Germania

Un viaggio letterario per ritrovare le radici del romanticismo

in viaggio con Paolo Ragni in Germania

Il resto è una passeggiata per la bellissima piazza del Mercato, le stradine che tagliano la città, In più riusciamo ad andare a Hirsau, a tre chilometri di distanza, di cui si possono apprezzare, in assoluta solitudine, gli esterni dei resti dell’antica abbazia benedettina. Questa somiglia in molte cose a Maulbronn, ma è forse ancor più spettacolare a causa delle rovine: fu semidistrutta in una guerra e non ripristinata per intero: sarà per i primi squarci di sole, sarà perché siamo gli unici visitatori (gli interni sono già chiusi) ci trascorriamo mezz’ora a meraviglia.
Torniamo a Calw. Percorriamo un lungo corso alla cui fine sta un grande ipermercato aperto fino alla sera alle dieci. Spiace non farci la spesa, da quanto è allegro, io mi compro però un altro paio di scarpe e altri calzini ancora, ce n’è bisogno.
Ceniamo nell’albergo del ristorante: anche se di classe superiore alla sistemazione di Maulbronn, c’è la stessa aria tipicamente locale, è bello cenare e vedere la pioggia che batte sul ponte. Il dopocena facciamo un’altra breve passeggiata, giusto per vedere le ultime luci spengersi in Piazza del Mercato: l’indomani inizierà una grande kermesse per il gemellaggio con Bolzano.

8) Stoccarda dicevano tutti che è brutta. Doveva essere una tappa di grande città dopo tanti paesi. Lo è stato, ma potevamo lasciare perdere e passarci al massimo due o tre ore. Invece ci siamo stati una notte, così ne abbiamo girato il centro in lungo e in largo, abbiamo fatto spese comprando piante, articoli di cancelleria, regali, giochi, bottiglie di vino del Reno, una sedia rustica pieghevole ed altre piacevoli amenità.
E’ città totalmente nuova, cioè rifatta con grandi spazi verdi. Si può passeggiare amabilmente per i grandi giardini, vedere l’esterno di un bel palazzo (abbiamo fatto uno stop ai musei) apprezzare le grandi fontane e in genere l’aria vivacissima di nuova città. E’ l’unico posto in cui non siamo riusciti a sederci a pranzo: in tutto il centro non abbiamo trovato un solo ristorante, la gente pare tutta a lavoro e mangia in piedi o su tavoli microscopici un piatto d’insalata, patate fritte, panini. Se si ha fame conviene entrare nel primo bar e tentare di sedersi al primo posto libero, che non è facile. Unica chance era il bar del Teatro, ma ormai era distante.
Piacevole entrare, invece, nella storica stazione ferroviaria e sorseggiare un tè in una pregiata teieria mangiando qualche biscotto. E’ strano ma è così. Bello, infine, il museo d’arte moderna, modernissimo anche lui, coloratissimo, accanto la Stazione. Se non si viene arrotati dalle automobili che sfrecciano, vale la pena senz’altro vederlo. E’ l’unico pezzo di storia che abbiamo visto in città.
Da notare la grande quantità di negozi con gli articoli più strani per fumare. Se il fumo danneggia i clienti nei ristoranti (non esistono sale separate) è però oggetto di interesse: in ogni dove vengono sigari dei più strani tipi e in special modo narghilé: specialmente a Stoccarda, ma non solo, ce n’è di tutti tipi e tutte le tasche, e, sia chiaro, sono venduti quasi sempre da tedeschi, mica da turchi. I narghilé vengono abbinati spesso a libri, magliette dark, miele. Anche se sono sempre in vendita, sembrano spesso oggetto di arredamento delle vetrine: si notano vetrine con gli oggetti più disparati, molti dei quali fanno arredamento e non sono in vendita. Esempio: un negozio vende onice e alabastro, abbigliamento da uomo o prodotti elettrici? Se non fosse dalla assenza di prezzi su alcuni oggetti, non sarebbe possibile stabilirlo.

9) Un tuffo nel passato a vedere Tubinga. Città di Hegel, Schelling e di una miriade di filosofi e letterati tedeschi, è anch’essa centro universitario importante. Qui Hesse lavorò per anni in una libreria antiquaria, ancora presente. Bagnata anch’essa dal Neckar, Tubinga era tappa indispensabile per vedere la casa torre dove soggiornò per 40 anni il poeta tedesco Holderlin, là rinchiuso per una stravagante e dolorosa follia, ospitato per ordine del Tribunale presso una onesta famiglia di un falegname. La casa torre, serenamente sporgente sul Neckar davanti alla romanticissima isoletta con il grande viale dei platani, è visitata da molti tedeschi, che però la contemplano e da fuori e non ci entrano. E’ molto spoglia, certo deludente per chi si aspetta qualcosa di importante, totalmente rifatta a fine Ottocento e priva perfino degli arredamenti che avevamo trovato a Wetzlar o a Francoforte per Goethe. Inoltre, tutto sempre e soltanto in tedesco. Bisogna soltanto lasciarsi andare al fascino del grande poeta che, nel pieno delle guerre napoleoniche, tornò da Bordeaux in Germania senza più sapere bene il suo nome. In preda alla follia, riuscì comunque in quella torre a lasciare grandi tracce di genio.
La città merita una mattinata, e certo anche di più se se ne ha il tempo: è infatti estremamente carina: da non perdere la piazza del Comune, dove la gente si sposa in continuazione e quando esce dal portone viene accolta da un suonatore di fisarmonica, la passeggiata al castello, vicinissimo, il piccolo Museo della città con oggetti tipici d’epoca. Da non perdere l’ultimo piano, dedicato a Lotte Reiniger, sconosciuta (da noi) autrice di film d’animazione su opere liriche impiantati sul teatro d’ombre.
Tubinga è una bella boccata di ossigeno: è l’unico giorno in cui non piove, di lato alla chiesa ci sono i banchi della frutta. ...continua il viaggio
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