L'Etiopia, il popolo che cammina - Parte prima
in viaggio con Leandro Ricci in Etiopia
La valuta in corso è il Birr (ETB), che al tempo del nostro viaggio era cambiato al rapporto di 1 € = 10,45 ETB e 1 US$ = 8,72 ETB; ma il rapporto di cambio è alquanto instabile. Gli US$ sono accettati ovunque, mentre l'Euro non è ancora del tutto "metabolizzato" e si rischia un cambio svantaggioso.FUSO ORARIO E CALENDARIO
L'Etiopia è due ore avanti rispetto all'Italia durante la nostra ora solare, un'ora con l'ora legale (quindi nel periodo del nostro viaggio).
Una curiosità, che non si manca di notare negli orologi esposti nei luoghi pubblici: gli Etiopici scandiscono la giornata su una sorta di ora solare: la giornata comincia alle 6 e finisce alle 18, quindi le 7 di mattina occidentali corrispondono alla prima ora del giorno.
In Etiopia vige ancora il Calendario Giuliano che è suddiviso in 12 mesi di 30 giorni l’uno e un 13° mese di 5 o 6 giorni alla fine dell’anno. Il calendario etiope è indietro di 7 anni e 8 mesi rispetto al Gregoriano da noi in uso, tanto è vero che in alcune locandine turistiche si legge lo slogan, più o meno, "vieni in Etiopia e ringiovanisci di sette anni"!
Ringrazio Alberto per alcune nozioni "attinte" dai suoi studi, spesso indispensabili per la comprensione dei luoghi e della Storia. In particolare trovo utili alcune sue precisazioni, che qui riporto pari pari:
Quella attuale non è l’Etiopia degli antichi Greci, riconoscibile nell’odierno Sudan, e quindi non ha nulla a che fare coi Faraoni Neri della XXV dinastia detta appunto “etiopica". Inoltre, anche se i cristiani etiopi sono spesso denominati “copti” è errato chiamare “copta” la Chiesa d’Etiopia: gli unici rapporti con la Chiesa alessandrina nascono dal fatto che fino agli anni Cinquanta del secolo scorso il metropolita della Chiesa Etiope è sempre stato, per ragioni storiche, un monaco egiziano, nominato dal patriarca copto di Alessandria. A parte questo, la Chiesa Etiopica si è sviluppata in maniera indipendente e nulla ha che possa giustificare l’appellativo di “copto”, tenendo soprattutto in conto il chiaro significato etnico di tale termine. Le liturgie celebrate dalla Chiesa Etiope e da quella alessandrina sono molto diverse: anche se in origine erano probabilmente simili, con i secoli si sono andate differenziando e in Etiopia si sono sviluppati aspetti propri, dovuti alle particolarità culturali del Paese.
Un'ultima avvertenza, prima di iniziare il resoconto del viaggio. Càpita di incontrare diciture diverse per medesime località (vedasi Addis Abeba / Addis Ababa, Bahar Dar / Bahir Dar, Gondar / Gonder, Monti Semien / Simien, Axum / Aksum, Makallé / Mekele, Debre/Dabra/Debra e tantissimi altri esempi). Ciò dipende dalla traslitterazione dall'alfabeto amharico a quello latino, tra i quali non sempre c'è corrispondenza di suoni. Per non generare confusione, cercherò di usare sempre la stessa grafia per le rispettive località.
Come spostarsi
Abbiamo utilizzato voli della Ethiopian Airlines da Roma Fiumicino ad Addis Ababa e viceversa. Entrambi partono intorno alla mezzanotte per giungere a destinazione dopo circa 5 ore, il che consente di utilizzare appieno anche la prima e l'ultima giornata.
Gli spostamenti interni sono avvenuti con cinque Toyota Land Cruiser a trazione integrale con autista. Questo tipo di veicolo è imprescindibile per lo stato spesso precario delle vie di comunicazione, benché gli sforzi del "Road Sector Development Program" lanciato nel 1997 con l'ausilio di aiuti internazionali stiano apportando progressive migliorie: anche in presenza di strada asfaltata la manutenzione è tuttora carente se non inesistente, sono frequenti i tratti a fondo naturale spesso dissestati, i percorsi di montagna sono una successione di curve e saliscendi, per certe località è già un'avventura il solo raggiungerle. Non è passato giorno senza che a questa o quell'auto toccasse una foratura; praticamente ogni sera gli autisti provvedevano a una revisione dei mezzi e si informavano sulle condizioni della viabilità per il giorno successivo: le frane e i cantieri sono infatti frequenti e più di una volta abbiamo dovuto deviare su strade alternative.
Dove alloggiare
I quattordici pernottamenti sono avvenuti in sette diverse località, in alberghi che erano tra i migliori disponibili in relazione agli standards locali. Fatta eccezione per l'Hilton di Addis Ababa in cui abbiamo dormito la prima e l'ultima notte, si è trattato in prevalenza di strutture statali tutte simili, sorte evidentemente ai primi albori del turismo nel Paese. Si ha l'impressione che dal giorno dell'apertura non sia mai stato fatto alcun intervento di manutenzione ordinaria: niente di non sopportabile, ma le piccole magagne nelle camere e a tavola sono la regola.
C'è da dire però della buona disponibilità dei gestori e del personale, anche se il servizio risente delle lentezze di una burocratizzazione evidentemente difficile da sradicare.
In cucina
Gli alberghi ci hanno sempre fornito il servizio di mezza pensione. La colazione è la classica continentale, mentre le cene - orientate sulla cucina internazionale - sono risultate accettabili pur non brillando per varietà: si sceglie tra una "soup" e una "salad", seguite da un piatto di carne o pesce che, nonostante definizioni talora pompose, sono di solito costituiti da uno spezzatino/scaloppe/filetti (manzo o pollo) e dal classico pesce della famiglia dei merluzzi grigliato o fritto. In qualche caso è presente nel menu anche la pasta che, evidentemente per pratica acquisita durante l'occupazione italiana, è tutto sommato dignitosa. Niente di memorabile nel complesso, ma di fame non si muore da nessuna parte. ...continua il viaggio

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