Mar Rosso: il battesimo del diving!
in viaggio con Kristian Guttadauro in Egitto
Recuperati i due gruppi di subacquei scatta l’ora del lunch time. In coperta troviamo la tavola mirabilmente fornita di succulenti pietanze. Pollo, patate, spaghetti, riso, oltre ad un’infinità di salse ed insalate che ben presto finiscono negli stomaci voraci di questo allegro gruppo di esploratori degli abissi. Nel frattempo Tarek sta conducendo la sua barca verso nord dove attraccheremo a Marsa Bareka, una baietta tranquilla per uscire in acqua per far snorkeling o una terza immersione. Non c’è corrente ed il fondale non è profondo.Ci attende un’oretta di puro relax e divertimento in compagnia dei pesci multicolori della barriera. Ma non sarà così per me. E’ questo infatti il luogo prescelto da Claudio per il mio battesimo del mare. Nella terminologia tecnica dei centri diving, si tratta dell’Intro, ovvero di una sorta di prova generale, una vera e propria introduzione al mondo della subacquea, iniziando a familiarizzare con le attrezzature che ti consentono di scendere giù in tutta sicurezza e soprattutto con quella “strana” sensazione di ritrovarti lì in profondità e respirare comunque. Sembra qualcosa di molto banale, ma quando vi troverete realmente con un muro d’acqua sopra la testa e vi accorgerete di respirare tranquillamente come se foste in superficie, beh, riuscirete a sorprendervi.
Claudio mi porta in coperta ed iniziamo il briefing. Innanzitutto regolazione della maschera. Non deve essere molto stretta tanto da aderire a ventosa sul viso anche perché se eventualmente comincia ad entrare acqua con un semplicissimo gesto sarà possible svuotarla in tutta sicurezza: due dita permute contro il telaio sopra il naso, buttare aria dal naso ed il gioco è fatto. NO PANIC!
Lezione numero due: compensare. Andando giù cresce la pressione, pertanto ad ogni metro Claudio mi inviterà a compensare chiudendo il naso e deglutendo un po’ come quando stiamo atterrando con l’aereo e facciamo la stessa operazione per liberare le orecchie. Ad ogni metro, il segnale convenzionale sarà toccare il naso, poi ad una richesta di Claudio di OK (punte dell’indice e police unite a formare una sorta di “O”) dovrò rispondere nello stesso modo se va tutto bene oppure agitando la mano ed indicando dove sta il problema (orecchie o bocca per l’erogatore). In questo caso ci fermeremo e riproveremo con calma. Ultima regola: evitare di “pallonare”. In risalita mai smettere di respirare o trattenere il fiato. Occorre sempre respirare con calma ed allo stesso ritmo, senza problemi. In caso contrario, l'aumento di volume dei polmoni potrebbe portare a danni gravi come la sovradistensione polmonare e non sarebbe certo un bel modo per concludere una gita tanto bella. Ma per evitare ciò vi è richiesta soltanto una cosa, la più semplice del mondo: respirare.
Concluso il briefing, ci vestiamo. Muta, cintura con i pesi, GAV e bombola. GAV? Sì, Giubotto Assetto Variabile. Praticamente gonfiando e sgonfiando il GAV è possible regolare discesa e salita. Oggi non sarò io a regolare il mio, in quanto farà tutto Claudio sopra di me. Nel battesimo del mare occorre solo respirare con l’erogatore, pinneggiare lentamente e lascirarsi condurre ammirando pesci e coralli. Insieme a noi scenderà anche Giorgia per vedere come si conduce un Intro.
E’ quasi tutto pronto: muta, maschera e pinne ok, cintura idem e GAV con bombola d’alluminio indossato. C’è solo un po’ di tensione per questa nuova avventura, ma la tranquillità di Claudio e Giorgia mi aiutano decisamente a metterla da parte e così saltiamo tutti e tre in acqua, sciacquando le nostre maschera mentre galleggiamo comodamente grazie all’attrezzatura. Appena siamo pronti, iniziamo la discesa. Impegnato nell’esercizio per compensare non mi accorgo neanche di essere già un metro sott’acqua. L’erogatore ti consente di respirare in modo regolare e tranquillo, come se fossi in superficie se non addirittura meglio.
Inizialmente ci fermiamo un paio di volte per permettermi di riordinare le idee, ricordare le istruzioni del briefing e compensare meglio, ma dopo alcuni metri ed alcuni minuti, diventa tutto più semplice, quasi automatico. Svuoto la maschera un paio di volte senza pensarci mentre davanti a me si aprono scenari assolutamente mozzafiato. E’ tutto un fiorire di gorgonie, acropore, pesci, creature bizzarre che se non sei un sub vedi solo nei documentari del National Geographic e non penseresti mai di avvicinare tanto un giorno. Tra i coralli, Claudio mi indica due pesci pagliaccio, i familiari “Nemo” del cartoon Disney. Questi pesci vivono in simbiosi con l’anemone di mare. Con loro c’è anche un gamberetto pulitore e mentre Claudio lo indica con una mano per farmelo notare, uno dei due piccoli “Nemo” si lancia sul suo dito.
Si fa un gran parlare di squali, barracuda e quant’altro, tuttavia ben pochi sanno che lo squalo è un pesce straordinariamente pigro che aspetta controcorrente le sue prede in difficoltà, semplicemente raccogliendole in bocca, mentre se proprio occorre indicare qualcosa di davvero aggressivo, beh, quello è il piccolo ed innocuo pesce pagliaccio che difende senza paura il suo habitat, il suo anemone, anche contro un essere umano che per lui altro non sarebbe che un gigante.
Più in la troviamo tra i coralli tre pesci leone, splendidi con le loro pinne ampie e colorate, ma allo stesso tempo pericolose se riescono a pungerti. Beh, avranno comunque il diritto di difendersi se disturbati, no? Amare il mare vuol dire soprattutto ammirarlo in tutta la sua bellezza senza interferire con la sua vita, con quella dei coralli vivi e delle specie che abitano lì intorno. Se non disturbi, nessuno ti attaccherà. Tutto qui. E’ anche questo quello che gente come Claudio insegna ogni giorno: condividere insieme queste meraviglie, senza diturbarle o danneggiarle. In questo modo nessuno rischierà mai di farsi male e soprattutto riusciremo a conservare più a lungo questo patrimonio naturale.
"La nostra stessa esistenza dipende alla fine dalla vita di queste specie. Non sono solo le foreste a rifornirci di ossigeno - spiega Claudio - anche queste creature contribuiscono a sintetizzare attarverso il mare l'ossigeno che poi servirà anche a noi”.
Intanto sono passati già passati 30 minuti e sinceramente non me ne sono reso conto, perso in quell’atmosfera silenziosa dove sembra di stare quasi su un altro pianeta. Lentamente vedo le scalette della nostra barca ed alla fine rimetto nuovamente la testa in quello che credevo fino a mezz’ora prima essere il mio unico ambiente naturale. Non credo sia più così.
Effettivamente come Claudio scrive sul suo libro “Figli di una Shamandura”, anche se non lo ricordiamo i primi nove mesi della nostra esistenza li abbiamo trascorsi immersi in un liquido, ed in fin dei conti la nostra stessa specie si è evoluta proprio da primordiali esseri viventi acquatici. Oggi grazie al “battesimo del mare” ho scoperto che non esiste solo il mondo di superficie ma che ce n’è un altro, forse ancora più affascinante che sento di avere già iniziato ad amare e che molto probabilmente mi rivedrà presto in futuro. ...continua il viaggio

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