Cuba

Appunti su L'Avana

in viaggio con Goodstock in Cuba


Le autovetture meritano un capitolo a sè. La mancanza di soldi è solo uno degli elementi che determinano una situazione per certi versi simile a quella degli alloggi. Le marche ed i modelli che si vedono circolare contribuiscono a formare un parco davvero unico per varietà e vetustà. Troviamo Renault Dauphine, Moskovitch, Fiat 126, Opel Rekord, Peugeot 303, Alfa Romeo 1750, e quello che è incredibile è che non si tratta di esemplari statici, ma che continuano a funzionare dopo chissà quante migliaia di chilometri. Se a questo aggiungiamo l'annosa carenza di pezzi di ricambio, l'incapacità dei cubani di far fronte a questa mancanza con capacità e creatività, e una scarsa padronanza della meccanica, otteniamo degli esemplari che spesso funzionano in mezzo a rumori lancinanti, che farebbero rabbrividire un meccanico di casa nostra.
Bisogna però notare anche che, dato che la maggior parte delle macchine - nonostante questa grande varietà - sono americane e quindi presentano una qualità media quanto mai scadente, il risultato finale è che una consistente percentuale di queste auto sono ferme per strada, spesso sui cavalletti. Talvolta con il baule aperto, in cui si intravede un'officina portatile. Sono automobili variegate, in cui i differenti e successivi strati di pittura non si lasciano ridurre al silenzio e discutono anzi energicamente così da creare una superficie nodosa e multicolore; rappezzate in maniere fantasiose - questo sì - e tuttavia senza tralasciare ampie tracce di ruggine ed occasionali buchi da corrosione. Rilasciano esalazioni cadaveriche destinate ad ammorbare i nostri polmoni, tali da trasformare la strada in un'architrave di inquinamento.
Chiedere poi a queste carriole di avere degli equipaggiamenti a norma sarebbe eccessivo, quindi spesso sono prive di serrature (forse sono state rubate al volo); quando piove non bisogna aspettarsi che i tergicristalli funzionino, il che rende la guida più densa di suspence. Montano talvolta gomme "slick", la regolazione della carburazione è approssimativa, sovente non tutte le luci sono presenti. Ma a fronte di tante manchevolezze tecniche, la buona volontà ed il desiderio di avere una vera macchina sotto le chiappe, danno ali all'inventiva; allora arrivano mascherine non originali ma ben condite, vetri oscurati, impianti stereo sparati, bicchierini di plastica al posto delle luci di posizione, specchietti cinematografici. Della serie: o così o a piedi.

Le persone che cercano di accalappiare il visitatore per la strada sono poco assillanti e piuttosto prevedibili. Cercano di attirare l'attenzione con proposte che ci possono apparire stravaganti o intempestive: innanzi tutto passaggi in taxi e donne, ma anche stanze in affitto e ristoranti privati, i celebri paladares. Non sono però troppo insistenti, niente di paragonabile a ciò che avviene a Istanbul o a Marrakesh; paiono anzi gentili e premurosi. Inoltre si stancano presto, per cui è sufficiente far finta di non sentire, o annuire con aria ebete, e lasciare che la domanda classica "Da dove vieni ? uèriufròm" cada nel vuoto.
Alcuni usano una tecnica più raffinata e chiedono l'ora; poi - una volta appurata la nazionalità di provenienza e quindi la lingua da usare – partono con le immancabili offerte. Per loro è questione di sopravvivenza.
C'è un motivo per il quale il livello di fastidio viene tenuto basso: la polizia considera il turista intoccabile, mentre il locale è un pirla da vessare, a cui estorcere i soldi che questo ha ricavato dai turisti. La polizia ci tiene inoltre a diffondere la nozione di una nazione in cui la criminalità non può esistere. Alla fine il visitatore prova quasi una sensazione di impunità e di onnipotenza: qualsiasi cosa faccia, gli è sufficiente un richiamo per far accorrere la polizia e far arrestare il locale. Che poi non abbia fatto nulla di male è un dettaglio.

La lingua, per noi italiani, non risulta particolarmente complicata. Se si ricordano che stanno parlando con uno straniero, il livello di comunicazione è buono e non ci sono problemi nel capirsi e nel farsi capire. Però quando dimenticano che non sei cubano cambiano registro: cominciano con l'elidere le esse, le vi, le bi, le ti e quant'altro, fino a ridurre il linguaggio ad una sequela incomprensibile di vocali, più simile all'eschimese che ad una lingua romanza. Non basta: partono ad una velocità impressionante, per cui quando ti accorgi che hanno iniziato la frase, hanno già chiuso la bocca.

Ci sono diverse altre cose che si fanno notare all'Avana. Una notevole e diffusa puzza, molto vicina a quella dei pozzi neri. La quasi totale assenza di gatti è bilanciata da una stupefacente abbondanza di cani la cui presenza diventa meno anonima e trascurabile nelle manifestazioni eiettive, ubique ed abbondanti sui marciapiedi della città. Il centro della città vecchia è molto piccolo; questo significa da una parte che si può girarla in pochi minuti a piedi, dall'altra che la probabilità di incontrare o re-incontrare qualcuno che si conosce è elevata.

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