomate scogliere.
Abbiamo parcheggiato a pagamento in un’apposita area di sosta e preso un sentiero a piedi che costeggiava le scogliere dall’alto. Il panorama era molto vario intorno: alle spalle si intravedeva sullo sfondo l’enorme Castello di Dover, in basso (solo inizialmente) c’era il porto mercantile con un via vai continuo di navi che attraccavano, e davanti le caratteristiche scogliere, veramente bianche, che contrastavano con l’acceso verde dei prati. Dal depliant si capiva che il sentiero proseguiva per parecchie miglia e più avanti il panorama, arrivando ad un vecchio faro, doveva essere ancora più bello. Ma noi avevamo centinaia di cose da vedere che ci aspettavano ancora, e dopo un’oretta di relax sul prato dove per poco ci abbronzavamo (c’era infatti un bel sole!), ci siamo diretti verso il castello. Abbiamo fatto un bel giro in macchina intorno al castello, veramente maestoso, e poi abbiamo proseguito per la strada costiera, passando in un susseguirsi di belle cittadine turistiche dove gli inglesi vengono a trascorrere le loro vacanze.
La prima era Folkestone, molto carina e particolare, poi dopo qualche altra meno rilevante ci siamo fermati ad Hastings, costruita a ridosso dell’alto tratto di costa e sede di un caratteristico porto di pescatori. Nel grandissimo parcheggio del porto, il panorama era interessante: sullo sfondo le scogliere a strapiombo sull’oceano davano un senso selvaggio al paesaggio, sulla spiaggia di fronte i bambini giocavano a pallone e nel porto si vedeva un po’ di tutto, da vecchi treni merci a barche di pescatori.
Abbiamo passeggiato verso il centro, notando sulla destra una particolare funivia che portava sulla cima della costa, dove sicuramente c’era qualche monumento da visitare. Era pieno di ristorantini e fast food con tavolini all’aperto, a cui non abbiamo saputo resistere, dato che avevamo una fame abominevole. Peccato aver scelto, nella fretta di ingurgitare qualcosa, il classico Fish & Chips, trovabile ovunque qua in Inghilterra, che offre per l’appunto il pesce fritto con le patate. Nonostante il merluzzo fosse fresco e fossimo in una località di mare, la pietanza è risultata nauseabonda e un vero mattone per il nostro stomaco… sarà che noi italiani non siamo abituati a questa cucina, ma ci siamo ripromessi di non commettere più lo stesso errore due volte!
La seconda chicca del giorno arriva verso la fine del pranzo, quando un'atroce certezza ci assale vedendo un cartello di fronte al porto: non avevamo pagato il parcheggio! Accipicchia, non eravamo ancora abituati alle abitudini inglesi, toccava fare una bella corsa nella speranza che nessuno si fosse accorto del fatto. Tra l’altro, mentre tornavamo di buon passo e rientravamo alla macchina, ci siamo accorti che la multa non sarebbe stata per niente una cifretta, proprio un bel modo per iniziare il nostro viaggio! Ma per fortuna, la dea bendata ci ha assistito e nessun vigilante si presentava in zona…
Usciti in pochi nanosecondi dal porto abbiamo proseguito per la costiera, fino ad arrivare alla bellissima città di Brighton. E’ questa la città più turistica e organizzata di tutto il Sud dell’Inghilterra, un vero punto di ritrovo per i giovani e per gli inglesi che vengono a trascorrere qua le vacanze. ...continua il viaggio

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