Cuba, alla corte di Castro
in viaggio con Luca Bartolini in Cuba
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Arriviamo al ristorante prenotato, ma scopriamo che è tutto pieno (così funzionano le cose in questo posto) e allora anticipiamo la visita all'allevamento dei coccodrilli. Qui è possibile ammirare esemplari di tutti i colori e dimensioni ed è impressionante la loro rapidità che contrasta coi lunghi periodi di immobilità. Torniamo al ristorante quando ormai non c'è nessuno e quindi riusciamo a prendere possesso dei nostri tavoli. Arriviamo verso le 19,00 in una località sul mare nelle vicinanze della città di Trinidad, nostra prossima meta. L'albergo è piccolo ma confortevole, ha la piscina e una bella vista sul mare. L'animazione danzante dopo cena, organizzata da un "Fiorello" cubano rende piacevole la serata e cementa ancora di più il gruppo che si è formato.
19 Novembre 1998 Si parte abbastanza presto, verso le 08,30. E' decisamente una bella giornata, e c'è chi baratterebbe volentieri la gita a Trinidad per restare qui a riposarsi tra tintarella e bagni vari. In ogni comitiva che si rispetti c'è un catalizzatore di sfiga, noi abbiamo una signora di mezza età che è riuscita ad avere per la terza notte consecutiva, nel terzo albergo diverso, l'allagamento della camera!!!
Dopo poco più di un'ora arriviamo a Trinidad, città dichiarata patrimonio dell'umanità. Qui le opere di restaurazione sono minime e tutto è rimasto come un tempo. Devo essere sincero, pensavo fosse più bello, ma forse il mio giudizio è condizionato dal caldo e dalla stanchezza, perché in questi giorni siamo quasi sempre stati in movimento e sono stati rarissimi i momenti di relax.
Dopo la visita ad un museo e un giro al mercatino dove acquisto una manciata di collane al prezzo di 1 $ si va a mangiare l'aragosta in un ristorante della città. Io ed altri decidiamo di non partecipare alla visita di un altro museo e verso le 15,00 si ritorna al pullman. La guida nel timore che le nostre reiterate richieste possano trasformarsi in un ammutinamento collettivo ci concede due ore di pausa in una spiaggia poco distante. L'acqua è davvero bella e consideriamo questo un piccolo antipasto di quello che ci aspetta a Varadero. Unico neo sono i "zanzarillos" terribili e voraci zanzare a forma di moscerino che rendono difficile lo stare fermi a prendere il sole. In pullman prima di rientrare in albergo la nostra loquace guida ci fa un'intera lezione di Storia di Cuba dalla preistoria ad oggi.
20 Novembre 1998 Oggi è l'ultimo giorno di Tour. Per dei problemi logistici non ci è possibile pernottare nell'albergo prenotato a Villa Clara e veniamo dirottati in uno sul Rio Negro: l'Hotel Hanabanilla. Abel è molto arrabbiato con gli organizzatori per questo inconveniente che fa fare una brutta figura nei nostri confronti. Noi però non capiamo, l'albergo, che all'epoca era una pensione per Generali e Colonnelli dell'esercito, ha una bella vista proprio sul fiume e a parte l'acqua della piscina di colore verdastro nella quale i chiassosi turisti (quasi tutti Cubani) fanno il bagno, non sembra male.
Dall'Italia intanto arrivano notizie di freddo e nevicate che vengono accolte dal gruppo con ilarità, dal momento che qui ci si veste in calzoncini corti e maglietta. Lasciate in camera le valige, saliamo su un barcone per la prevista escursione. La vegetazione è fittissima e a parte poche capanne di contadini non c'è praticamente nulla. Il fiume che si snoda tortuoso tra queste montagne sembra essere l'unica via di collegamento.
Mangiamo in un ristorante sperduto allietati dai soliti cantanti improvvisati che si trovano in ogni posto turistico. Comandante Che Guevara è il pezzo che va per la maggiore, in tutta l'isola infatti non c'è un posto dove non sia scritto il suo nome o non sia impressa la sua immagine. Nel pomeriggio visitiamo la fattoria di un contadino, anch'essa sperduta, e rientriamo in Albergo quando il sole è già calato. Le camere non sono un gran che, come la pulizia in generale e il servizio ristorante, e cominciamo a capire le ragioni dell'insoddisfazione della nostra guida.
Ho dimenticato di parlare dell'autista, si chiama Bernardo ed è avvocato. Qui a Cuba tutti guadagnano, ma guadagnano poco e non c'è molta differenza tra uno stipendio di un medico o di un professionista e quello di un semplice operaio in una fabbrica di tabacco. Questo porta inevitabilmente la gente a preferire un lavoro che abbia a che fare coi turisti e che consenta di guadagnare con le mance di pochi giorni l'equivalente dello stipendio di alcuni mesi. Altra caratteristica di Bernardo è la capacità di cuccare, l'immagine che ho di lui è quella in cui in piedi fuori dal pullman, mentre ci aspetta, tampina tutte le donne di passaggio. Un mito.
21 Novembre 1998 Partiamo abbastanza presto. Il clima è mitigato dal temporale della notte scorsa e la nostra destinazione è: Santa Clara. Questa città è famosa per il deragliamento, ad opera di Che Guevara e dei sui guerriglieri, di un treno blindato carico di armi e munizioni. Questo fatto sembra essere l'episodio chiave della rivoluzione perché ha consentito il congiungimento con la colonna comandata di Camilo Cienfuegos nell'avanzata di liberazione dall'esercito batistiano verso la capitale. Qui visitiamo una specie di museo allestito in quelli che sono i resti di quel famoso deragliamento e poi facciamo un giro a piedi per le vie della città.
Nella piazza principale in cui ha avuto luogo un cruento scontro a fuoco sui muri dei palazzi sono ancora ben visibili, a distanza di oltre quarant'anni, i fori dei proiettili. In una bottega assai curiosa possiamo trovare conferma di quanto appreso nei giorni passati, qui chiunque può portare un oggetto da riparare, gli artigiani con i pezzi che hanno a disposizione e quelli che riusciranno a recuperare troveranno sicuramente il modo di renderlo nuovamente utilizzabile. E' solo una questione di tempo, ma da queste parti alla gente la pazienza non sembra mancare davvero. In un grande magazzino, ovviamente si fa per dire, c'è un reparto che vende oggetti usati, che sembrerà assurdo ma costano più di oggetti nuovi acquistabili nei nostri negozi.
In Plaza de la Revoluction, alla periferia della città, visitiamo il museo del comandante Ernesto Che Guevara. Qui c'è un'enorme statua alla sua memoria e l'ultima lettera scritta a Castro. In tutto il paese, anche se non era cubano, la fama del Che sembra essere maggiore di quella di Castro e il testo della lettera pare tentare di riversare parte di questa popolarità all'attuale reggente. All'interno del museo ci sono da poco i resti del corpo de Che e oggetti e foto che ne descrivono la storia. E' commuovente vedere all'entrata in coda insieme ai turisti un folto gruppo di vecchi cubani che ci danno l'idea di essere dei reduci e di avere veramente conosciuto questo combattente. Risaliamo in pullman e partiamo finalmente per Varadero. Ci arriviamo verso l'una e la vicinanza del mare porta una contagiosa allegria nel gruppo. ...continua il viaggio

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