India

L’Arunachal Pradesh: un viaggio alla ricerca degli sciamani

in viaggio con Franco Pizzi in India

Non appena si attraversa il confine tra i due stati il mondo cambia di colpo. Un’esplosione di vita: tanta tanta gente, e ci si rende conto subito che in confronto all’Assam l’Arunachal Pradesh è poco popolato. E poi riappaiano le scimmie, gli uccelli, le mucche per strada. Siamo tornati ‘in India’. Attraversare il Brahmaputra è un’altra avventura. L’imbarcadero per salire sul traghetto si sposta a secondo di quanta acqua c’è nel fiume. Quando l’acqua si ritira ci si trova a dover attraversare un tratto di terreno sabbioso, in cui è facile che le macchine si impantanano. Ma non c’è da preoccuparsi: sono pronte le ‘squadre di soccorso’ formate da giovanotti che in cambio di una piccola mancia si danno da fare per tirar fuori il veicolo. Si dice che alle volte le persone locali mentono appositamente sul luogo di attracco in modo da aumentare il business del salvataggio… Nel nostro caso, lungo il tragitto nel fiume c’era un posto dove si era formata una banchina di sabbia, e quindi la barca non poteva trasportare pesi pesanti. Le nostre macchine, per esempio. Cosi noi siamo partiti, e all’arrivo abbiamo proseguito con un pulmino locale fino a DIBRUGARH; le macchine sono rimaste indietro ad attendere il primo ferry dell’indomani. Un’avventura per noi divertente, ma a pensare che tutta questa gente vive tuttora in balia del fiume, in uno stato di incertezza se sarà possibile raggiungere la destinazione oggi o domani o forse anche fra qualche giorno…
Una scoperta ancora: rientrando da TEZU a Dibrugarh, lungo la strada incontriamo un villaggio Khamti, di origine thailandese e birmana. Questo piccolo gruppo etnico immigrato in Arunachal Pradesh pratica il buddismo theravada, ed è sorprendente veder spuntare le guglie di stupa buddiste e i tetti dorati delle vihara buddiste.
Un commento finale: rispetto alle zone tribali dell’ORISSA, le etnie in Arunachal Pradesh presentano alcune notevoli differenze. In Orissa la diversità tra una etnia e l’altra è grande, e si nota negli abiti e nei costumi; non è tanto facile visitare i villaggi, almeno non per le etnie più spettacolari come i Bonda, e quindi s’incontrano le etnie nei mercati. Le etnie dell’Orissa sono più esotiche e colorate, ma le persone delle etnie stesse, al di fuori del contatto fuggente per la foto, sono poco avvicinabili: nessuno parla indi o oriya, e sembrano totalmente al di fuori della vita moderna. In Arunachal Pradesh le differenze tra una etnia e l’altra non sono così grandi; la popolazione è meno colorata e meno esotica, ma si possono tranquillamente visitare i villaggi, si può entrare nelle case, ed è abbastanza facile parlare con la gente. Anche se vivono in villaggi tradizionali, con le case a palafitta con i tetti di paglia, di palme o bambù, i giovani hanno tutti avuto un certo grado di educazione. Il loro sogno più grande è trovare un impiego statale… Sono più moderni, più vicini al modo di vita comune in India. Hanno tutti un cellulare, ma funziona malissimo e quindi tengono sempre il telefono all’orecchio, a provare, provare, provare…
Kristin Blancke

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