Un viaggio letterario per ritrovare le radici del romanticismo
in viaggio con Paolo Ragni in Germania
Venerdì 6 Stoccarda. H StoccardaSabato 7 Tubinga Friburgo. H Friburgo
Domenica 8 Giro nella Foresta nera: Titisee, Feldberg, Sankt Blasien. H Friburgo
Lunedì 9 ritorno a casa
Da non perdere
1) Siamo andati subito ad Hanau, una dozzina di ore di macchina, le autostrade tedesche, intasate dai lavori in corso, hanno tempi di percorrenza imprevedibili: Hanau non la conosce nessuno ma è una cittadina a venti minuti di treno da Francoforte. Ha dato i natali ai fratelli Grimm e c’è un grande castello dove era una grande mostra sui fratelli Grimm.
Il centro storico, piccolo, ricostruito dopo la guerra, fa impazzire per il traffico un turista che non conosce il tedesco e che incontra sulla strada solo gente che parla tedesco. Dopo qualche giravolta inutile, abbiamo trovato un tassista che ci ha fatto uno slalom nel centro e ci ha depositato all’albergo. Qui sono molto gentili. Una ragazzina ci accompagna in una dépendance dove due notti costano solo 100 invece di 200. La ragazzina poi va sull’altalena di un giardino interno, la possiamo vedere dalla finestra.
La guida Touring ci parlava per Hanau di due distinte cittadine, ma nessuno si accorto di nulla, il nucleo storico oggi è molto compatto e si passa da una parte all’altra senza accorgerci di nulla. Solo, andando per una direzione, la strada sale appena e si vede qualche ciottolo, un lastricato, un pavé, e ci pare di essere altrove. Una leggera pioggia ci sprofonda in un’ora e in un tempo non ben definiti. Sulla piazza del comune c’è un monumento ai Grimm, e un piccione si ostina sempre a posarsi sulla testa di Wilhlem. Non riusciamo a vedere tutta la città, perché ci manca il castello di Philipruhe, che chiude alle sei del pomeriggio. Decidiamo così di andare l’indomani presto a Francoforte ma di tornare per le quattro e mezzo, così da vedere il castello e la grande mostra dedicata ai due maestri della fiaba tedesca.
Si cena da dei turchi, bene, davanti all’albergo, una breve passeggiata serale, poi, stanchi, a letto.
2) L’indomani Francoforte. A piedi si va alla stazione ferroviaria, c’è un treno ogni 20 minuti. Non si capisce quasi nulla come funzionano le macchinette automatiche (non esiste una biglietteria, come nelle stazioncine della metro a Roma) ma in qualche modo si capisce che conviene un biglietto da 5 corse per fare andata e ritorno per due persone. Venti minuti di treno e siamo in centro a Francoforte.
Abbiamo quasi 7 ore per vedere la città, ma si scopre che in fondo bastano tutte. Davanti alla stazione ferroviaria c’è un mercato di frutta: scopriamo frutti strani, tipi di ribes rossi, bianchi, blu, mirtilli di ogni colore e molte altre palline e bacche commestibili. Saranno frutti famosi, ma da noi non si vedono neanche per sbaglio. Complessivamente queste piccole uve piacciono, ma sono asprissime o dolcissime, senza vie di mezzo. Si mangiano che è un piacere. Sorprendono le dimensioni dei cavoli, dei sedani e in genere della verdura: forse sono bombe transgeniche, chissà, però sono belle a vedersi.
In centro si arriva a piedi in dieci minuti, in città c’è un sacco di lavori e la città all’inizio pare insulsa. Il Meno si presenta, invece, bello. Prima ci fermiamo a vedere una chiesa, accanto al Museo delle Icone, a cento passi dall’Antico Ponte sul Meno. Un custode tedesco ci spiega in dettaglio molte cose tedesche, ma in modo piacevole, e in specie ci scopre dei Durer. Strabiliante. Il museo delle icone, molto piccolo ma interessantissimo, lo vedremo il pomeriggio.
La vista sul Meno, a sinistra, è bella, con grattacieli altissimi, di vari colori, del Quartiere Fieristico e della Borsa. Sono tanto belli riflessi sul fiume, quanto inutili per il resto della gita. Il centro storico è piccolissimo, ridotto al duomo (ricostruito) a una piazzetta di antiche cose della dominazione romana, un’altra piazza, molto allegra, del Comune. Come si vedrà anche in seguito, la gente vi si sposa, è sabato, amici portano scatoloni di cartone con bottiglie di spumante. Gli sposi sono giovani e allegri. Sorprendono la semplicità della cerimonia, la modestia degli abiti, la gioia tranquilla di sposi e invitati. Invece del riso si gettano fiori. Se volessimo potremmo bere anche noi un bicchiere ma siamo troppo timidi. ...continua il viaggio

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