Egitto

Marsa Alam: pesci, coralli e... cammelli

in viaggio con Brunella e Maurizio Piacentini in Egitto

Mio marito era più interessato allo snorkeling, per cui ha fatto una gita di una giornata al costo di 35 euro, assieme ad un gruppo proveniente dal Bravo Club, alla baia di Awlad Baraka, che si trova 20 km. a sud del villaggio di Marsa Alam. Si tratta di una grande baia con una splendida barriera corallina: per vederla tutta occorre un’ora e mezza, chi si stanca viene preso a bordo da un gommone d’appoggio e poi riportato a terra.
Si è pranzato con specialità locali, preparate dai beduini che gestiscono la spiaggia, poi il gruppo ha terminato la giornata con un’altra immersione ad Abu Dabab, che per Maurizio non era una novità.
Io, invece, ho lasciato al villaggio marito e figlia, e sono stata a Shalateen, ove si tiene quotidianamente – tranne il venerdì – il più grande mercato di cammelli dell’Alto Egitto.
Questa località dista dal nostro hotel ben 280 km., ciò significa oltre 3 ore di viaggio, che comunque trascorrono piacevolmente osservando il deserto roccioso che scorre a fianco, e grazie alla guida che ci parlava dell’Egitto e di quello che avremmo trovato al mercato.
Shalateen si trova quasi al confine con il Sudan, da cui provengono i venditori di cammelli che, arrivati con grossi camion, ripartono stracolmi di ogni genere di merci, comprate con il ricavato della vendita.
I cammelli vengono comprati per essere usati come animali da lavoro, o per la loro carne: i compratori sono per lo più egiziani, molti dei quali macellai.
Abbiamo seguito tutte le fasi della vendita, con discussioni feroci e riappacificazioni, strette di mani e passaggi finali di denaro. Alle trattative seguono il controllo degli animali da parte di veterinari statali nel recinto cosiddetto della “quarantena”, dove gli animali sani vengono marcati sulla coscia destra per poi proseguire verso la loro destinazione finale (villaggi dell’interno o addirittura il mercato del Cairo), mentre quelli malati vengono curati e rimangono lì fino alla guarigione, per evitare il contagio in tutto il paese.
Nel complesso gli animali vengono trattati in modo piuttosto rude, ai nostri occhi di occidentali: pensate che hanno una zampa anteriore legata per non scappare, ma anche così i più intraprendenti riescono a fare delle belle “sgambate” prima di venire riacciuffati.
La mattinata prosegue con un giro del mercato dove si vende un po’ di tutto (frutta, verdura, carne, stoffe, spezie, souvenir, scarpe, vestiti) e termina con il pranzo servito nell’unico ristorante, piuttosto spartano, di Shalateen, in cui si può mangiare pollo o cammello.
Per darvi l’idea del costo della vita, vi posso dire che l’autista ha pagato il pasto del ristorante 10 lire egiziane (corrispondenti a circa 1,5 euro); la gita ci era costata 65 euro a testa, quindi la gran parte degli introiti veicolati dai turisti rimane nella mani dei grandi gruppi europei e ben poco arriva agli operatori locali.
L’impatto del mercato dei cammelli è stato un po’ forte, sembrava di aver preso la macchina del tempo ed essere finiti in un’altra epoca: certo si vedono i segni della modernità, non sempre positivi, infatti i cammelli non attraversano il deserto come una volta, non sulle loro gambe almeno, e sono invece stipati sui camion sia all’arrivo che in partenza.
Almeno sono riuscita a vedere un pezzetto di Africa vera e sono ritornata nel terzo millennio entusiasta. ...continua il viaggio
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