L'Etiopia, il popolo che cammina - Parte terza
in viaggio con Leandro Ricci in Etiopia
E non è finita: terminata la salita, ci troviamo ad attraversare per una quarantina di chilometri uno sterminato altopiano su una quota fra i 3200 e i 3400 metri, in una successione di campi coltivati o in via di aratura squadrati con precisione, estensioni di tef a perdita d'occhio, rari agglomerati di tukul, minuscoli bacini d'acqua per l'irrigazione, mandrie al pascolo.Nelle frequenti soste non si vorrebbe mai risalire sulle macchine, anche perché gli incontri con la gente (non mi stanco di ripetere che bastano pochi minuti per vederne sopraggiungere da ogni direzione) hanno qui un valore ancora più significativo: una minoranza di turisti, infatti, raggiungono Lalibela via terra, preferendo la più parte appoggiarsi al piccolo aeroporto nei pressi della cittadina. Da parte di queste popolazioni semplici, i contatti con gli stranieri sembrano quindi essere un autentico avvenimento: non dimenticheremo mai i loro sorrisi spontanei, quasi infantili, avulsi da ogni forma di tornaconto, anche se piccoli doni (perfino una bottiglia di acqua minerale vuota o un vecchio paio di calze) sono sempre graditi.
L'entrata in Lalibela sotto uno splendido sole al tramonto dà la sensazione, come scrivono le guide, di toccare la meta di un percorso iniziatico. Attraversiamo le tortuose stradine dell'abitato scortati da un codazzo di gente, in particolare bambini, fino a raggiungere l'Hotel Roha, nel quale sono previsti tre pernottamenti; è la solita struttura statale, comunque apprezzabile per le camere confortevoli e il bel parco alberato.
La cucina? Altrettanto solita: "soup or salad?", "meat or fish?", "water Ambo with gaz or no gaz?". Ma va bene comunque!
Martedì 24 ottobre 2006
Lalibela
Prima di passare al dettaglio delle visite, mi sembrano opportune alcune avvertenze.
Nonostante Lalibela possa essere definita la località più turistica d'Etiopia (il che è tutto dire…), in città non esistono banche né farmacie. C'è un microscopico ufficio turistico aperto "random" nel quale non sono disponibili che un paio di scarne pubblicazioni. Vale piuttosto la pena indirizzarsi all'Hotel Roha, che ha in vendita un discreto assortimento di libri.
La presenza di un (per quanto modesto) flusso turistico ha prodotto una certa pressione sui visitatori da parte dei ragazzini. Qui, oltre alla già sperimentata (e tutto sommato simpatica) consuetudine di farsi "adottare" come guide in cambio di qualche birr, sta prendendo piede la frequente richiesta di essere sovvenzionati per l'acquisto di libri scolastici: visto lo stato di povertà in cui versa l'Etiopia, si è - umanamente - portati a dare un aiuto (qualcuno di noi lo ha fatto), senonché tali libri sono in vendita in un solo emporio e strani conciliaboli con il negoziante e qualche battibecco tra i grandicelli e i più piccoli (evidentemente "mandati avanti" per impietosire maggiormente) suscitano più di un sospetto che i libri tornino poi, dietro compenso, al negozio dando luogo a un "riciclo" senza fine.
È un peccato riscontrare e riferire questi episodi, peraltro l'unica nota negativa di un viaggio indimenticabile. Ovviamente, questo spazio è a disposizione di chi mi possa smentire e resta in ogni caso il rammarico che i guasti, anche piccoli come questi, siano portati dal turismo, in ultima analisi da noi che siamo - per quanto involontari - "manifesti" del benessere.
È un tema sempre spinoso, al cui riguardo ciascuno si comporti secondo la propria sensibilità e coscienza: volendo dare una forma di aiuto, da parte nostra ci è sembrato costruttivo, su mediazione del nostro accompagnatore Delmo, recarci - come vedremo - in una scuola per portare penne e quaderni. ...continua il viaggio

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