I bambini di Tekle
in viaggio con Giovanni Mereghetti in Etiopia
Oggi per loro è l’ultimo giorno qui ad Axum. Domani mattina verranno accompagnati in aeroporto e con un volo aereo della compagnia di bandiera etiope saranno trasferiti nella sede centrale SOS Enfant Ethiopian di Addis Ababa, dove nuovi social worker e alcuni psicologi si occuperanno di loro per un altro mese, in attesa di essere adottati da qualche famiglia francese o americana.La piacevole chiacchierata con Tekle è quasi finita. La baby sitter mi invita nella sala refettorio dove i bambini, con occhi sgranati, sono intenti a guardare un vecchio cartone animato di Godzilla.
Mi siedo su uno sgabello e osservo il gruppo dei bambini.
L’aria che si respira è molto famigliare, i piccoli sono sereni: un paio stanno mangiando un pezzo di pane, altri sono distratti dalle peripezie del protagonista del cartoon, altri ancora si voltano a guardarmi con la curiosità che caratterizza i bambini.
Non sanno che da domani avranno un nuovo angelo custode, non sanno ancora che la palla colorata con cui hanno giocato fino a pochi minuti fa verrà sgonfiata in attesa di altri bambini sfortunati.
Quando mi alzo per andarmene, i bambini mi salutano muovendo le manine, mostrandomi i loro palmi bianchi e accendendo i loro sorrisi. Tekle invece, mi stringe la mano con energia e mi prega, per quanto possibile, di parlare dei suoi piccoli angeli.
Ababa, Abadit, Samson, Latemariam e Girmanesh domani inizieranno una nuova vita. Forse non vedranno mai più il loro piccolo villaggio, forse nessuno mai racconterà a loro che un giorno, in una piccola città del nord dell’Etiopia, c’era un “angelo nero” di nome Tekle che accoglieva i bambini abbandonati e si occupava di loro vestendoli, dandogli da mangiare e facendoli giocare.
Prima di rientrare in albergo mi fermo a rileggere il cartellone bianco-azzurro intaccato dalla ruggine: SOS Enfant Ethiopian... “solo” 200 metri.

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