L'Etiopia, il popolo che cammina - Parte seconda
in viaggio con Leandro Ricci in Etiopia
Introduzione
Prosegue il resoconto del viaggio in Etiopia lungo la "Rotta Storica", la cui prima parte - riferita alle note generali e ai quattro giorni iniziali - è già presente sul sito con lo stesso titolo.
Quella che segue è la cronaca delle cinque giornate successive, incentrate sulla parte settentrionale del Paese, sempre in un entusiasmante commistione fra storia, arte, cultura, paesaggio e umanità.
Da non perdere
DIARIO DI VIAGGIO
Mercoledì 18 ottobre 2006
Gondar e dintorni
Eccoci così nella mitica "Camelot d'Africa", raggiunta ieri sera al calar del sole e quindi poco più che immaginata.
Effettuato il primo dei due pernottamenti previsti, abbiamo una prima presa di contatto con il luogo alla luce del giorno. Ci troviamo all'Hotel Goha, una buona struttura, anch'essa statale come il Tana di Bahar Dar, tanto è vero che le camere sono la precisa fotocopia di quelle.
La posizione è magnifica, sul punto più elevato della città, con un colpo d'occhio sul Recinto Imperiale che già promette meraviglie.
Una breve nota storica: Gondar, fondata dal negus Fasiladas nel 1635, fu capitale dell’Etiopia nei secoli XVII-XIX: una scelta quanto mai indovinata, trovandosi in una regione fertile e ben irrigata nonché in posizione strategica lungo importanti rotte carovaniere. Fasiladas diede il via al periodo di splendore di Gondar, che ebbe il suo culmine con il regno di Iyasu I (1682-1706), figlio di Yohannes I a sua volta figlio di Fasiladas.
Ricca di castelli, palazzi e luoghi di culto, Gondar è uno dei luoghi irrinunciabili di ogni viaggio - per quanto succinto - in Etiopia. Nonostante gravi danni patiti nel corso dei secoli, dai saccheggi dei dervisci sudanesi verso il 1880 fino ai bombardamenti inglesi durante la guerra di liberazione contro l’occupazione italiana nel 1941, la parte monumentale della città risulta sorprendentemente ben conservata.
Fulcro della visita non può essere che il già citato Recinto Imperiale. Si tratta di un complesso grandioso dalla pianta ovale, circondato da mura merlate alte tre metri lungo le quali si aprono dodici porte, che racchiude diversi edifici, alcuni dei quali collegati da passaggi sopraelevati o gallerie. Il tutto, in un miscuglio di stili bizzarro quanto attraente: secondo gli studiosi, le diverse costruzioni furono opera di maestranze portoghesi e indiane (portate dai portoghesi stessi), ma non mancano influssi moreschi e aksumiti.
Varcato l'ingresso nord, si entra in un'estesa Piazza d’armi, sulla cui sinistra si erge il Castello del negus Bakaffa detto “l’inesorabile" (1721-1730) sormontato da una doppia cortina merlata; un cortiletto lo divide dalla Palazzina dell’imperatrice Mentewwab, moglie di Bakaffa. ...continua il viaggio

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