Cercando un altro Egitto -
2. Una rosa per Akhenaton
Viaggio di:
Leandro RicciData viaggio: Marzo 2006
Martedì 28 marzo
Dopo una notte di pioggia, la mattinata è in via di rasserenamento annunciando una giornata dal clima piacevolmente fresco. Oggi è in programma il trasferimento verso nord fino al Cairo, su un percorso di 248 chilometri lungo il quale sono previste alcune soste a siti significativi; questi sono in realtà concentrati in un'area ad una ventina di chilometri a nord di El-Minya e la loro visita occuperà l'intera mattinata.
La prima sosta avviene al villaggio di
TIHNA EL-GEBEL, da cui, lasciato il pullmino, un tratto a piedi di una decina di minuti porta al sito vero e proprio. Ci troviamo in uno scenario tra i più suggestivi dell'intero viaggio: i vari punti d'interesse sono situati lungo un percorso che in circa un'ora (più le soste) aggira un contrafforte roccioso, in un susseguirsi di scorci panoramici da un lato sulla verdissima Valle del Nilo che si stende sotto di noi e dall'altro su un ampio wadi ai piedi di montagne che l'erosione ha modellato in forme bizzarre. Un piacere aggiunto di questo tour, al di là dell'indiscusso valore di luoghi storici poco battuti dal grosso turismo, consiste proprio nell'ambientazione in cui sono inseriti.
Durante l'Antico Regno dell'epoca faraonica, qui fiorì la città di
Dehenet, che annoverava un tempio della dea Hathor e un altro eretto da Ramesse II e Merenptah: i suoi quattro ambienti scavati nella roccia sono ancora oggi visitabili per quanto deteriorati, preceduti da una sorta di pronao di cui rimangono spezzoni di colonne.
Nell'epoca greca e poi in quella romana, la città ebbe successivi ampliamenti prendendo il nome di
Akhoris. Fu aggiunta una rampa di accesso in epoca neroniana, furono scavati due piccoli templi rupestri a camera unica a un livello superiore di quelli faraonici (oggi raggiungibili solo arrampicandosi con una certa cautela), una necropoli greco-romana, le cui tombe sono anch'esse ricavate nella roccia. Aggirando la montagna sul versante del wadi incontrando spesso rovine, colonne, capitelli, basamenti, pilastri, cappelle rupestri dell'antico insediamento, si giunge a un'insellatura in posizione panoramica da cui un breve strappo in salita porta alla
stele dei Dioscuri: la presenza qui dei Dioscuri Castore e Polluce, divinità protettrici dei marinai (cui era anche dedicato il Faro di Alessandria) è dovuta al fatto che Tihna el-Gebel era sede di un'unità della flotta alessandrina, preposta a compiti di polizia fluviale.
Percorriamo ora una cengia, un po' esposta ma sufficientemente larga da non intimorire, che contorna a mezza costa la montagna: alzando lo sguardo si scorge una grande
stele, un po' erosa, che raffigura Ramesse III con le divinità Amon e Sobek. Tornati all'insellatura, scendiamo per un sentierino a stretti tornanti a ridosso di rocce curiosamente bucherellate fino alla sterrata che, costeggiando campi coltivati, riporta al villaggio.
Come già ho accennato, in questa regione poco frequentata dai circuiti dei Tour Operators, il passaggio di stranieri è occasione di festa per gli abitanti, soprattutto bambini, che non tardano a venirci attorno, curiosi quanto lo siamo noi di entrare in contatto con la loro quotidianità. Anche se la comunicazione non può andare al di là dei gesti, dei sorrisi, delle brevi frasi reciprocamente non comprese, sono i momenti più genuini di ogni viaggio: ci si rende conto che le fotografie, un aspetto sempre delicato in un Paese islamico, finiscono per essere spesso sollecitate - mettendosi in posa - dagli stessi soggetti, che peraltro non le vedranno mai!
E' quindi tanto più stonato l'atteggiamento intransigente dei componenti della nostra scorta nell'erigere una sorta di barriera tra noi e loro: è pur vero che stanno svolgendo un compito, quello cioè di garantire la nostra sicurezza, ma francamente non vedo quale pericolo possano portare dei bambini festosi, al punto di indurre alcuni poliziotti a mandarli via a sassate! Davvero la nota più stonata del viaggio.
L'ultima sosta oggi in programma avviene alle cosiddette
Tombe Fraser, così dette dal nome del loro scopritore, ubicate a circa 3 km a sud di Thina el-Gebel. Si tratta di circa quindici tombe, risalenti alla V dinastia (circa 2450 a.C.), più un certo numero di pozzi funerari. Le tombe sono in effetti delle mastabe, scavate nella roccia, col lato lungo parallelo alla scarpata (volta a Ovest) e circondate sui lati N, S ed E da passaggi scavati nella roccia. Visitiamo quelle di
Neka-Ankh, vissuto sotto il faraone Userkaf, di
Kehapy e di
Khenu-Ka: le pareti interne presentano iscrizioni ben conservate e statue a grandezza naturale del defunto con la consorte, alcune con tracce della colorazione originaria.
Nota: per mastaba si intende il tipo di sepoltura che precedette le piramidi, un pozzo funebre coperto da una struttura in mattoni a pianta rettangolare e profilo leggermente trapezoidale.
Lasciato quest'ultimo sito, non rimane che coprire i circa 230 km. che ci dividono dal Cairo, facendo un'unica sosta nel primo pomeriggio per uno spuntino ad una stazione di servizio, una specie di posto-tappa nel deserto che comprende il distributore di benzina, un parcheggio per camion con annessa officina di fortuna, un chiosco di ristoro e una piccola moschea dalla cupola verde.
Preannunciata dalla prima veduta sulle Piramidi velata da uno spesso smog, eccoci infine entrare nella capitale, dove dobbiamo fare i conti con il suo traffico spaventoso e assolutamente ingestibile: lo Zoser Partner Hotel che ci alloggerà per le ultime quattro notti è ubicato sul Viale delle Piramidi, a circa 3-4 km. dalle medesime, ma di certo avremmo fatto prima a raggiungerlo a piedi.
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