Mar Rosso: il battesimo del diving!
in viaggio con Kristian Guttadauro in Egitto
Introduzione
Le prime luci del mattino fanno capolino attraverso le fessure tra le tende del balcone della camera del Camel Dive Hotel. Sono qui a Sharm el Sheikh da tre giorni per scrivere reportage per il portale "Go Red Sea" (v. link). La giornata è come sempre da queste parti in questo periodo calda e soleggiata, ma qualcosa mi dice che non sarà una giornata qualunque perché oggi ci sarà da provare in prima persona il "Battesimo del Mare" che tra qualche ora vedrà me, modesto snorkelista amatoriale, catapultato tra le acque del parco naturale di Ras Mohamed con GAV, bombola e tutta l'attrezzatura per esplorare i fondali.
Da non perdere
Giusto il tempo di fare colazione presso il ricco buffet allestito come ogni mattina all'interno del ristorante Pomodoro e poi mettersi in cammino per raggiunere la strada fuori Naama Bay che porta verso Sharm vecchia e di lì al porto, dove alle 8 mi verranno a prendere. La mente intanto già galoppa veloce verso questa mia discesa negli abissi del Mar Rosso.
Cerchi un taxi a Sharm el Sheikh? Niente paura, sarà sempre lui a trovare voi. A New York devi fischiare per fermarne uno. Qui invece è tutto più semplice: basta uscire per strada e fermarti con l'aria di qualcuno che aspetta qualcosa. Magari potresti anche essere fermo solo per riallacciarti la scarpa, ma non importa perché nello spazio di pochi minuti almeno 8-10 tassisti si saranno fermati chiedendoti gentilmente se hai bisogno del loro aiuto.
Mentre frotte di egiziani e stranieri scendono dai pullman o dalle proprie auto per raggiungere il posto di lavoro, arriva Giorgia sul motorino. Innamorata dei fondali del Mar Rosso, si divide tra l'Italia dove lavora e l'Egitto dove si sta preparando per ottenere la qualifica di Dive Master, ovvero guida subacquea. Il viaggio a bordo dello scooter è veloce e tranquillo, almeno fin quando - oltrepassata la vecchia Sharm ed a pochi metri dalla nostra meta, un sasso non pensa bene di bucare la gomma posteriore. Pazienza, eravamo già arrivati. Parcheggiato il motorino, ci ricorderemo più tardi di venirlo a prendere con il meccanico ed il suo pick up.
Porto di Sharm el Sheikh con partenze verso l'isola di Tiran o Ras Mohamed, ore 8.30: sorniona, una folla di turisti inizia a radunarsi tranquilla davanti all'ingresso della banchina, in attesa che guide ed organizzatori vari sbrighino tutte le procedure burocratiche con la polizia marittima, amante di permessi e balzelli vari. Normale routine, mi spiegano. Nel frattempo il nostro gruppo comincia a prendere forma con l'arrivo di Claudio Di Manao, eclettico istruttore e guida subacquea, in compagnia di tre turisti che faranno delle immersioni. Claudio in Italia faceva il broker finanziario, finché un bel giorno non colse al volo l'opportunità di far vela con un amico verso i Caraibi. Fermatosi per qualche tempo a Santo Domingo, scopr^ la subacquea, appassionandosi sempre di più e girando alcuni tra i luoghi più belli del mondo, dal Messico alle Cayman fino a Zanzibar, prima di approdare sette anni fa a Sharm el Sheikh ed innamorarsi dei suoi fondali, diventando uno degli istruttori e dive master più esperti del Mar Rosso, nonché autore di due esilaranti libri sulla vita quotidiana di Sharm el Sheikh dove i protagonisti reali sono il mare, i suoi fondali e che oggi li visita o accompagna frotte di turisti.
Accompagnare però, parlando di Claudio Di Manao, rischia di sembrare fortemente riduttivo. Sarebbe meglio dire allora "insegnare ad amare e rispettare" tutto ciò che va dalla superficie dell'acqua fino al profondo blu. Perché è proprio questo che Claudio fa con i suoi sub ed oggi proverà anche a fare con me.
E' tutto pronto per l'imbarco sulla Ever Green, barca guidata da un giovanissimo Rais (termine con il quale si indica il comandante), Tarek, appena 23 anni e da due in plancia. Con lui il giovanissimo fratellino Hassan, che fa avanti ed indietro per la barca sgusciando tra il ponte e la coperta con un sorriso che non può lasciarti indifferente, e Saadi, la guida del gruppo di snorkelisti a bordo. A completare l'equipaggio, il cuoco ed un marinaio. Tarek mi spiega che impiegheremo circa 40 minuti per raggiungere il primo punto di immersione che Claudio ha individuato a Ras Zatar, buon posto sia per le immersioni che per lo snorkeling.
Completati i tutti i briefing e le varie raccomandazione per I due gruppi di “esploratori”, occorre preparsi perché l'ora X è vicina. Vanno giù per primi i subacquei, poi seguiamo noi, amanti di maschera e boccaglio. Il reef che si estende davanti a noi pullula letteralmente di vita. Pesci pappagallo, napoleone, insomma, tutto quello che nelle grigie giornate d'inverno qualcuno di voi ha sempre visto quasi con fare indifferente sul tappetino del mouse o sullo screensaver del proprio computer con tanti pesci all'interno di un acquario virtuale, improvvisamente prende vita, catapultandovi al suo interno in compagnia di meravigliose creature che non stanno ferme ma si muovono in continuazione, quasi sfiorandoci mentre si nutrono o nuotano placidamente senza fuggire, quasi abituate alla nostra presenza. Coralli multicolore costituiscono l'essenza stessa del reef, fornendo cibo e protezioni a svariate specie marine.
"Nel Mar Rosso si contano almeno 50 mila varietà di specie marine. Per trovarne di più occorre andare solo alle Fiji", spegava Claudio nel suo briefing. Non so se sono 50 mila ma so con certezza che sono davvero tante ed estremamente affascinanti.
Si torna in barca più che soddisfatti, in attesa della prossima tappa che sarà Shark Reef, ovvero la punta più estrema del Sinai dove confluiscono le acque dei due golfi di Aqaba a est e di Suez a Ovest, portando con sé correnti diverse e contribuendo a creare termoclimi ed habitat straordinari per gli abitanti dei fondali. E’ inoltre a Shark Reef che è anche possible avvistare anche grossi branchi di pesci pelagici, magari di passaggio da un golfo all’altro.
Nuovi briefing e nuovi “salti” nel blu. In quest’area, davanti al reef costiero, si innalzano due settori di barriera corallina, chiamati Shark Reef e Yolanda, separati da una depressione identifcata come “sella”. Mentre nuotiamo costeggiando Shark Reef tra la miriade di pesci di barriera che lo abita, un branco di cernie passa sotto di noi, gironzolando pigramente tra pesci pappagallo e pesci palla. Alla nostra sinistra, il profondo blu.
Il fondale scende fino ad oltre 40 metri e ciò che vedi in quell’immensità è solo un blu luminoso, allo stesso tempo misterioso e coinvolgente. Non puoi girare lo sguardo verso quell muro d’acqua e non restare almeno per alcuni secondi quasi ipnotizzato dalla sua semplice bellezza. Un mondo nascosto si cela dietro questo colore intenso. Un mondo, che tra qualche ora, se pur a profondità non così alte, mi accingerò anche io a visitare.
Le barche restano sempre a vista, così da potere intervenire in caso di necessità o più semplicemente per tirarci su a bordo non appena decidiamo che per oggi può andare bene così. Scelta non semplice da prendere in quanto una volta immersi in questo acquario naturale non si vorrebbe uscire più, ma qualcuno è un po’ stanco e poi dalla cambusa arriva un convincente profumino, segno che il cuoco ha quasi finito il suo lavoro ed il pranzo ci aspetta. ...continua il viaggio

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